Canottieri Tevere Remo scuola di vita

Nell’immaginario collettivo il canottaggio è raffigurato da due immagini, in una c’è la Regata Oxford che si disputa sul Tamigi, dove l’equipaggio dell’Università di Oxford e dell’Università di Cambridge si contendono da 165 anni il trofeo, l’altra scena vede i fratelli Giuseppe, Carmine Abbagnale vincere e stravincere accompagnati, ad ogni colpo di remo, dalla voce fuori dalle corde vocali di Giampiero Galeazzi.

Il trionfo dei trionfi che per tredici stagioni, dal 1981 al 1993 Carmine e Giuseppe, insieme al timoniere Giuseppe Di Capua hanno costituito la squadra più forte che il canottaggio ricordi vincendo due titoli olimpici e sette mondiali.

Per provare a vedere il canottaggio come uno sport per tutti siamo stati ospiti del Reale Circolo Canottieri Tevere Remo di Roma.

Il più antico della Capitale – nacque formalmente il 1° gennaio 1872. Le sue radici tuttavia affondano in tempi più lontani. Ha una lunga storia nel campo del canottaggio e della vela agonistici e molti sono i titoli, le medaglie e i trofei conquistati sin dal lontano 1875; inoltre vanta il prestigio guadagnato nello sport: la Stella d’Oro e il Collare d’Oro al merito sportivo, massime onorificenze del CONI, di cui è stato insignito.

Insomma non potevamo avere scuola migliore per imparare come si fa ad amare questa antica e nobile disciplina sportiva.

In un pomeriggio bellissimo di metà febbraio ci hanno accolto l’istruttrice Daniela Sanna e i suoi ragazzi durante la loro seduta di allenamento.

Daniela insegna ai ragazzi come si vive il rapporto con la fatica, l’impegno e la dedizione verso uno sport che vede l’acqua come sostengo, limite e traguardo.

Il canottaggio è un sport di squadra bellissimo che si può iniziare a praticare a 8 anni. La fascia migliore è dai 12 ai 14. In questo periodo di crescita l’approccio dell’istruttore è rivolto alla cura di vari aspetti, in quanto i ragazzi sono nella fase dello sviluppo più importante ed è qui che si affinano determinate combinazioni.

Ultimamente i ragazzi sono molto più indietro nello sviluppo delle capacità coordinative rispetto a quelli di una volta, – ci racconta Daniela – principalmente perché fanno una vita più sedentaria. Muovendosi meno hanno carenze dal punto di vista coordinativo e se non hanno un gesto atletico pulito non possono esprimere forza e quindi vanno più piano.

Questo non vale solo per i movimenti sulla barca, ma per qualsiasi tipo di allenamento viene proposto loro. La preparazione atletica a terra è una aspetto che nel canottaggio è molto curata.

Esercizi di pre-atletismo, la corsa, i circuiti training veloci e lunghi, gli istruttori li seguono in ogni lavoro curando tutti i settori scheletrici e muscolari.

Il canottaggio è uno sport completo dove il cuore è tenuto sempre in allenamento con esercizi di velocità così da migliorare la resistenza e per predisporli alle lunghe distanze che intraprenderanno dopo i 14 anni, visto che la specialità olimpica è di duemila metri.

Daniela controlla con attenzione i ragazzi, in particolare dagli 8 ai 14 anni, con allenamenti su distanze più corte delle gare, grazie a lavori di interval training o piramidali.

Tra i ragazzi del Tevere Remo c’è affiatamento, voglia di partecipare e di essere un unico gesto che porta i remi dentro e fuori dall’acqua con il massimo della spinta. Con il canottaggio vivi il fiume e la città da un punto di vista inedito, a diretto contatto con la natura e andando avanti guardando indietro in una simbolica visione della vita per cui il futuro è figlio di ciò che hai fatto nella tuo passaggio tra passato e presente.

Non da meno c’è la manualità a cui sono esposti i ragazzi, nel sapere vivere l’acqua, armare le barche e sentire il remo nel palmo della mano fino a creare i calli della forza, segni inconfondibili della scuola dello sport.

Durante questa lezione sulle rive del nostro Tevere ho capito ancora una volta che l’azione formativa dello sport non ha confini, non ha un elemento principe che educhi più di altri.

Il binomio necessario al suo compimento istruttivo è formato da un buon allenatore e da un carattere aperto dei giovani. Starà al primo capire se l’humus pre adolescenziale farà da concime all’atleta di domani e ai nostri figli che vedranno la fatica di oggi come la spinta per raggiungere i traguardi che li attendono in tutti i campi della vita.

Ragazzi non abbiate paura di sentire cosa produce lo sport, fidatevi delle vostre forze, degli allenatori e spingete con le gambe per migliorarvi con chi vi rema avanti, indietro e mai contro.

Marco Raffaelli