venerdì, Aprile 17, 2026
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Il CONTA MARATONE

Domenica ho portato a termine la mia 37esima maratona.

Chiaro che non le ho corse tutte e 37 di fila, una al giorno — quella sì che sarebbe la vera notizia. No no: è che a me piace annunciare quante ne ho fatte non appena taglio il traguardo dell’ultima. Così, senza senso, per il solo piacere di dire il numero.

Non so perché lo faccio. So però che dirlo mi fa sentire più maratoneta di chi ne ha corse tre. Anche se, quando ne avevo corse tre io, mi sentivo già più maratoneta di chi ne aveva corsa una sola.

Ma se ci penso bene, non cambia un cazzo. E quindi mi ritrovo in un corto circuito infinito, identico a quello in cui si trovano tutti quelli che ne avranno sempre una più di me.

Eppure eccomi qui: mi sento più maratoneta a prescindere da come ho corso oggi. L’importante è poter dire che questa era la trentasettesima.

Fare un uso smodato dei numeri ordinali per annunciare a quante ne sei arrivato è una forma di autocelebrazione che nasce e finisce dove arriva il tuo ego. È un giustificativo universale: funziona se hai fatto schifo, se hai fatto un tempone, se sei arrivato al traguardo a calci.

Dichiarare il proprio contatore di maratone è, di fatto, un avvertimento: “Ehi, state attenti — vi fracasserò le scatole per i prossimi 200 traguardi.”

Poi si aprono i resoconti domenicali con l’annuncio solenne dell’ennesima maratona completata. Che tu abbia corso bene, che te la sia goduta, che tu abbia faticato, che tu abbia incontrato persone come te, che la medaglia all’arrivo sia stato il giusto premio — tutto questo passa in secondo piano.

L’importante è piantare la tua palizzata nel territorio podistico personale, fatta di traguardi di cui a chi legge, onestamente, non frega una beata cippa.

Perché tutto ciò che hai fatto prima del traguardo appena raggiunto è preistoria. Interessa quanto interessano le tue storie di corsa in famiglia: il momento in cui inizi a parlare, tutti si girano e fanno altro, fuggendo dal tuo monologo noioso, pedante e autoreferenziale.

Ricorda infine che il conta-maratone non aggiunge nulla alla tua narrazione atletica. O meglio: dice qualcosa su quello che ti piace fare, ma ti mette su un piedistallo di burro.

Quello che hai appena concluso è l’unico vero evento che meriterebbe di essere annunciato, narrato — o vissuto nel silenzio di una gioia personale quanto urlante di piacere.

Goditelo, e vedrai che godremo con te.