Amori paralleli

Il fondo della prima corsia è diventato marmo. Spingo l’ultima ripetuta sui 400 in apnea e l’acido lattico mi sta già divorando.

Corro attaccato al gruppo, sono ragazzi forti, giovani e sento i loro polmoni sbuffare come motrici in salita.

Fa caldo, mi sento sfinito ma appagato. Sono un atleta di punta della squadra numero uno in città. Giovane promessa anni fa, maratoneta di buon livello oggi.

Nella mia carriera sportiva ho vissuto traguardi da dimenticare e tempi finali da incorniciare.

In alcune fasi della vita capisci subito quando tutto è perfetto e non conta cosa segna il crono, ma solo chi era accanto a te sotto quella finish line.

La forza della ragione ha lasciato spazio alla vitalità della passione. I nostri muscoli, veloci e reattivi, ci hanno protetti da tutto, voci indiscrete comprese.

La mia storia con Luca oggi è in bilico tra realtà e vuoto, bisogno di completezza e continua ricerca di un appoggio. Il nostro è un amore come non lo abbiamo mai vissuto.

Visti da fuori abbiamo vite di coppia, ordinarie, semplici, con le ricorrenze, le vacanze, le feste e i traguardi, e accanto a noi il tracciato che ci sostiene e alimenta come un ristoro al 35° km di una maratona.

Correre vicino a un pensiero come il tuo ti fa bollire il sangue, ti manda l’apparato endocrino fuori controllo. Vivi di fatto uno stato di alterazione naturale pari al doping chimico.

Una condizione di trasformazione fisica e mentale che mai nessun laboratorio potrà concepire.

Siamo stati due atleti che insieme hanno abbattuto i loro record come castelli di carte. Meno di quanto avremmo mai compiuto da soli, meno di quanto i nostri amici al campo avrebbero scommesso.

Pochi mesi fa sono stato sincero. Ho detto a Luca che volevo essere parte di una nuova vita, a tratti effimera e leggera. Volevo un amore con una persona come me, che avrebbe accettato il binario parallelo, coscienti di viverci per non farsi vivere addosso la vita che vedevano tutti.

Il nostro amore è nato semplice, ci siamo sempre detti: “restiamo attaccati e non ci perderemo mai più nella vita.”

Luca e Marco, due nomi su un report di allenamenti, due ragazzi belli come una ripetuta in pista di Mo Farah.

Eravamo un incastro perfetto, ma di fatto in un vicolo cieco, a tratti isolati. Ci sentivamo invincibili, giustificavamo ogni momento fuori casa con la scusa della gara da fare, gli amici da aiutare, la passione da alimentare.

Luca aveva paura, era la sua prima volta con un uomo, non lo aveva detto mai a nessuno. Si è fidato della nostra strada e della passione.

E cosi gli allenamenti raddoppiavano, le uscite con il gruppo triplicano, i tempi sulla finish line si dimezzano e le foto nelle bacheche con noi due sempre insieme proliferavano.

Mai nessuno ha detto nulla. I sorrisi erano lo specchio di un’amicizia pura.

Le nostre fidanzate non potevano comprendere. Ci sentivamo preservati da una sovrastruttura fragile ma necessaria per viverci.

***

Marco e Luca, ancora una gara, ancora uno sguardo silenzioso in mezzo al mondo.

Il sole tiepido ci scalda dal freddo che abbiamo dentro. L’attesa dello start per la mezza maratona voluta in un’intera stagione.

L’abbiamo preparata insieme, divisa, pesata e già scritta sul nostro cronometro.

Ti sto correndo accanto ma non ti sento. 21.000 passi e due cuori alla deriva. Ora non ci sei più, non più come volevo io.

Siamo sull’ultimo rettilineo, 18km, abbassi gli occhi e non mi guardi come facevamo ogni volta che avevamo in pugno il nostro tempo.

In testa ho solo le tue domande: quanto durerà? Dove sarà il limite? Per quanto tempo ancora ci saranno i nostri record?

Sotto l’arco di arrivo il tempo finale segna un tempo perfetto, ma la medaglia al collo è inutile e pesante.

Le tue scelte hanno segnato il passo, hai difeso la tua vita alla luce del sole, non hai avuto coraggio, hai tirato il freno di quel cuore in prima corsia.

Fine della corsa.