Ricominciamo!

Il 4 maggio inizia la fase 2 di questo percorso di convivenza con il Covid_19.

Tra le varie modifiche rispetto alla fase 1 c’è quella che riguarda l’attività motoria e sportiva delle discipline individuali (per gli sport di squadra la previsione è il 18 maggio).

La principale differenza è che si potranno svolgere non più unicamente nei pressi dell’abitazione, ma dove si vuole, rispettando il distanziamento sociale, che in questo caso si allunga a 2 mt.

Tutti felici? Non è detto… molti saranno indecisi, vivranno un forte ambivalenza: che bello posso riprendere a correre liberamente VS ho paura…sarà pericoloso? Rischio di contagiarmi o contagiare?

E poi ci saranno quelli che, pur consapevoli che non aver corso per quasi due mesi avrà modificato in peggio le proprie prestazioni, avranno la speranza di poter comunque ritrovarsi e riconoscersi nelle loro precedenti performance.

Il lato razionale dirà loro che saranno certamente più lenti, faranno più fatica, non saranno in grado di reggere i ritmi di prima, il fiato sarà corto e le gambe dure … MA!

Poi ci sperano sotto sotto che invece le cose andranno meglio del previsto, che alla fine invece non saranno così lenti e non faranno poi tanta fatica…

E allora è assolutamente necessario far lavorare la testa.

L’atteggiamento mentale per la ripresa è un elemento fondamentale. Altrimenti la discrepanza tra aspettativa e realtà sarà troppo grande generando pensieri (non sono più capace, non tornerò mai quella di prima, è tutto perduto), emozioni (delusione, frustrazione, scoraggiamento) e sensazioni corporee (fatica eccessiva, dolori) spiacevoli.

Anche in questo caso la psicologia dello sport in caso di infortunio ci viene in soccorso.

Abbiamo già visto come questi mesi di quarantena possono essere assimilati al periodo post infortunio di un atleta, e ora siamo arrivati nella delicata fase preliminare alla ripresa dove andrà fatto un intervento sulle aspettative, sulla paura di (farsi male, esporsi al contagio) e sulla pianificazione degli obiettivi.

Bisognerà costruire aspettative realistiche che si basino su un’analisi della realtà puntuale, tenendo conto dell’aspetto emotivo che cercherà di ‘scappare’ al controllo cognitivo costruendo proiezioni fantastiche e irrealistiche che hanno come conseguenza delusione e frustrazione.

Più saremo capaci di costruire aspettative realistiche, orientate a portarci a casa sensazioni piacevoli, più la nostra performance sarà soddisfacente.

Probabilmente ognuno di noi è già stato un periodo lontano dalla corsa per un infortunio o qualche altro motivo, allora possiamo andare a recuperare quell’esperienza e vedere come abbiamo costruito il nostro rientro, ricordandoci cosa non ha funzionato e cosa invece sì per riprodurre una buona esperienza pulita dagli errori commessi ….sbagliando si impara, no?

Poi c’è la paura, un’emozione primaria che non va fuggita o scansata, ma bisogna imparare a provare nel modo giusto.

La paura è un’emozione ‘sentinella’, ci avverte di un potenziale pericolo che può essere esterno o interno.

Quindi dobbiamo ascoltarci e se sentiamo paura andremo capire cosa la genera, se ha senso, se è una paura razionale o irrazionale ed in ogni caso metteremo in campo strategie per gestirla.

Il 4 maggio mattina voglio uscire a correre ma ho paura? Posso aspettare qualche giorno, non è che se non vado oggi perdo l’occasione di farlo domani o dopodomani;

Ho paura ma non tantissima! Allora posso provare a scendere in strada e vedere come mi sento, posso sempre tornare indietro dopo 5 metri!

Ho paura ma non ce n’è ragione…mi vergogno, esco lo stesso e mi forzo!

Magari invece posso aspettare, essere indulgente e comprensivo con la mia paura, accoglierla e con le buone maniere accompagnarla fuori da me, ringraziandola di avermi segnalato che poteva esserci qualche pericolo, ma dopo un’attenta analisi posso fare a meno di lei.

L’integrazione cognitiva è la chiave per non essere sopraffatti dalle emozioni, ma usarle e metterle al proprio servizio.

Ed infine gli obiettivi. Dovranno essere interni…anche perché esterni non possiamo averne!

Molte gare sono annullate e quelle confermate in autunno potrebbero comunque non svolgersi…quindi mi alleno per cosa?

La motivazione per uscire a correre sarà necessariamente intrinseca e molto meno estrinseca. Costruiremo obiettivi che non siano di risultato, ma di prestazione.

E dovranno essere obiettivi divertenti!

Sono due mesi che non esco a correre o lo faccio solo nei 300 mt sotto casa….di certo non organizzerò per la mia prima corsa libera un allenamento che notoriamente detesto!

Perché tutti ce lo abbiamo l’allenamento che non vorremmo mai fare, quello che quando lo vediamo in tabella non ci viene voglia nemmeno di allacciarci le scarpe….nella mia tabella sono le ripetute!

Le faccio eh, ma neanche tutti gli strumenti appresi nel mio training di psicologia dello sport, nessun allenamento mentale me le ha rese gradite!

Quindi usciamo e facciamo quello che ci piace di più.

Avrò l’obiettivo di riscoprire le sensazioni della corsa, forse non guarderò nemmeno il mio gps, non avrò deciso prima di iniziare quanti km correrò o quanto tempo starò fuori….oggi corro e basta.

Dovranno cambiare, almeno all’inizio, i parametri di riferimento: non più distanza o media al chilometro, ma ad esempio percezione dello sforzo, l’RPE (Rate of Perceived Exertion) di cui ci parla Borg sin dagli anni ‘50.

Uno strumento utilizzato in psicologia dello sport è il diario del rientro.

Si chiede all’atleta di tenere un diario così organizzato: data e orario di uscita; luogo dove si è corso; obiettivo prefissato (esiste anche l’opzione ‘nessuno’); cosa ho pensato/provato/sentito prima, durante e dopo; cosa è andato bene e cosa storto; se è andato secondo le aspettative o no; qual’è la percezione dello sforzo in una scala da 6 a 20 (se ci atteniamo alla Scala di Borg) o più semplicemente da 0 a 10.

Quindi ricominciamo! Preparandoci bene, ascoltando le emozioni, usando la testa, con atteggiamento curioso e volendosi divertire prima di tutto.

Proverai sensazioni belle e brutte ma sarai finalmente fuori, in sicurezza, e correrai libero praticando lo sport che ami di più.

Cecilia Somigli

cecilia.somigli @ gmail.com
https://roma.psicologidellosport.it/

Cecilia Somigli
Psicologa e una podista sorridente. Ho scoperto la corsa “da grande” dopo anni di pigrizia e da quel giorno non mi sono più fermata. Corro per sentirmi libera. Amo viaggiare e camminare e muovermi alla scoperta del mondo. Unire professione e passione mi ha reso una persona migliore e una professionista più competente.