Lezione n. 32: Il Giro dei Ponti

… per qualche attimo dimentichiamo i problemi della città di Roma, l’immondizia, il degrado urbano in cui versa, non solo nelle periferie ma anche nella parte più centrale e nevralgica, anche nelle zone dove i nostri piedi sono abituati a correre da sempre… pur essendo testimoni quotidiani dello scempio che questa infinita città subisce da tempo immemore, per qualche attimo, dimentichiamo…

Una delle gioie più grandi che un podista può provare è correre nei luoghi che hanno fatto da scenario fisso ad allenamenti e gare; luoghi amati nel tempo fino alla commozione ogni volta che si affacciano nei pensieri, nei ricordi, o alla vista mentre li si percorre sulle due o sulle quattro ruote.

Più di ogni altro, il luogo in serbo nel mio cuore è il Giro dei Ponti, a Roma, protagonista di tutti i lunghi che si fanno in preparazione della maratona della Capitale, e di ogni altra maratona che si possa meditare di correre.

E’ un giro di circa 5 km e 500 metri che si snoda da Ponte Milvio fino al Testone (la DEA) del Lungotevere o perlomeno così lo chiamo io; ma è quasi superfluo dirlo perché il Giro è arcinoto a Roma e oltre

Mentre ci scorrazzo su con la mia Picasso, mi vedo correre proprio li all’altezza del Ponte della Musica, oppure sotto, vicino alle sponde del Tevere, nella parte che è stata aperta da poco e che conduce a Ponte Milvio, oppure ancora nella zona che costeggia Prati, sul lungotevere della Vittoria lievemente in falsopiano, andando verso Ponte Risorgimento.

Ponte Milvio

Mi vedo correre con la mia amica Valeria: insieme, partiamo solitamente dal Paolo Rosi, allungando un po’ il Giro, giocando ad acchiapparella con la nostra città che, divertita, ci guarda tornare bambine, nel modificare il tracciato previsto con assoluta arbitrarietà.

A volte, ci sbizzarriamo parecchio, e al di fuori di ogni regola, ci perdiamo per le strade del villaggio olimpico, per poi acchiappareil giro tagliando il Tevere su Ponte Milvio, proseguire sull’anello e tornare allo Stadio delle Aquile.

A volte, invece, entriamo nel cortile dell’Auditorium e usiamo i gradini come una palestra all’aperto, salendo e scendendo forsennatamente, fino a che il Giro non ci chiama per riportarci al fiume, e a un percorso facile dove il potenziamento appena svolto, può trasformarsi in velocità (se così si può chiamare almeno per me …).

Altre volte ancora, la divagazione si fa più audace e così eccoci li a correre su Via del Babbuino e alla fine aggredire la gradinata più famosa al mondo, esultando, una volta in cima, come farebbe lo storico Rocky Balboa.

Dopo una pausa alla fontanella posta sulla strada che porta al Pincio, dopo qualche passo, calpestiamo il rumoroso brecciolino e andiamo a godere del panorama che si apre su Piazza del Popolo per poi tornare, ancora e di nuovo, al Tevere, al percorso che rappresenta la culla del podismo romano, il luogo di nascita dei sogni di gloria del popolo della Capitale, dintorni della stessa, e non solo.

Piazza del Popolo

E mentre corriamo tra i passi che battono sull’asfalto, tra le parole e le risate che non mancano mai nelle nostre uscite, lo sentiamo, il respiro di Roma, presente e forte, percepibile non solo con i sensi, ma con l’animo che contraddistingue tutti i sognatori, consapevoli che l’eternità a cui aspiriamo è li, nella nostra capacità di condividere le speranze che nascono dai nostri sogni, con gli amici più cari, nei luoghi che li hanno suscitati e che sanno dare loro, il contesto migliore.

In questa sera che si chiude malinconica e piena di dubbi, mentre penso agli ultimi km che mi attenderanno nella maratona di un’altra metropoli, ti saluto eterna città, vecchia signora, stanca ma vigile, con quel fare un po’ sornione di chi si compiace del proprio antico sapere … perché in fondo tu lo sai che è il tuo pulsante cuore, unito al nostro, a donarci l’immortalità, in una visione futuristica di noi stessi, dove tutti abbiamo imparato a rispettarti e ad amarti, cambiando il nostro modo di essere…

Quindi, infine, come direbbe il nostro Antonello, grazie Roma, che ci togli il respiro, grazie Roma che ci parli d’amore, che ci fai piangere abbracciati, che ci fai correre appassionati finché ce n’è, e che, alla fine, ci fai vivere, vivere e sentire ancora, una persona nuova…

Con la speranza di vederla sorridere romantica, ridere chiassosa e splendere come merita … ciao Roma

Chiara Agata Scardaci

 

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