L’altra metà della mela

Da quando è scoppiata la pandemia gli psicologi dello sport hanno tanto parlato e si sono tanto occupati, giustamente, di come gli atleti hanno vissuto e gestito il periodo di fermo e la successiva ripartenza. Ma in pochi si sono chiesti come ha vissuto il blocco all’attività sportiva l’altra metà della mela: gli allenatori.

Gli psicologi dello sport lavorano principalmente con gli atleti, almeno così si pensa, ma invece molto lavoro viene svolto con tutte quelle figure professionali che orbitano intorno all’atleta: l’allenatore, il preparatore atletico, il manager, il dirigente della società, la Federazione.

Nella mia esperienza con il rugby giovanile, presso il Centro di Formazione Permanente di Roma della Federazione Italiana Rugby iniziata 5 anni fa, ho conosciuto una realtà in cui gli atleti e lo staff vivono (letteralmente) la loro settimana spalla a spalla.

La settimana tipo è così declinata: dopo aver giocato la partita con il club, la domenica sera i ragazzi tornano al CDFP. Il lunedì, dopo la scuola, si ritrovano alle 13:30/14 per pranzare; lo fanno tutti, sia residenti che non. Nel pomeriggio, dalle 14 alle 17, ci sono due tutor di materie umanistiche e scientifiche che aiutano i ragazzi nello studio, in questo modo hanno anche un’agevolazione per alcune materie e sono seguiti meglio.

Dalle 17 alle 20 sono impegnati prima in palestra e poi in campo. Il tempo personale è estremamente ridotto, perché la mattina dopo si ricomincia. Questo tipo di vita si fa dal lunedì al giovedì.

Al venerdì i giocatori ritornano nei club e giocare nel weekend. Poi si ricomincia. Nella struttura vivono i ragazzi e un membro dello staff, di solito il manager.

Come si può immaginare con l’inizio del lockdown il progetto si è interrotto, i ragazzi e gli staff sono tornati a casa.

Ho chiesto all’head coach del CDFP di Roma, Cesare Marrucci, come ha vissuto lui questo periodok:

Personalmente ho faticato ad adattarmi alla nuova routine in casa con moglie e figli piccoli perché ero abituato ad uscire la mattina e tornare la sera, mi è mancato stare sul campo. Come allenatore invece ho provato quasi sollievo perché ero stanco e mi aspettava un periodo pienissimo di eventi nazionali ed internazionali. Ho avuto più tempo per studiare, seguire conferenze, rivedere le partite, fare un programma individuale per ogni ragazzo. Ero sereno e motivato. Poi però la FIR ha ufficializzato lo stop del campionato e di tutte le attività internazionali ed ho avuto un allontanamento brusco: non ho più voluto parlare di rugby, volevo disintossicarmi! Non potendo tornare in campo mi pesava tutto: le riunioni di staff del CDFP, dei club e con la Federazione. Così è passato circa un mese. Poi però ho riavuto un innalzamento di motivazione ed ora sono molto orientato per la stagione prossima, sento di aver ricaricato le energie, parlo volentieri di rugby e pianifico la stagione nonostante l’indecisione del futuro”.

Riguardo al rapporto con gli atleti del CDFP:

Ai i ragazzi siamo sempre stati dietro, non li abbiamo mai lasciati soli. L’approccio dei CDFP per la formazione del giocatore di rugby di alto livello è che la relazione è la cosa più importante quindi ci siamo sentiti quasi quotidianamente, li ho fatti lavorare mandando i programmi del preparatore atletico, abbiamo organizzato delle sfide, con il manager abbiamo fatto delle videochiamate di gruppo, oltre a quelle più informali che facevo io. A tanti atleti secondo anno è pesato di non aver vissuto periodo più bello del percorso federale. Infatti nei mesi di marzo, aprile e maggio gli allenamenti si possono svolgere con il bel tempo, inizia l’attività internazionale, il carico di allenamento diminuisce e di solito si organizza qualcosa di più goliardico come la festa di fine anno. Questo è mancato tanto”.

La FIR si è subito attivata per tutti, approntando il programma #allenaticonfir in cui ogni settimana, il preparatore atletico dell’Accademia Nazionale “Ivan Francescato” Massimo Zaghini offriva tre sedute di allenamento complete per mantenersi in forma. Inoltre, grazie ai propri psicologi dello sport del team Psicologi dello Sport – CISSPAT Lab, la Federazione Italiana Rugby ha messo a disposizione uno speciale sportello gratuito per tutti coloro che desideravano condividere questo particolare momento con professionisti specializzati.

Nella scheda di prenotazione è richiesto di specificare la professione: atleta, staff, allenatore, arbitro.

Chiaro quindi l’intento di mantenere la visione globale della psicologia dello sport, non limitandola solo alla ‘cura’ diretta dell’atleta.

La FIR ha pensato ai suoi staff tecnici, una delle poche federazioni ad essersi attivata in tal senso, ma tutti quegli allenatori che non sono a stretto contatto con le Federazioni? Chi non ha grandi club e società alle spalle? Loro hanno dovuto sostenere il carico personale dell’interruzione del loro lavoro (spesso accompagnata da una grave precarietà economica) con il compito accessorio non da poco di sostenere e incoraggiare i propri atleti.

Un allenatore di atletica leggera mi ha confidato di essersi sentito come il personaggio di Athina Cenci, la psicologa, in Compagni di scuola di Verdone, che alla fine del film, dopo aver accolto le confidenze e gli affanni di quasi tutti i suoi ex compagni, sbotta  “Ma dei problemi di Maria Rita Amoruso a chi gliene frega? A chi gliene frega? A nessuno gliene frega!”.

Le categorie professionali del mondo sportivo colpite dalla pandemia sono molte: gli atleti sicuramente, ma anche gli allenatori, i titolari dei negozi specializzati, gli organizzatori degli eventi sportivi.

L’attenzione, per una buona ripartenza, deve essere obbligatoriamente su tutti.

Rivolgere uno sguardo attento gli uni agli altri, uscendo dall’egoismo del pensiero “sono stato colpito, aiutate me” è necessario e credo sia l’unico atteggiamento utile e costruttivo per far ripartire l’attività sportiva ad ogni livello.

 

Cecilia Somigli

cecilia.somigli @ gmail.com
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