Nulla divide di più i corridori della scelta dell’orario in cui andare a correre: sera o mattina.
Si corre anche in altri momenti, per carità, ma soprattutto in questo periodo dell’anno il grosso dei runner si divide in queste due fazioni. Due mondi opposti, ognuno convinto che il proprio sia l’orario migliore.
Sono come due binari paralleli che difficilmente si incontrano, se non in qualche corsetta invernale del weekend, quando i mattinieri accettano di correre un po’ più tardi del solito e i serali di svegliarsi un po’ prima. Giusto il tempo di ritrovarsi tutti insieme.
La scelta di correre al mattino può essere volontaria, ma spesso è dettata dall’organizzazione della vita. Per motivi familiari o lavorativi, i mattinieri hanno nella prima parte della giornata l’unico momento libero per correre.
Obbligata o volontaria che sia, però, questa scelta li rende fieri. Sono consapevoli che all’alba le persone sveglie sono poche e quelle che fanno sport ancora meno. Per loro la corsa viene prima di tutto, proprio in senso cronologico.
E forse anche per questo sono un pochino vanitosi.
Non è un caso che quasi ogni mattina ci sia una foto: il caffè appena svegli, rigorosamente con l’orario ben visibile, oppure l’immancabile alba, da soli o in compagnia. In inverno, poi, arriva anche la foto al buio, perché correre quando gli altri dormono è un dettaglio che va assolutamente documentato.
I serali, invece, sembrano più umili.
Sanno di correre in un orario più comodo, quando anche palestre e piscine sono piene, tutti sono svegli e molti stanno facendo sport. A loro, però, non interessa distinguersi.
Fanno poche foto. Per loro la corsa serale non è qualcosa di cui vantarsi, ma l’appendice della giornata: la sua conclusione e, soprattutto, la sua ricompensa.
Se corrono in compagnia, la prima domanda al compagno è quasi sempre: «Come va?»
Perché, a differenza dei mattinieri, il loro umore è ancora condizionato da come è andata la giornata. E allora i serali hanno parecchio da raccontare.
Il riscaldamento diventa lo sfogatoio delle ore precedenti: si raccontano il lavoro, le vicende quotidiane, quello che è successo e magari ci scappa anche qualche risata. Perché ormai è tutto passato e, almeno per un’ora, si può pensare ad altro.
Come dicevamo, sono due fazioni opposte. Quasi Guelfi e Ghibellini.
E la rivalità si accentua proprio nei mesi più caldi.
I mattinieri, in estate, sono ancora più fieri della propria scelta. Anzi, spesso decidono di spostare ancora più indietro la sveglia per evitare il caldo e conquistare qualche grado in meno.
I serali veri, invece, non scendono a compromessi.
Preferiscono correre nel caldo piuttosto che cambiare abitudini. Per loro la sveglia all’alba e l’idea di iniziare a correre quando il mondo ancora dorme sono una forma di violenza.
E allora meglio soffrire, sì, ma al proprio orario.
La disputa continuerà per tutto l’anno, fino a quando mattinieri e serali si incontreranno inevitabilmente a una gara o in qualche corsetta tutti insieme.
E lì, almeno per un po’, non ci saranno più fazioni.
Perché alla fine, al di là dell’ora in cui si corre, è la corsa che li unisce.
– Raffaele Capasso –






