Un posto a me caro per tante ragioni. Per una tradizione di famiglia che ha visto crescere qui, durante le vacanze estive, i nostri ragazzi. Per il piacere di poter lasciare per qualche settimana la fatica e il rumore di una città come Roma e ritrovare, tra luglio e agosto, un’altra misura del tempo.
In tanti anni di corse e allenamenti, tra sentieri, boschi e fondovalle, qui è cambiato poco.
La montagna ha tempi diversi dai nostri. Al di là dei cambiamenti provocati dalla natura o di quelli, piccoli e grandi, che inevitabilmente arrivano, certi luoghi sembrano conservare la stessa forma, gli stessi alberi, le stesse strade.
Siamo noi, invece, a non essere mai gli stessi.
Ieri mattina, mentre correvo, pensavo proprio a questo. A quante volte siamo cambiati durante le corse di questi anni.
La corsa è anche questo: un modo semplice per mettere ordine nei pensieri, mentre il corpo continua ad andare.
Ci sono stati anni in cui le preoccupazioni per i figli hanno preso spazio alla serenità. Altri in cui le questioni di coppia ci hanno reso fragili e, nello stesso tempo, più resistenti. Ci sono state cose che allora sembravano enormi e che oggi hanno trovato una dimensione diversa.
Tornare nei luoghi delle vacanze serve anche a questo.
A capire cosa è cambiato intorno a noi, ma soprattutto chi siamo diventati noi.
Qui hanno un sapore diverso.
E forse anche un colore nuovo.
Sono queste le cose che ci portiamo dietro quando torniamo a casa.
Non la montagna che lasciamo, ma quella che, ancora una volta, abbiamo ritrovato dentro di noi.





