mercoledì, Aprile 29, 2026
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Un Ironman non è nulla di impossibile.

Sei mesi di allenamenti, cinque volte a settimana: tanta quantità, poca qualità. C’è chi è fatto così, chi si sazia solo con le scodelle di nonna e non con i piattini da aperitivo, anche se dopo arriva inevitabile il pianto del coccodrillo.

Alla fine resti con tanta fame, tre chili di peso corporeo in meno e un sonno che ti farebbe dormire sette giorni di fila.

La gara ti consuma: divora ogni reazione in maratona. Anche se hai già sulle gambe tanti chilometri, lì dentro tutto diventa un continuo esercizio di adattamento e intuito. Molto del primo, poco del secondo, specie se sei inesperto di Ironman. Essere maratoneta aiuta, ma non basta.

La gara, a tratti, ti toglie lucidità. Ti riporta indietro, al “prima”, e ti mette di fronte a chi sei davvero. Eppure sai che sotto il traguardo i “se” non contano nulla. Di sicuro rifaresti tutto: ricompreresti quel pettorale, saliresti ancora sui pedali, affronteresti altre nuotate lente e infinite, e i lunghi sui ponti della tua città.

Non è una giustificazione: è la certezza che la vita è già piena di fortune. Se puoi praticare sport in libertà, non ci saranno mai uomini di ferro o di tungsteno capaci di convincerti che questa sfida è impossibile.

“In fondo è solo sport, e ci sono altre cose per cui dovresti davvero preoccuparti”.

Il resto è solo una continua voglia di arrivare in fondo: un alternarsi di stati d’animo, sconfitte e piccole vittorie che ti fanno scoprire quanto hai ancora nella stiva.

Non devi preoccuparti di altro: se sei lì, è perché te lo sei già guadagnato. Con una semina lenta, fatta di passione e amore per lo sport.

E non serve altro, davvero, per diventare un Ironman.