martedì, Aprile 28, 2026
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Quel primo passo verso il Passatore

Manca meno di un mese al Passatore: non una gara qualsiasi, ma QUELLA gara che chi ama le lunghe distanze pensa di fare prima o poi.

I famosi 100 km tra Firenze e Faenza — che poi sono 102, a dire la verità — definiti da molti più un viaggio che una gara vera e propria. Personalmente ci pensavo da tanto: un po’ vedendo altri amici che l’avevano fatta, un po’ pensando tra me e me: “chissà se un giorno anch’io…”.

L’avevo messa in conto per lo scorso anno, quando sarebbero state 50 edizioni nell’anno dei miei 50 anni… e visto che 50 + 50 fa 100, e a me queste strane coincidenze numeriche piacciono parecchio, l’avevo presa un po’ come un segno. Poi, un po’ per i dolori alla schiena tornati alla ribalta all’inizio dell’anno, e ancora di più per quella cosa chiamata semplicemente strizza, ho rinunciato, convinto che ormai avessi perso il giro e che anche quella motivazione del 50 + 50 = 100 fosse alle spalle.

Avrei dovuto farla con Giulio: lui sì, ultramaratoneta di quelli fatti bene; lui che non solo l’ha già corsa in passato, ma che lo scorso anno si è portato a casa la Milano–Sanremo da 265 km (dove l’anno prima si era fermato a “soli” 160 km); lui, amico conosciuto in quel meraviglioso mondo de I MaratonAbili, con cui cerchiamo di portare un po’ di gioia a chi è più sfortunato di noi, dimostrando come sport e disabilità non siano poi mondi così distanti.

Qualche mese fa torna alla carica: “Dai, facciamola… dai, andiamo… dai, ti porto io a Faenza…”. E dagli e dagli, come si dice a Roma, le cipolle diventano agli… alla fine mi sono iscritto. E ancora oggi, tra un vaffa e l’altro che gli rivolgo ogni santo giorno, mi chiedo perché mai io gli abbia dato retta.

Manca meno di un mese: un po’ di km sulle gambe li ho messi e, soprattutto, come anche Giulio mi dice sempre, non dobbiamo andare lì per vincerla. E se penso a chi se la fa tutta camminando, mi viene da sperare che forse sì, potrei anche sopravvivere e tagliarlo anch’io quel traguardo di Faenza.

La mia paura più grande non sono i km e le salite, ma il caldo e il sole della partenza alle 15:00: io, che sono abituato a correre alle 4:00 di mattina, se non prima, con il fresco e con il buio.

Vedremo come andrà. Ormai sono in ballo e bisogna ballare.

Ve lo dirò il 24 maggio (se prima non mando definitivamente Giulio a quel paese 😄), perché certe cose non sai se puoi farle finché non ci provi… e trovi il coraggio di fare quel primo, maledettissimo passo.

Roberto Cespi Polisiani