Tutti abbiamo un sogno di vittoria

Questa notte ho fatto un sogno, stavo correndo la maratona di Parigi ed ero accanto a Julien Wanders.

Julien è il primatista europeo di mezza maratona con 59’13”.

La sera prima della gara l’atleta elvetico mi aveva mandato un sms, chiedendomi di accompagnarlo nella seconda parte del tracciato.

Ero fermo al 21 km in zona Rolland Garros, sul ciglio della strada con il mio bel pettorale personalizzato a lettere cubitali.

Ero già scaldato, per esserci arrivato correndo dall’albergo che era su Rue de Saint Honorè (ero evidentemente in un calo glicemico notturno), pronto per filare a 3’20” di media.

Julien era preoccupato, non lo aveva detto al suo coach, tanto meno alla conferenza stampa del sabato, ma temeva di fallire alla sua prima maratona.

Ma ecco che lo scorgo da lontano, è agganciato ad un terzetto di atleti keniani.

Sul suo volto si legge la sua paura, ma appena mi vede cambia espressione, mi sorride e sembra già aver cambiato il passo. Mi chiama, sta bene, è più reattivo. Mi ringrazia per averlo aspettato (parlava naturalmente un italiano perfetto…il sogno era il mio è!).

Parto e mi metto davanti a lui a proteggere la sua azione che è tornata quella del keniano bianco che tutti conosciamo.

Del terzetto di atleti di colore accanto a noi, due mollano sotto l’affondo decisivo che imprimo al ritmo di gara che ormai ci ha portati al 36km al Bois de Boulogne.

Le telecamere sono sulle gambe che girano ad un ritmo impossible, in una sequenza sincrona perfetta.

Il pubblico grida i nostri nomi, ci guardiamo negli occhi e affondiamo l’azione fino alla linea di arrivo in Avenue Foch nei pressi dell’Arco di Trionfo, lascio andare Julien che si va a prendere la medaglia e il record del mondo sulla distanza.

Io sono stanco sudato e con il pigiama tutto stropicciato, l’aria serena e sognante e la sveglia che suona come al solito per la consueta sgambata con gli amici in zona.

Ma vuoi mettere come ci sono andato!

“…eh si! chi è che non ha mai sognato di arrivare primo, o secondo, ad una gara?”

Di battagliare nel gruppetto di testa e allungare insieme a Mo Farah nel finale di gara? O a fare l’andatura impossibile insieme a Kipchoge?

Ci spacchiamo le gambe in allenamenti sovrumani ma i risultati migliori ci portano, nel migliore dei casi, alle soglie del premio di categoria.

Sognare fa bene, produce stimoli positivi che aiutano a sopportare le sofferenze che ci autoinfliggiamo alle cinque di mattina, tutti i santi giorni, perchè così fanno sugli altipiani del Kenia correndo a 3:00’/km.

Fortemente convinti che la proprietà transitiva esista anche nello sport: se lo fanno in Kenia allora deve funzionare anche qua.

Ma non è così e chi organizza gare lo ha capito: il famoso “pacco gara con maglietta” è in realtà un premio anticipato, dato a tutti veloci o lenti che siano, surrogato della vittoria sul filo di lana col keniano di turno.

Insomma continuiamo a sognare che comunque un premio in gara lo prenderemo sempre…o quasi

Marco Raffaelli

“Nella foto l’autore dei fotomontaggio di cui sopra…e non è un keniano 😜”

 

Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso