Capitolo 2: la tua corsa non è nella rete

Per comprendere meglio il nostro mondo, torniamo con un nuovo “articolo cinematografico” che prende spunto da un film che per analogia o similitudine, riflette la vita di tutti i giorni.

The Social Network è la pellicola che racconta come un uomo sia sato in grado di fare ciò che la rete stava chiedendo: mettere in contatto la vita di tutto il mondo condividendone ogni istante.

Il passo successivo, compiuto dalla società di Mark Zuckemberg, è stato acquistare Whatsapp, il servizio di Instant messaging più famoso al mondo.

A noi, non è restato altro che cadere nella sua rete, vivendo tutti i momenti della giornata come se le chat fossero più vere del vero.

Ma facciamo un passo indietro.

Te lo ricordi quel giorno in cui hai deciso che era giunto il momento di entrare nel gruppo di amici che corrono? Quanto stavi bene? Quanta voglia di dire la tua in una comunità eterogena.

Ci hai messo enfasi e partecipazione, in fondo non hai fatto altro che connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita sportiva e non solo.

Perché da quei gazebo multicolore hai assorbito energia, portandone altrettanta. Hai ricevuto sostegno, amore, cure e sapori a fine gara.

Cosa volevi di più?

Poi un giorno, mentre eri a lavoro, ti arriva una notifica su whatsapp. “sei stato aggiunto al gruppo “Amici Corriamo insieme”.

Resti in attesa, sospiri e speri e per fortuna tutto è come vuoi tu, l’immagine del gruppo è il logo che da qualche tempo ti fa vivere domeniche fantastiche.  Che accarezzi sulla tua canotta ad ogni start.

È il simbolo del tuo running team e dietro ci sono loro, gli amici che sono nella bellissima rete di protezione che forma il network più bello del mondo, la tua squadra.

Una vita praticamente perfetta.

Non sai ancora di che si tratta, non sai cosa sia, non sai cosa può essere, non sai cosa… diventerà, sai solo che è fico! E questo è un valore inestimabile a cui non vuoi rinunciare.

Da quel momento non c’eri più per nessuno, il tuo smart phone aveva una sola ragione di vita, commentare ogni singoli messaggio della chat: feste comandate, compleanni, allenamenti e gare epiche, grandi, eroiche, immense.

Ma ad un certo punto la rete si impiglia, la tua certezza ha raggiunto la fase di maturità, parli e condividi e gli altri fanno lo stesso con te, tanto da dire delle cose che tu non hai letto nella chat e loro invece se le dicono come se tu viaggiassi su un binario parallelo.

Non capisci cosa sta succedendo. Eppure la nostra bellissima chat non ha segreti.

Con questo pensiero ci vai a dormire e ti ci svegli e nel frattempo leggi e cerchi e chiedi ma nessuno parla.

Ti fai furbo, inizia combattere la rete con gli stessi strumenti che ti mette lei a disposizione, metti in silenzio la chat per 8 ore, 1 settimana, 1 anno.

Passano poco più di 10 giorni e una vocina ti chiama, è la stessa persona che ti ha portato in squadra. Ti parla con calma e ti spiega l’architettura di quella rete apparentemente perfetta.

Ti spiega che per sopravvivere alle chat dei gruppi di runner:

  • Devi essere chirurgico nelle interazioni,
  • Evitare le polemiche, perché farne su quei sistemi ha la stessa utilità di salvare il mondo partecipando a Miss Italia.
  • Non devi sempre ringraziare per ogni comunicazione, si dà per scontato che siamo tra persone educate.
  • Devi evitare le conversazioni private come se fosse un mezzo proprio e non di gruppo e ovviamente le diatribe personali vanno risolte di persona.

La tua amica, come se fosse un oracolo della rete, ti espone l’ossatura della rete stessa, ti parla di:

  • Di Chat leader in cui tu non sei stato inserito.
  • Di altre dove si mandano comunicati ufficiali e di colore.
  • Di sotto reti in cui ci devi essere ma non si dice nulla.
  • Di altre dove non ci sei perché si parla di argomenti scomodi a molti.
  • Di chat nate per i compleanni, pranzi e le occasioni serali, i regali e le raccolte soldi annesse,
  • Ti confessa che non hanno mai fatto un gruppo per le cene del tuo compleanno.

Tu vorresti solo sparire e non sentire più nulla.

Ma lei insite ci va giù pesante e ti parla di utenti fantasma che leggono tutto e non scrivono mai, di gruppi ombra fatti per le trasferte e di sistemi di comunicazione al femminile e misti e esterni alla squadra e ripresi su gruppi in facebook.

Tu nel frattempo resti in silenzio per tutta la telefonata e ti senti come Neo davanti alla pillola azzurra quando, nel frattempo, hai ingoiato la rossa che gli ha rilevato la struttura della matrice.

Chiudi la telefonata senza salutare come se ti avessero resettato la password.

Resti seduto a guardare il tuo telefono, apri whatsapp e non hai alcun messaggio eppure è domenica sera, avete corso una gara fantastica e domenica prossima c’è Berlino e ti chiedi serenamente…dove cazzo siete finiti tutti?

Non ti resta che cambiare lo stato su whatsapp con una frase che riassume il tuo stato d’animo: cercatemi in strada.

Marco Raffaelli

Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso