Perché Loro 1 è necessario e bellissimo

La discussione che precede, avvolge, caratterizza ( senza devastarlo ) il cinema di Sorrentino è cosa nota, dall’Oscar in poi. In Italia chi ha successo, un successo travolgente e planetario, deve sempre fare la figura del fortunato, del sopravvalutato, dello “sceso a compromessi”, quando non del traditore!

Il regista napoletano pre-Grande Bellezza metteva d’accordo la critica nazionale nel parlare di talento certo, di visionario metaforico dall’indubbio spessore, capace di messinscene audaci e di parlare allo spettatore dalle fluide altezze di una corsia preferenziale.

Poi è arrivato l’Oscar. Con esso le critiche. Con esso il sospetto che lo stile fosse diventato maniera.

Poi un film meno riuscito del precedente ( THE YOUTH- LA GIOVINEZZA ).

Poi, addirittura, una serie tv ( THE YOUNG POPE, semplicemente bellissima ).

I detrattori hanno trovato, da prima di vedere LORO 1, e ovviamente incuranti del fatto che esista un LORO 2, appena uscito, materiale incandescente per parlar male del film:

Garrone selezionato a Cannes e Sorrentino no…

perché un film su Berlusconi? Ancora? Adesso? Basta!

Ma come basta? Il berlusconismo, terminato o meno, non merita riflessioni sul ventennio appena trascorso? C’è chi ha scritto, pensando di essere spiritoso, che LORO 1 è il più berlusconiano dei film di Sorrentino. Beh, probabilmente è abituato a un cinema che, toccando l’apice estetico nei Vanzina, è un tutt’uno con la materia di cui parla, connivente e complice, senza alcuna distanza ideologica, morale o, appunto, estetica.

Chi scrive cose simili non dovrebbe nemmeno pensarle, rischia di annegare in un ridicolo fortemente immorale, basso, catatonico, inerte. Come l’Italia che Sorrentino disegna in LORO 1. O forse il passato di cui parla Sorrentino, un passato prossimo che ha purtroppo centomila raccordi col presente, è troppo poco passato, per l’utente medio di cinema e anche per quello illuminato, tanto da far male, da indurci a dire “ma non è credibile”, da farci gridare “noi non siamo come LORO”. Per mettere in scena una galleria di mostri più veri del vero, il regista ha chiamato una squadra d’attori infallibile, che aderisce al progetto reinventando il proprio modo di stare davanti la macchina da presa.

Un film berlusconiano? Un’opera percorsa da “tette e culi”? Un immaginario da cine-panettone? Quindi chi parla di guerra è guerrafondaio, chi fa fantascienza abita su Saturno, chi gira scene erotiche è un maniaco sessuale. Molto bene. La messa in scena di LORO 1, nella sua ricerca continua di stimoli visivi e sonori restituisce al cinema la sua funzione, quella di illuminare la realtà, reinterpretandola, reinventandola, sequenza su sequenza, senza paura di mostrare l’intento di diventare arte. Diventare arte mostrando la sciatteria è il più completo dei paradossi ( e infatti in LORO 1 si ride molto, dopo essersi straziati per le bassezze protagoniste delle azioni dei protagonisti ).

Non date retta a chi ha deciso che Sorrentino è finito, non perdetevi l’occasione di meravigliarvi per la potenza immaginifica o di sdegnarvi per lo stupro collettivo dell’anima che il berlusconismo ha reiteratamente realizzato per vent’anni. Non confondetevi tra materia narrata e punto di vista dell’autore. Non vi sorprendete se LUI entra in scena a fine film, è solo il primo di due, ché tre ore e mezza sarebbero state un suicidio distributivo a farle uscire insieme. Non affermate che bisogna vedere LORO 2 per capire LORO 1 ( come si stanno affrettando in molti a dire, neanche fossero stati colpiti da improvvisa genialità ).

LORO 1, invece, non solo è bellissimo, ma è un film necessario e invidiabile. Invidiabile da quel novanta per cento del cinema italiano che non fa cinema, che non riesce a raccontare l’Italia, né quella di oggi né quella di ieri né quella dell’altro ieri; da quel cinema italiano che non osa invenzione visiva ( qui ce n’è una ogni 5 minuti ), che non crea immagini, che non sviluppa l’immaginazione, che non riflette ad ogni inquadratura senza l’incubo pesante della metafora.

L’invidia è cosa brutta e Sorrentino la racconta come nessuno. L’invidia del potere, la seduzione delle scorciatoie, il corpo e l’anima merce alla mercé di chi è arrivato o di chi sta per arrivare, di chi è in ascesa o di chi si sente in discesa.

LORO 1 non è il film definitivo su Berlusconi, ma è molto di più: è l’opera di un genio in costante evoluzione, di un artista che da anni ha trovato il suo stile che genera invidie. Riusciamo, per una volta, a tenercelo stretto uno così? Uno che si preoccupa, appassionatamente, di identità contenuto / forma come pochi altri se ne preoccupavano negli anni d’oro del cinema italiano? Livori e disprezzo da parte di lupi del web, sia blasonati che perfettamente, ed eternamente, sconosciuti, si stanno moltiplicando.

L’invidia, e Sorrentino lo racconta in maniera, stavolta sì, definitiva, è davvero la madre di tutti i mali.

Elvio Calderoni