Stiamo facendo tutti e due la stessa cosa. Proviamo le stesse sensazioni, la fatica la conosciamo su ogni muscolo. Eppure… passi senza neanche guardarmi.
Quante volte vi è capitato di fare il solito giro, alla solita ora, e incrociare altri come voi? Concentrati, stanchi o motivati, una relazione a specchio in cui vi rivedete sotto molti punti di vista. Basta poco: un cenno, uno sguardo, un’alzata di mano e vi siete detti non tutto, ma molto.
Poi capita che, sullo stesso percorso, tra le stesse vie silenziose, passino loro: i non salutanti. Non so cosa li porti dal lato oscuro del running, quello fatto di silenzi e misantropia, di sguardi bassi e cuffie che isolano ancora di più.
Ogni estate, al ritorno dalle vacanze, mi piace credere che il mondo sarebbe un posto migliore se, nella nostra quotidianità, ci salutassimo come facciamo sui sentieri di montagna. Allo stesso modo vivremmo tutti un po’ meglio il nostro running se ci salutassimo sempre, anche in un’alba invernale, fredda e silenziosa.





