lunedì, Agosto 31, 2026
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La mezza maratona alla Neapolis Marathon comincia quando ancora non hai corso un metro

C’è una cosa che accomuna quasi tutti quelli che corrono una mezza maratona: la gara non comincia alla partenza. Comincia qualche giorno prima, quando quel 18 ottobre, della Neapolis Marathon, non è più una data scritta sul calendario ma qualcosa che sta arrivando davvero.

È allora che il runner medio comincia a fare cose che, viste da fuori, sembrano leggermente esagerate. Controlla il meteo a dieci giorni, poi a sette, poi a cinque e infine un’ultima volta prima di andare a dormire, come se nel frattempo qualcuno potesse spostare Napoli di qualche centinaio di chilometri. Controlla il percorso, guarda dove sono i ristori, chiede agli amici a che ora arrivano e nel gruppo WhatsApp qualcuno risponde immancabilmente: «Io parto presto». Che nel linguaggio del runner significa tutto e niente.

La Neapolis Half Marathon è in programma il 18 ottobre, con partenza alle 8 da Piazza del Plebiscito, sulla distanza classica dei 21,0975 chilometri e con un tempo massimo di 3 ore e 15 minuti. Sulla carta è tutto molto semplice. Nella testa di chi corre, molto meno.

Il primo problema è sempre arrivare

Napoli la mattina di una gara non è esattamente il posto ideale per improvvisare. La città sarà interessata dalle chiusure al traffico e l’organizzazione consiglia di non pensare di arrivare in macchina fino a Piazza del Plebiscito, indicando nella metropolitana, con le fermate Municipio e Toledo, una delle soluzioni più pratiche. Meglio ancora organizzarsi prima con i parcheggi collegati alla rete.

Informazione utile, ma soprattutto esperienza già vissuta da migliaia di runner. Perché il vero problema non è sapere che bisogna prendere la metro. È convincere quello del gruppo che sostiene: «Ma io con la macchina arrivo prestissimo». No. Arrivi davanti a una transenna alle 7:12, con la macchina parcheggiata chissà dove e cinque persone che ti stanno mandando messaggi. Il running amatoriale è anche questo: una disciplina nella quale si possono passare mesi a preparare 21 chilometri e poi rischiare di complicare tutto per non aver studiato come arrivare alla partenza.

Piazza Plebiscito, cuore della manifestazione – expo – partenza – arrivo gare

Il pettorale rende tutto reale

Il Neapolis Marathon Village sarà aperto venerdì 16 e sabato 17 ottobre, dalle 10 alle 19, per il ritiro dei pettorali. La domenica mattina sarà possibile farlo soltanto in caso di necessità straordinaria e previa richiesta, dalle 6:30 alle 7:30.

Tradotto dal linguaggio del regolamento a quello del runner: ritiralo prima. La domenica mattina ci sono già abbastanza cose da fare. Bisogna arrivare, capire dove andare, trovare il bagno, controllare il Garmin, rifare il nodo alle scarpe, bere senza bere troppo, mangiare senza mangiare troppo e soprattutto evitare quello che, a pochi minuti dalla partenza, ti dirà: «Secondo te oggi provo a fare il personale?». A quel punto il danno psicologico è fatto.

Il pettorale è invece il momento in cui la gara diventa reale. Fino al giorno prima puoi ancora raccontarti che hai avuto una settimana complicata, che il lungo non è venuto benissimo, che hai dormito poco o che forse non sei in forma. Con il numero attaccato sulla maglia, queste scuse funzionano molto meno.

La borsa racconta chi sei

Poi c’è la borsa, una delle cose più interessanti delle gare podistiche. Se vuoi conoscere davvero una persona che corre, non devi guardare il suo tempo sui 10 chilometri: guarda cosa mette nel deposito. C’è quello che ha una maglietta di ricambio, quello con la felpa, quello che ha preparato tutto la sera prima dentro sacchetti trasparenti e quello che sembra stia partendo per un trekking di quattro giorni.

A Napoli il deposito ci sarà, ma le borse dovranno essere di dimensioni contenute: niente valigie o trolley. Nel pacco gara sarà presente l’adesivo con il proprio numero di pettorale e senza quello la borsa non potrà essere depositata.

Sono dettagli che sembrano secondari, finché non ti ritrovi alle 7:25 con un trolley davanti a un deposito borse. A quel punto scopri che il regolamento, qualche settimana prima, non era poi così noioso.

La griglia e la promessa di partire piano

La griglia è uno dei luoghi nei quali il runner amatoriale racconta più bugie senza rendersene conto. Non necessariamente sul tempo, più spesso sulle intenzioni. «Parto tranquillo», «oggi non guardo il Garmin», «la faccio senza pensare al tempo». Poi parte il countdown e improvvisamente quel ritmo che fino a trenta secondi prima sembrava troppo veloce diventa assolutamente sostenibile.

Le griglie della Neapolis Half Marathon saranno organizzate in base al tempo dichiarato in fase di iscrizione. Chi vuole partire con amici o familiari può indicare lo stesso tempo, prendendo come riferimento quello del componente più lento; dopo l’iscrizione, però, non saranno possibili cambi.

È una regola che racconta bene anche una delle ragioni per cui si continua a correre. Magari quei 21 chilometri li hai preparati da solo, ma alla partenza vuoi esserci con qualcuno. Uno con cui hai fatto ripetute, che ti ha aspettato quando eri in ritardo o che al chilometro 17 ti dirà «vai tu». E tu magari gli risponderai «no, andiamo insieme», anche se dentro di te hai già iniziato a calcolare quanto manca.

La mezza è una distanza piena di equivoci

Ventuno chilometri sono una distanza strana. Non è una maratona, quindi molti la affrontano con una certa leggerezza, ma non è nemmeno una dieci chilometri, dove puoi permetterti di essere un po’ incosciente e sperare che il corpo non se ne accorga.

La mezza presenta il conto, magari non subito. Il primo chilometro passa mentre cerchi di capire dove sei, il quinto mentre parli, il decimo mentre cominci a guardare il Garmin più spesso. Il quindicesimo arriva con quella domanda che nessun runner vorrebbe farsi: «Ma perché corro?». Di solito passa. Poi arriva il diciottesimo e si torna alle cose importanti: un sorso d’acqua, un gel, una persona che incroci, qualcuno che ti urla il nome, il cartello del chilometro successivo e la consapevolezza che ormai manca poco.

La Neapolis Half Marathon mette a disposizione ristori lungo il percorso, assistenza tecnica e medica, cronometraggio con chip e pacemakers. Ma nessuno di questi servizi può dirti cosa succederà al chilometro 17. Quello resta affar tuo.

Il tempo conta, ma non per tutti allo stesso modo

C’è chi arriva a Napoli per cercare un tempo e chi per capire a che punto è arrivato dopo l’estate. C’è chi vuole preparare una maratona, chi migliorare il proprio personale e chi semplicemente tornare a correre con un po’ di regolarità. Poi c’è tutto il resto del popolo della mezza: quello che vuole stare sotto le due ore, quello che spera di stare sotto le due e quindici, quello che dice «mi basta finirla», quello che l’anno scorso l’ha fatta in 2h08’ e quest’anno vuole togliere cinque minuti e quello che non ha nessuna intenzione di battere niente.

La distanza è identica. Il significato no. Ed è probabilmente questa la parte più interessante delle gare amatoriali: tutti corrono sullo stesso percorso, ma nessuno sta facendo esattamente la stessa gara.

Alla fine resta quello che non avevi programmato

Ci sarà il traguardo, la medaglia, il diploma online e magari una fotografia nella quale avrai una faccia che non riconosci e che, nonostante tutto, salverai sul telefono. Poi cercherai gli amici e qualcuno ti chiederà: «Com’è andata?». Qui arriva un’altra delle grandi risposte del running: «Bene».

Perché “bene” può voler dire qualsiasi cosa. Può voler dire che hai fatto il personale, che hai corso malissimo, che hai sofferto dal sedicesimo, che hai camminato, che hai corso più forte del previsto o che hai semplicemente finito. Ma soprattutto può voler dire che, nonostante tutto, lo rifaresti.

La Neapolis Half Marathon è una gara di 21,0975 chilometri. Questo lo dice il regolamento. Il resto lo diranno quelli che domenica 18 ottobre arriveranno a Piazza del Plebiscito con un pettorale appuntato sulla maglia e qualche idea molto precisa su come dovrebbe andare.

Poi partiranno.

E, come succede quasi sempre quando si corre davvero, scopriranno che avevano preparato una gara. Ma ne correranno un’altra.

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