lunedì, Agosto 31, 2026
Home Strade Il cassetto e lo scaffale delle magliette di chi corre

Il cassetto e lo scaffale delle magliette di chi corre

Ricordate la scena del film Fantozzi contro tutti quando il povero Villaggio cercava un indizio sul presunto tradimento della moglie, finché non venne colto da un leggerissimo sospetto? Ecco, senza arrivare a rovistare in tutti gli scompartimenti o cassetti di casa, c’è un dettaglio nelle abitazioni dei corridori da cui capisci subito se si tratta di persone che corrono da poco o da molti anni e se fanno tante o poche gare: il cassetto o lo scaffale con le magliette delle gare.

Ce lo abbiamo tutti, più o meno grande, o addirittura più di uno. Quando si inizia a correre, lo si fa con qualsiasi maglietta. Poi si comincia a capire che alcuni materiali, come il cotone, non sono il massimo per la corsa e si iniziano a comprare le prime maglie tecniche. Generalmente si sceglie roba poco costosa perché, nel dubbio e non essendo esperti, è meglio spendere di meno: in fondo si è ancora agli inizi. Se poi la passione cresce e si comincia a correre due o tre volte alla settimana, bisogna comprarne svariate, altrimenti non bastano per tutti gli allenamenti. E si va avanti così per un po’, finché un bel giorno non si disputa la prima gara.

Ed ecco che si presenta a noi la prima maglietta in omaggio, che apparentemente non abbiamo pagato. In realtà, visti i costi delle gare odierne, possiamo dire che la paghiamo eccome, ma nei primi tempi sono dettagli a cui non si bada. Ottenuta comunque la maglia della prima gara, la inauguriamo subito e, se qualcuno ce lo chiede, possiamo rispondere fieramente: «Sì, ho fatto quella gara».

Una volta lavata, riponiamo questa prima maglietta in un cassetto o su uno scaffale, sopra le altre, quelle poche che già possediamo. È l’inizio di una lunga collezione, di una pila destinata ad aumentare, di uno spazio destinato ad allargarsi. Non importa che siano belle o brutte, di buona fattura o scadenti: per il momento si accumula tutto, poi si vedrà.

Cominciando a progredire nella corsa, ad aumentare i chilometri e anche le gare disputate, si creano tre partiti:

  • Quelli che corrono solo con le magliette tecniche acquistate;
  • Quelli che corrono solo con le magliette delle gare;
  • Quelli che corrono utilizzando un po’ le une e un po’ le altre.

I primi sono un pochino integralisti: per loro la maglia della gara è spesso dozzinale, meglio spendere dei soldi ma affidarsi a marchi collaudati e capi di fattura migliore. Senza entrare nel merito della faccenda, è chiaro che nei pacchi gara ci siano maglie e maglie. Alcune effettivamente non sono un granché, ma altre valgono sicuramente la pena di essere indossate. E infatti anche i più integralisti qualcuna bella la indossano, magari solo per fare passerella in una corsetta con gli amici o in palestra. Perché sulle magliette che compri non c’è scritto che hai corso una maratona o una gara famosa, per cui ogni tanto una maglia “evento” la devono sfoggiare.

I secondi sono anch’essi un po’ integralisti, ma in senso opposto: «Comprare una maglietta? Con tutte quelle che ho? Follia, quelle delle gare vanno benissimo!». Che poi non è del tutto vero, perché sanno benissimo anche loro che a volte consegnano maglie scadenti. Infatti non le utilizzano tutte, bensì scelgono le migliori, alternandole con più frequenza, lasciando quelle meno valide per le emergenze o a giacere sul fondo dello scaffale.

C’è poi il terzo partito, quello di chi alterna le magliette delle gare a quelle acquistate. In teoria sarebbero i più equilibrati; in realtà sono i più vanitosi, perché per loro la scelta della maglia da indossare non è tanto (o solo) un discorso tecnico come per i primi, bensì prevalentemente estetico. La maglia della gara la indossano se piace loro, altrimenti la mettono da parte o la regalano. Per questo gruppo non ci sono mezze misure: o una maglia è bellissima o fa cagare, anche se è quella di una maratona blasonata.

I gusti son gusti, per carità. Però non si sa perché, se a te quella maglietta piace e la indossi, devono per forza dirti che è brutta, dispensando il loro parere non richiesto. Pareri che si sprecano soprattutto nel momento in cui viene pubblicata l’anteprima della maglia di una maratona o di un’altra gara importante alla quale ci siamo iscritti: chat intasate e chiacchiere infinite solo perché per alcuni quella maglia è bruttissima, per altri è bellissima, ad alcuni non fa impazzire e ad altri non dispiace.

Anche qui, chissà perché, dobbiamo in qualche modo dimostrare che abbiamo ragione noi: ci si arrampica sul fatto che quel simbolo e quel colore richiamano elementi del passato e hanno un significato particolare, che però gli altri non capiscono e a cui non sono interessati. Non se ne esce, ma forse è meglio così: almeno si perde un po’ di tempo e ci si può prendere in giro a vicenda, cosa che a molti piace.

Che siano belle o brutte, comunque, inevitabilmente andranno tutte ad accumularsi nelle case di ognuno di noi. E cosa succede a quel punto? Che ogni tanto bisogna per forza indossare proprio la maglietta che sta in fondo, creando inevitabilmente confusione o facendo traballare quella pila di magliette faticosamente ordinata.

Forse però è un bene, perché quello scombussolamento porterà, un giorno, a rimettere ordine e a dover finalmente eliminare le maglie più vecchie che non si utilizzano da anni. Anche perché lo spazio a casa non è infinito e non possiamo continuare ad accumulare magliette per sempre… a meno di non fare come la Pina del nostro povero Fantozzi, che stipava il pane in ogni angolo della casa.

– Raffaele Capasso

 

Raffaele con una delle maglie più originali degli ultimi anni