mercoledì, Luglio 1, 2026
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Cronache di un runner stronzo

Non vi sopporto quando chiamate un allenamento di corsa “una run”.

Correte per 5 km e sembra abbiate finito il TOR. Che poi manco sapete cosa sia e, in ogni caso, non ve lo meritereste con quei vostri muscoli ipertrofici da studentelli con la barbetta curata e i riccioli sempre al loro posto, pure appena svegli.

Voi e le canotte sempre in tinta, coordinate persino con le cover dei vostri immancabili telefonini del cazzo, pronti all’uso dal primo chilometro fino a sotto la doccia.

Non vi ho mai visto al campo all’alba di una giornata d’autunno, con la nebbia che ti offusca il passo e la mente.

Non vi ho mai visto sui sentieri dei trail spaccagambe, con 1.500 metri di dislivello positivo da mangiare uno dopo l’altro.

Facile correre sotto un tiepido sole di primavera, per le vie del centro, con la musica nelle orecchie e quelle cuffie enormi e improponibili, circondati da altri come voi che credono che una run possa cambiarti la giornata.

La corsa, quella vera, quella che ti smonta ogni pezzo di certezza muscolare, voi non sapete nemmeno cosa sia.

Quella che ti fa odiare la corsa stessa.

Quella che ti fa diventare stronzo come il sottoscritto, che oggi corre da solo e da solo resterà, dopo aver sofferto ogni metro dentro lo stesso mondo che voi state rendendo un posto migliore, nonostante quelli come me.