Da sport solitario a esperienza di gruppo e di condivisione di massa, è indubbio che il running sia esploso negli ultimi anni.
Anche grazie ai social, che ne hanno incredibilmente aumentato la visibilità, gli appassionati sono cresciuti e correre è diventato qualcosa che va ben oltre il semplice gesto di mettere un piede davanti all’altro.
Ma viene spontanea una domanda: durerà o passerà?
E soprattutto: di questa enorme massa di nuovi runner, quanti sono davvero attratti dalla corsa come sport e quanti, invece, sono arrivati perché il running, oggi, è anche una moda?
La risposta, probabilmente, è che non importa poi così tanto.
Perché ogni motivo che riesce a far alzare una persona dal divano e la spinge a muoversi è un buon motivo. Che si inizi per dimagrire, per stare bene, per condividere una foto su Instagram, per entrare in un gruppo, per comprare un paio di scarpe nuove, per inseguire una medaglia o semplicemente perché «lo fanno tutti», poco cambia.
Il vero nemico non è la moda. È la sedentarietà.
Forse qualcuno smetterà quando il running non sarà più così presente sui social. Qualcuno scoprirà che correre non gli piace davvero e passerà ad altro. Ed è normale. Ma qualcuno, partito magari solo per curiosità, scoprirà qualcosa che non aveva previsto: il piacere di stare bene, la soddisfazione di migliorarsi, il bisogno di ritagliarsi un momento per sé.
E magari quella che era iniziata come una moda diventerà un’abitudine.
Poi una passione.
E, per qualcuno, addirittura uno stile di vita.
Forse il boom passerà. Come passano tutte le mode.
Ma se anche solo una parte di questa enorme massa resterà in movimento, avremo comunque vinto.
Perché non importa perché hai iniziato.
Importa che, a un certo punto, ti sei alzato e hai cominciato a muoverti.
– Roberto Cespi Polisani


