Con la tabella degli allenamenti sotto mano ripassi le due settimane che coincidono con la sacrosanta vacanza in famiglia. Il primo pensiero è uno solo: “come faccio ad allenarmi senza fare casini?”
Hai provato a spiegarlo al coach, che ha liquidato la questione con un laconico: «Di’ a tua moglie che è colpa mia».
«Bastasse», hai replicato mestamente.
D’altronde decidere di correre una maratona a settembre ha i suoi inconvenienti. L’estate più torrida di sempre, il test di ammissione all’università di tuo figlio, la decisione di tua suocera di trascorrere le vacanze con voi e, per finire, l’affitto di una roulotte attrezzata in un camping che promette una sfilza di attività all’aria aperta per grandi e bambini, dalla mattina fino a notte fonda.
Dopo tre giorni sei smarrito. Perso tra borse termiche, ruote delle bici da gonfiare e sabbia infilata perfino nel frigobar.
Non parli con nessuno. Non corri da giorni. Ti sembra di aver perso il filo, con la fastidiosa sensazione che questa sia l’estate che vorresti finisse il prima possibile.
Eppure è proprio in momenti come questi che capisci una cosa. La maratona non si prepara solo quando tutto fila liscio. Si prepara anche quando la vita ti scombina i programmi, quando un allenamento salta, quando il cronometro resta nello zaino e tu sei impegnato a vivere.
Perché, alla fine, non ricorderai il giorno in cui hai spostato un lungo. Ricorderai chi era seduto a tavola con te quella sera, le risate dei tuoi figli e quella vacanza che, mentre la stavi vivendo, ti sembrava solo un intralcio.
La maratona aspetta. L’estate, no.





