Pensate a un criceto nella sua ruota dentata, costretto a girare per un inverno intero senza soluzione di continuità.
Questo è stato il mio autunno e inverno durante la preparazione al 70.3 di Cervia, da atleta amatoriale romano che si è messo in testa di fare anche il ciclista in una delle città più complicate d’Italia per chi pedala.
Stefano La Cara, che mi allena per la triplice, lo dice da sempre: «Più esci in strada a pedalare, più aumenta il rischio di essere coinvolto in un incidente».
E quindi pensatemi come quel criceto, ma sui rulli.
Poi sono arrivati dieci giorni in Val di Fiemme: ho dormito, mangiato, bevuto, letto, scritto e, ovviamente, corso, nuotato e pedalato. Soprattutto pedalato.
E così ho avuto il piacere di scoprire cosa significa valicare i passi più belli tra Fiemme e Fassa.
I passi dolomitici stanno al ciclismo come Berlino sta al running: un ciclista che si rispetti prima o poi li ha saliti e discesi. E sulle discese, lasciatemelo dire, ho maturato una nuova passione: la trepidante attesa del prossimo giro in salita, mentre recuperi la fatica appena spesa.
Il Pordoi resta per me il più scenografico e anche quello che si lascia pedalare meglio, almeno fino al ventottesimo tornante, quando decide di ricordarti chi comanda.
San Pellegrino, da Moena ovviamente — da Falcade è un brutto sogno — e Valles raccontano invece la parte più mitica di queste strade.
Asfalto perfetto, carreggiate spesso al limite della convivenza con gli automobilisti: tanti, troppi, rumorosi e, per chi è in debito di ossigeno, inevitabilmente inquinanti. Ma necessari all’economia delle Dolomiti, almeno fino a quando non troveremo una soluzione all’overdose di turismo montano.
Pedalare sui passi dolomitici è un’altra cosa rispetto a pedalare in città o in provincia.
Per un romano, che in strada corre un rischio forse doppio o triplo rispetto a chi pedala in altre zone d’Italia, avere la certezza di un’uscita sicura, nel rispetto del codice della strada e con un fondo stradale ideale, ti fa fare pace persino con la fatica.
E forse è proprio questa la differenza: sui rulli pedali per allenarti. Qui pedali per il piacere di arrivare dall’altra parte.



