giovedì, Maggio 14, 2026
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La salita è per tutti ma il trail è per pochi

In vista del Trail del Monte Artemisio, che correremo domenica 6 luglio, ci fa piacere condividere alcune riflessioni su questa disciplina, così diversa dalla classica corsa su strada. Anzi, diciamolo chiaramente: con la strada c’entra ben poco.

Oltre la fatica alla prima edizione del Trail Monte Artemisio

 

La gara, organizzata dall’ASD Castelli Romani e parte dell’omonimo circuito podistico, ha fatto registrare un record di iscrizioni. Talmente tante che, per motivi di sicurezza e per rispetto del territorio, gli organizzatori hanno dovuto chiudere anticipatamente le iscrizioni. Un successo che racconta la voglia di molti di andare oltre i soliti percorsi, di riscoprire la corsa immersi nella natura, e magari anche di fuggire da una Roma sempre più calda e soffocante.

Le motivazioni per partecipare, se le mettessimo tutte in fila, supererebbero anche gli 11 (quasi 12) kmdel percorso, che include un dislivello positivo di 450 metri – cioè la somma di tutte le salite, dalla base alla cima, lungo il tracciato.

Ricordiamo che un trail è una gara dove almeno il 90% del percorso si svolge su sterrato. Si corre dove altri camminano, e si cammina dove in pochi oserebbero salire. Qui di seguito, vi lasciamo qualche consiglio per affrontare la gara con il giusto spirito, divertirvi e magari non rimpiangere il classico giretto della domenica con gli amici sotto casa.

Iscriversi a un trail è come firmare un patto col diavolo… con in cambio la promessa di una birra fresca all’arrivo.

Ti alleni come un maratoneta zen, ti vesti come uno sherpa, ma basta una salita per farti urlare al cielo: “Chi cazzo me l’ha fatto fare?!”.

Non importa cosa indossi: ci sarà sempre l’amico espertone pronto a criticarti. E anche se bruci più calorie che in una settimana a dieta liquida, niente pizza all’orizzonte — solo sudore, fatica e qualche vescica qua e là. Il trail, almeno, è democratico: le salite fanno schifo a tutti, magri o “ben piazzati”.

Condividerlo con la famiglia? Certo, se “condividere” significa farti odiare da tua moglie alle 7 di mattina, mentre aspetta al caldo con i bambini urlanti, e tu arrivi in barella dopo aver “esplorato” sentieri che neppure i cinghiali considerano.

La verità è che il trail è una terapia. Non solo per il corpo, ma soprattutto per l’anima di chi ama soffrire — con stile.

Poi arriva il giorno della gara. Hai speso una fortuna per essere pronto, eppure, già al via capisci che ti serve un miracolo per andare oltre il 4km.

I tuoi amici? Comodamente al ristorante, brindano alla tua disfatta. Sanno che, almeno per qualche settimana, non sentiranno più parlare di trail running.