venerdì, Maggio 8, 2026
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Stella Papetti, la ragazza che cavalca le onde della rinascita

Ci sono incontri che iniziano nel modo più semplice possibile. Una fila davanti a una palestra alle sei e mezza del mattino, il sonno ancora addosso, il caffè nei pensieri e una manciata di persone che, giorno dopo giorno, diventano quasi una piccola comunità. Alla Virgin del quartiere succede così: si aspetta l’apertura del club parlando di allenamenti, meteo, figli, Olimpiadi e dolori muscolari. Una liturgia silenziosa di chi ha scelto di iniziare la giornata faticando un po’ per stare meglio.

Tra quei volti, da tempo, ce n’è uno che tutti salutano con un’attenzione particolare. Arriva con il sorriso acceso, una stampella, e quell’accento inglese che sorprende chi non conosce ancora la sua storia. Le chiedono delle gare, delle medaglie, del mare. Lei risponde sempre con calma, senza mai mettere distanza tra sé e gli altri.

Lei è Stella Papetti. E la sua vita sembra scritta da un romanziere che ha deciso di mettere insieme neurologia, sport e resilienza.

Romana, classe 1985, Stella ha attraversato due ictus che le hanno cambiato il corpo e perfino il modo di stare nel mondo. Da quelle esperienze porta con sé un occhio ipovedente e una ridotta sensibilità alla gamba sinistra, motivo per cui cammina aiutandosi con una stampella. Ma la conseguenza più incredibile riguarda la lingua.

Ogni sera, intorno alle 19:39, Stella smette gradualmente di parlare italiano e passa all’inglese.

Non è un vezzo, non è un gioco mentale, non è un esercizio linguistico. È una condizione neurologica rara. Dopo il primo ictus aveva perso temporaneamente la parola e, durante la riabilitazione, il cervello aveva iniziato a riorganizzarsi attraverso idiomi differenti dalla lingua madre. Prima il francese, poi l’inglese. Dopo il secondo ictus il fenomeno si è stabilizzato: quando la stanchezza prende il sopravvento e la mente entra in una fase di rilassamento, l’italiano sfuma e arriva l’inglese.

I medici le hanno diagnosticato la sindrome dell’accento straniero, un disturbo neurologico rarissimo che altera pronuncia, intonazione e percezione della lingua parlata. Ma nel caso di Stella la particolarità è ancora più sorprendente: il cambio linguistico segue quasi un orologio interno.

Eppure questa non è una storia di malattia. O almeno non soltanto.

È soprattutto una storia di trasformazione.

Perché Stella ha fatto quello che fanno i surfisti davanti a un’onda difficile: invece di opporsi, ha imparato a leggerla.

Team-Italia-Para-Surfing

Negli anni il mare è diventato il luogo della sua rinascita fisica e mentale. Nel para surf ha trovato equilibrio, identità e una nuova forma di libertà. Oggi è una delle atlete simbolo del movimento paralimpico italiano e internazionale.

Nella categoria Women’s Stand 3 — disciplina che richiede di surfare in piedi nonostante disabilità fisico-motorie importanti — Stella è riuscita a costruire un percorso straordinario.

Nel 2024, ai Mondiali ISA di Huntington Beach in California, ha conquistato il bronzo, regalando all’Italia la prima medaglia mondiale individuale della storia nel surf paralimpico. Un risultato che ha aperto una strada a tutto il movimento azzurro.

Poi, nel 2025, è arrivata la consacrazione definitiva: titolo mondiale ai World Para Surfing Championship di Oceanside. Oro. Campionessa del mondo.

Dietro quei risultati ci sono ore infinite di allenamento, equilibrio da ricostruire ogni giorno, fatica silenziosa e una tenacia che in acqua diventa eleganza. Chi la vede surfare racconta di una capacità rara di leggere il mare e restare stabile anche nelle condizioni più complicate.

Ma forse il tratto che colpisce di più non è tecnico.

È il modo in cui Stella Papetti vive tutto questo: senza eroismi ostentati, senza retorica motivazionale, senza bisogno di trasformare il dolore in spettacolo.

La mattina, davanti alla palestra, continua a essere una di noi. Ride, ascolta, parla del tempo e degli allenamenti. Poi magari qualcuno le chiede del Mondiale vinto, e per un momento ti ricordi che quella ragazza con la stampella che aspetta l’apertura del club è una campionessa del mondo.

E forse il senso della sua storia è proprio qui.

Non nel fatto che ogni sera cambi lingua.

Ma nella capacità di aver imparato a parlare di nuovo con la vita, dopo che la vita aveva provato a toglierle le parole.

 

 

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso