Negli ultimi anni Roma ha iniziato a riempirsi di eventi con una frequenza e una scala diversa rispetto al passato: più grandi, più internazionali, più visibili nella vita della città. Tra strade chiuse, palchi temporanei e flussi di persone che cambiano il ritmo urbano anche solo per pochi giorni, si è aperta una fase nuova che prova a tenere insieme immagine, economia e gestione quotidiana.
Per capire cosa c’è dietro questo cambiamento — tra strategia politica, numeri in crescita e interventi sul territorio — abbiamo raccolto il punto di vista di Alessandro Onorato, assessore capitolino con delega ai grandi eventi, allo sport, alla moda e allo spettacolo.
Roma negli ultimi anni ha iniziato a raccontarsi in modo diverso. Non più solo città che rincorre occasioni perse, ma città che prova a costruirle, a trattenerle, a farle crescere. È un cambio di tono che passa da qualcosa di molto concreto: i grandi eventi.
“Roma da quattro anni è diventata la capitale dei grandi eventi sportivi, musicali e di moda. C’è stato un cambio di passo”, dice Alessandro Onorato. “Non siamo più la città che dice no, ma una metropoli internazionale aperta allo sviluppo”.

Dietro questa definizione c’è una linea precisa: usare eventi, sport e spettacolo come leva per rendere Roma più attrattiva e più continua, meno legata a picchi occasionali. Per anni la città è stata percepita come difficile da gestire, più forte nel fascino che nell’organizzazione. Oggi, almeno nelle intenzioni dell’amministrazione, il punto è diventare affidabili.
“Abbiamo dimostrato di esserlo. Prima gli organizzatori avevano paura di venire a Roma, ora c’è la fila”, sostiene Onorato. È una frase che sintetizza bene il tentativo in corso: trasformare una reputazione incerta in una posizione più solida nel circuito internazionale degli eventi.
La crescita della Maratona di Roma è uno degli esempi più evidenti di questo percorso. In pochi anni è passata da dimensioni contenute a numeri molto più ampi, con una presenza straniera che oggi rappresenta la maggioranza dei partecipanti. Ma il dato che colpisce di più è quello economico: il nuovo affidamento porta nelle casse comunali oltre un milione di euro l’anno, più del triplo rispetto al passato.
“Un’edizione della prossima maratona vale quanto tutte le precedenti cinque messe insieme”, spiega l’assessore. È un cambio di scala che non riguarda solo l’evento in sé, ma il modo in cui viene considerato: non più solo appuntamento sportivo, ma infrastruttura economica e turistica.

Eppure, nelle parole di Onorato, il punto non è tanto la crescita quanto quello che viene dopo. “Ora non bisogna accontentarsi”. Il nuovo bando, infatti, punta ad alzare gli standard sotto diversi aspetti: qualità organizzativa, sicurezza, servizi, capacità di coinvolgere la città. L’obiettivo è rendere questi eventi sempre meno episodici e sempre più integrati nel tessuto urbano.
È qui che entra in gioco un altro elemento ricorrente nel racconto dell’amministrazione: l’eredità che gli eventi lasciano. “I grandi eventi migliorano concretamente la città e la vita dei residenti”, dice Onorato, citando una serie di interventi che negli ultimi anni hanno accompagnato le manifestazioni. A Colle Oppio, ad esempio, uno spazio prima marginale è stato trasformato in un punto di riferimento per lo sport urbano; a Ostia, alcune iniziative legate agli eventi hanno contribuito alla riqualificazione di strutture scolastiche e alla creazione di nuovi spazi sportivi.
Sono segnali che cercano di spostare il discorso oltre il momento dell’evento. Non solo ciò che accade durante, ma ciò che resta dopo. Non solo immagine, ma interventi tangibili, anche se spesso puntuali.
Dentro questo quadro, la frase forse più significativa è quella in cui Onorato dice che Roma, negli ultimi anni, è come se avesse “ospitato le Olimpiadi senza avere i fondi straordinari”. È un modo per raccontare insieme ambizione e limite: da una parte la volontà di stare dentro un circuito globale, dall’altra la consapevolezza di farlo con risorse ordinarie e in una città che resta complessa.
Quello che emerge, più che un risultato definitivo, è un processo. Roma prova a cambiare ritmo, a rendere più stabile ciò che prima era intermittente, a usare i grandi eventi non solo come vetrina ma come leva. Resta da capire quanto questo modello riuscirà a consolidarsi nel tempo, ma intanto il tentativo è diventato visibile.
E per una città abituata a muoversi lentamente, già questo è un cambiamento.






