La penna è la tua forza

Ho preso la mia penna, “penna-runner” la chiamo, perché è difficile da fermare. Più la uso e più mi viene voglia di usarla. E non posso farne a meno lo ammetto.

Sarà che mi soddisfa così tanto che riesco a starmi simpatica mentre rido da sola… che poi succede così, faccio dei viaggi mentali a volte ancor prima di iniziare a scrivere.

Eh sì perché mi succede di riavvolgere il nastro per ogni gara, un viaggio da raccontare.

E mi dimentico del tempo, riparto dall’arrivo mentre rivedo gente che corre al contrario con me. Riesco a descriverli ad uno ad uno, riesco a sentire ancora il respiro e la cadenza dei passi, alcuni anche molto fastidiosi.

Quando corro osservo tutto: dalla scarpa fino alla punta dei capelli. Per me ogni arrivo è diverso, come del resto ogni partenza.

Il problema è sempre quello che sta nel mezzo, che può essere variabile e dipendere da molti fattori: dal caldo, dall’umidità, dal freddo, dalla stanchezza, dal grado di disidratazione , dal non averne, da averne ancora e non saper gestire il ritmo, dal grado di adrenalina etc.

Ed è da questa variabile che parte il mio viaggio così come lo chiamo io.

 

Sì, un viaggio più o meno lungo, dove sei tu il protagonista e dovrai fare i conti con questa variabile, fatta di numeri perché tanto senza quelli non riusciamo a stare.

Proprio come domenica scorsa, si parte a mezzogiorno siamo a 27 km dall’isola del Liri.

Un luogo meraviglioso dove l’acqua del fiume scorre ad una velocità incredibile, dove le cascate la fanno da padrone e tu riesci a sentirti un fiume in piena e tra poco partirai e ne seguirai il corso.

Ma sei nel bel mezzo della gara guardi l’orologio, guardi i km, controlli l’andatura, punti un obiettivo e magari cerchi pure di superarlo, oppure fai come me che quando vedi qualcuno in difficoltà rallenti e ci chiacchieri e cerchi di trascinarlo riuscendoci pure con successo.

A volte mi rendo conto di essere brava almeno in questo, perché credo che in certi viaggi, soprattutto quelli lunghi, ci sia bisogno di una persona affianco.

Parliamoci chiaro, sta tutto nella testa e se lei decide di fermarsi puoi star pur certo che neanche il cuore ti seguirà.

Mi trovo a metà gara già sono rientrata perché sapete mentre mi sono sentita piena di me, piena di energia che sarei potuta partire tipo razzo missile, inciampo e cado… e cado come Fantozzi, la valanga azzurra, tanto violentemente che quando mi rialzo penso al numero di matricola e mi abbasso dicendo

“ scusino “…

Qualcuno mi chiede se è tutto apposto al che mi guardo e mentre mi si gonfia la mano e mezzo fianco sinistro, perché di sinistro stiamo parlando, controllo ed essendo intera decido di continuare.

Otto km non riesco a riavvolgere il nastro devo fermarmi chiedo del ghiaccio avverto dolore.

Ragionier Ugo Fantocci menagramo di un menagramo, ( riesco solo a pensare a lui e rido) ok mi portano alla prima ambulanza sul tragitto, ghiaccio ghiaccio tanto ghiaccio, mi chiedono se voglio ritirarmi, ma in cuor mio so che non lo farei mai.

Avevo in mente di fare una sorpresa ad un amico che sta al ristoro del 25 km (e ce l’ho fatta per un amico come lui questo ed altro) quindi dico ok ce la posso fare se non ce la faccio cammino fino al traguardo

Mi riportano da dove mi hanno recuperata. Recupero recupero recupero posizioni, mi sento ce la faccio, se corro il dolore sparisce, cascasse il mondo devo vedere Roberto.

 

 

Ok vado avanti, cioè torno indietro indietro col nastro ho perso mezz’ora, ma posso recuperare.

In alcuni tratti mi sono trovata da sola e ho iniziato a parlare con me stessa cercando di non crollare. E mentre mi si consumavano le suole quelle noi runners ce le divoriamo come piatti di pasta, ho continuato a correre anche in perfetta solitudine, ormai sono nel paesaggio e assorbo tutto, dall’aria ai colori, ne sono parte integrante.

Continuo a riavvolgere il nastro e sento il microfono dello start, da dove sono partita, da dove le ansie hanno preso il volo, da dove il cuore ha iniziato la sua corsa, da dove il sorriso ha guardato il cielo cercando di immaginarne un bel finale, che è stato comunque emozionante sarà e resterà il mio quello che nessuno potrà mai toccare.

Dominga Scalisi