venerdì, Agosto 14, 2026
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La Neapolis Marathon 2026 cresce, parola del presidente Vincenzo Maiorano

Vincenzo Maiorano e Maurizio Marino (a sinistra) due presidenti che si sono alternati per un unico risultato

Sei anni di storia, 5.500 iscritti, il 40% dall’estero. E un’ambizione chiara: “fare di Napoli una capitale del running europeo”. Incontro con Vincenzo Maiorano, il nuovo presidente della Società Sportiva Neapolis Marathon che ha trasformato la maratona partenopea in un festival della corsa.

C’è una piazza che il mattino del 18 ottobre diventerà il cuore pulsante di una città intera. Piazza del Plebiscito, di fronte al Palazzo Reale, con il Vesuvio sullo sfondo e il profumo del mare a pochi passi, sarà il palcoscenico da cui partirà e arriverà la Union Gas e Luce Neapolis Marathon — giunta quest’anno alla sua sesta edizione.

Un appuntamento che in poco più di un lustro è riuscito a ritagliarsi uno spazio preciso nella mappa del running italiano, attrarre corridori da quaranta paesi e costruire attorno alla gara quello che in gergo si chiama “clima familiare” — e che raramente è frutto del caso.

A guidare questo progetto è oggi Vincenzo Maiorano, 48 anni, runner amatoriale, cofondatore della SSD Neapolis Marathon fin dal 2020 e da gennaio 2026 presidente della società. Un passaggio di consegne ordinato, interno alla stessa squadra che ha costruito la manifestazione mattone per mattone, e che arriva nell’anno in cui Napoli è Capitale Europea dello Sport — una coincidenza che il nuovo presidente non ha nessuna intenzione di sprecare.

Vincenzo Maiorano e la moglie runner appassionata, a cui dobbiamo il riconoscimento di aver coinvolto Vincenzo nel mondo del running

Da vice a presidente: un cambio nella continuità

Maiorano non è arrivato alla presidenza da fuori. È uno di quelli che hanno caricato i tavoli della segreteria, risposto alle email degli iscritti, discusso di percorsi e autorizzazioni con il Comune nei tanti anni in cui la Neapolis Marathon era ancora una scommessa. Maurizio Marino, fondatore e presidente nelle prime cinque edizioni, ha lasciato la carica per sopraggiunti impegni personali, ma è rimasto dentro il progetto come componente del comitato dei saggi, insieme all’ex pugile olimpico Patrizio Oliva e al giornalista Marco Lobasso. Una transizione costruita per preservare memoria e continuità, non per segnare una rottura.

“Raccolgo il testimone con profonda gratitudine e con la consapevolezza del valore che questo progetto rappresenta per Napoli”, ha detto Maiorano al momento dell’insediamento. E nel ringraziare i compagni di viaggio — Antonio Fogliano, Mauro Acciarino, Antonio Simonetti — ha tracciato il filo di una storia collettiva che è anche la sua storia personale. “Sono un runner amatoriale appassionato”, racconta. “È stata mia moglie, podista, tra i fondatori della Napoli Mostra d’oltremare half Marathon, a introdurmi in questo mondo organizzativo. Sono entrato nella struttura prima ancora che le due realtà si separassero, e da lì non me ne sono più andato.”

Piazza Plebiscito, cuore della manifestazione – expo – partenza – arrivo gare

Cinque anni di crescita: i due motori

Alla domanda sui fattori del successo, Maiorano distingue con precisione tra una componente interna e una esterna. Sul fronte interno, la risposta rimanda direttamente alla storia della squadra: “Professionisti che vengono da altre organizzazioni hanno messo a disposizione la loro esperienza. Abbiamo attraversato gli anni difficili del Covid e siamo riusciti a risalire la china garantendo sicurezza e qualità, fino a ritrovare un posto tra gli organizzatori di successo.”

Non è un percorso banale. La SSD Neapolis Marathon nasce nel 2020 — in piena pandemia — da un gruppo che aveva già costruito e guidato alcune delle gare più importanti della Campania: la Napoli Mostra d’oltremare half Marathon e la Coast ti Coast. Quando nel 2020 decidono di fondare una nuova società con l’obiettivo esplicito di “realizzare una maratona all’altezza della città di Napoli”, non lo fanno in un vuoto di competenze. Lo fanno con un capitale di know-how accumulato in oltre dieci anni di eventi complessi in un contesto urbano tra i più impegnativi d’Italia.

Il motore esterno è, inevitabilmente, Napoli stessa. “Siamo cresciuti in corrispondenza di un cambio di passo della città”, spiega Maiorano. “Il turismo ha acceso angoli insoliti del mondo partenopeo, e noi abbiamo messo sotto quella luce un evento che ancora oggi accende gli occhi dei runner che prendono parte alle nostre gare.” È un’osservazione che va al di là del marketing: la Napoli degli anni Venti è una città che ha recuperato fiducia in sé stessa, e una maratona che passa per Piazza del Plebiscito, il lungomare, il Castel dell’Ovo, il Maschio Angioino e il molo San Vincenzo diventa, per chi la corre, qualcosa di più di una prova cronometrica.

Un festival della corsa: le gare e la filosofia del percorso

La Neapolis Marathon non è mai stata solo la maratona. Fin dalle prime edizioni l’organizzazione ha costruito attorno alla gara regina un programma articolato che oggi comprende la mezza maratona (21,097 km), la Neapolis Sea Run (circa 11 km non competitiva), la passeggiata Neapolis Discovery del sabato. Complessivamente, l’edizione 2025 ha sfiorato i 5.500 partecipanti sulle varie distanze, con un 40% di iscritti dall’estero: numeri che raccontano una manifestazione che ha smesso di essere un appuntamento locale.

Sul percorso, Maiorano è diretto: “A differenza della mezza di febbraio, abbiamo preferito puntare sulla Napoli più scenografica, rinunciando a qualche rettilineo in più. Scontiamo qualcosa dal punto di vista cronometrico — le curve lo rendono più lento — ma i luoghi visitabili correndo compensano ampiamente.” È una scelta identitaria, non una compromissione. Chi cerca il record personale trova comunque un tracciato pianeggiante, quasi senza dislivello; chi vuole vivere la città nella sua forma più intensa trova un percorso che sembra progettato per non farle torto.

La scelta dell’ottobre non è casuale: “Non avevamo alternative rispetto alla mezza di febbraio, ma siamo ben lieti di presidiare un momento del calendario podistico ancora ottimale. L’orario di partenza — le 8.00 — è dettato in parte dal rapporto con la città, che non può essere impegnata oltre misura, ma soprattutto dal clima: a ottobre a Napoli può fare molto caldo, e correre 42 km a temperature sostenute non va bene.”

Il podista al centro

Se c’è una cosa che Maiorano rivendica con orgoglio, è il modello di relazione con i partecipanti: “Clima familiare — questo è ciò che sentono i partecipanti alle nostre gare. Avrei dovuto dire che è un mio merito: sono contento di aver messo il podista al centro dei nostri servizi, oltre alla gara. La piazza che diventa una grande casa, le risposte alle mail che faccio personalmente, l’ascolto delle critiche necessarie per imparare e migliorare: tutto questo ci mostra come professionisti appassionati che crescono.”

È un approccio che si riflette anche nelle infrastrutture della gara. Il Neapolis Marathon Village in Piazza del Plebiscito — aperto il venerdì pomeriggio e il sabato mattina prima della gara — non è solo un’area ritiro pettorali, ma un palco con musica, interviste, intrattenimento per atleti, accompagnatori e turisti. La medaglia del 2026 porta la firma dell’artista Lello Esposito. Il pacco gara include ristori ogni tre-quattro chilometri lungo il percorso e un sacchetto ristoro all’arrivo.

Un ecosistema, non una gara

Maiorano parla del running campano come di un sistema: “Il rapporto con gli organizzatori della mezza di febbraio è ottimo. Carlo Capalbo è un professionista con cui facciamo sistema per l’intero ecosistema podistico campano. Partecipo alle loro manifestazioni convinto che, se cresce un evento, crescono tutti gli eventi durante l’anno.”

È una visione che va contro la logica della competizione diretta tra gare, e che trova un parallelo nella filosofia inclusiva della manifestazione stessa. Il progetto MarathonIn — la “maratona dell’inclusione” — porta dentro la Neapolis Marathon collaborazioni con enti, fondazioni e associazioni che operano nel campo della solidarietà, con partnership attive tutto l’anno e non solo nei giorni della gara. Un modo per affermare che una maratona urbana non è solo un evento sportivo, ma un atto civico.

18 ottobre 2026: la sesta edizione

Nell’anno in cui Napoli è Capitale Europea dello Sport, la Union Gas e Luce Neapolis Marathon torna dunque in Piazza del Plebiscito con la sua sesta edizione. La maglia è progettata da Zeus con un design identitario legato alla città; la medaglia porta il volto della Sirena Parthenope immaginata da Lello Esposito sullo sfondo del Golfo con il Vesuvio. È in palio per la prima volta il Trofeo Davide Tizzano, dedicato alla memoria del campione olimpico e presidente della federazione canottaggio, che andrà al primo italiano e alla prima italiana al traguardo.

Le Iscrizioni sono aperte fino al 4 ottobre

Maratona — 42,195 km

  • 70 euro fino al 30 agosto 2026
  • 80 euro fino al 4 ottobre 2026

Mezza Maratona — 21,097 km

  • 35 euro fino al 30 agosto 2026
  • 40 euro fino al 4 ottobre 2026

Sea Run non competitiva — 11,2 km

  • 20 euro fino al 30 agosto 2026
  • 22 euro fino al 4 ottobre 2026

Partenza alle 8.00 da Piazza del Plebiscito.

Napoli, al solito, aspetta.