Il cuore grande di un runner: la storia di Andrea

Questa è la storia di Andrea Bianchi che ci insegna come lo sport possa curare le ferite e portarci su una strada nuova fino a ieri inesplorata.

Andrea ha raccontato alla nostra Chiara Fierimonte cosa ha superato e come sta vivendo la sua nuova vita.

All’età di 13 anni hanno scoperto che avevo una malformazione alla valvola dell’aorta e per questo non ho mai potuto fare sport a livello agonistico fino a quando, nel 2014, non mi sono operato. Mio padre era un uomo di sport e, seppur non a livello agonistico, ho iniziato seguendo le sue orme praticando il tennis, il calcetto, la subacquea, il windsurf e non ultima la bici da corsa con la quale facevamo parecchi chilometri. Ho sempre fatto sport, anche se a tratti della mia vita, perché ogni età è diversa e ci porta a fare cose differenti. Il Running è stata una conseguenza dell’operazione al cuore e mi è stato consigliato dal medico per iniziare con uno sport aerobico mentre tutti gli altri li ho dovuti lasciare.

Andiamo subito alla tua vicenda personale. Qual è stato il momento difficile che hai attraversato. Raccontaci quei momenti personali.

Sono parecchi i momenti difficili, a cominciare dal giorno nel quale il Cardiologo ha confermato che avrei dovuto subire un’operazione al cuore, oppure il giorno in cui sono andato a parlare con il Cardiochirurgo e abbiamo deciso quale valvola mettere e quale operazione eseguire. Ho chiesto una valvola biologica per poter continuare a fare una vita sportiva anche se poi questa scelta mi è costata due operazioni invece di una (e in futuro una terza visto che la durata di tale valvola è dato per circa 12 anni poi andrà cambiata nuovamente). Io avrei preferito un’’intervento meno invasivo come quello con le sonde ma lui mi ha spiegato i rischi e le problematiche di quel tipo di operazione e mi ha detto che sarebbe stato meglio “ aprire il cofano per lavorare sul motore “. Un altro momento difficile è stato quando sono venuti a prendermi in camera e ho salutato mia moglie sdraiato sulla barella e ho pensato a mio figlio che all’epoca aveva 5 anni. Ricordo come fosse ora l’entrata in sala operatoria quando, ancora vigile, ho pensato che da lì a poco avrebbero fermato il mio cuore. Potrei raccontarne molti altri perché in un percorso del genere non c’è un solo momento difficile ma ci sono tante prove e tante paure da superare.

La tua famiglia, le amicizie quanto hanno influito nel tuo percorso?

Tantissimo, la mia famiglia ha sopportato i miei sbalzi d’umore perchè questo tipo di operazione porta dei grossi squilibri caratteriali. Inizialmente sei assalito da mille paure perché quando ritorni a casa senti di avere il fisico di una persona anziana e il mondo ti crolla addosso. Poi con l’aiuto di mia moglie ed il pensiero di mio figlio che avrebbe iniziato le scuole elementari da lì a poco ho trovato la forza di reagire. Le amicizie sono nate entrando nel mondo del Running, un mondo stupendo fatto di persone allegre e simpatiche, dove ho trovato dei veri amici che mi hanno aiutato nel migliorare i tempi e la corsa.

Veniamo alla corsa e ai risultati che hai ottenuto. Come ed in che modo la corsa ti ha aiutato?

Parlare di risultati è facile per uno come me perché per me già correre è un grandissimo risultato. Essere riuscito a passare la prima visita agonistica è stato come vincere un importante trofeo e da lì ogni gara portata a termine è stata per me una gioia infinita. La corsa mi ha aiutato a migliorare la determinazione nel raggiungere gli obiettivi come i traguardi più difficili.

Quali difficoltà hai incontrato dopo aver affrontato il tuo percorso?

Le prime difficoltà sono state il fiato ed allenare il cuore senza stressarlo, cercare di rimanere entro certi battiti, inizialmente era solo fare dei metri e poi dei km e dopo 10km fino ad arrivare a 20km. Da lì in poi ho cominciato a pensare ai tempi.

Cosa consiglieresti di fare alle persone che hanno o stanno attraversando il tuo stesso percorso?

Il consiglio più sincero che posso dare è di non arrendersi mai, l’importante è fare tutto con calma ed affrontare ogni giorno pensando all’obiettivo finale. In qualche modo questo percorso somiglia ad una lunga competizione dove parti con tutti i buoni propositi e, mano mano che prosegui, ti trovi a tenere sempre più duro fino a quando manca qualche chilometro e devi raccogliere tutte le forze fisiche e mentali per arrivare a fine gara dove ti aspetta il premio più bello: la tua Vita.

Quanto conta la motivazione interiore?

La motivazione è tutto, senza quella ed un pizzico di follia non è un viaggio facile da affrontare. Ci sono dei momenti in cui pensi di non riuscire a tornare come prima, che non avrai più la forza e la grinta che serve per andare avanti nella vita oppure pensi che sarai un disabile per sempre. É in quei momenti che le paure ti assalgono e le lacrime ti scendono dal viso ma tu devi stringere i pugni e credere che ci sarà un domani e questo domani lo puoi creare (o distruggere) solo tu. Per tutto questo mi sono iscritto ad un gruppo su Facebook raccontando la mia storia e ci sono molte persone che mi chiamano per dei consigli. Ho fatto anche un piccolo Blog dove racconto in parte il mio vissuto proprio per regalare anche del coraggio a chi ne ha più bisogno.

I tuoi prossimi obiettivi sportivi?

Beh, il mio sogno, dopo aver fatto le 10km, le 21km e la 30km di Roma, é quello di partecipare alla Regina della cosa: la Maratona. E chissà che prima o poi non riesca a fare anche questa.

 

 

Mamma, runner e scrittrice. Amo la fatica delle lunghe distanze nella corsa. Se siete a Roma mi trovate all’alba sul Lungotevere dove mi alleno nel fascino di questa città. Grazie alla corsa ho imparato a riconoscere e superare i miei limiti, ma su Storie Correnti parleremo soprattutto di voi!