Il capitale umano

Sono tanti anni che scrivo per il magazine Correre. Un occhio puntato su quanto avviene nella Capitale. Una cronaca, mese dopo mese, su eventi, luoghi e personaggi che corrono e animano le gare in città e non solo.

Ogni volta ho il timore che gli argomenti, le storie e gli stimoli possano esaurirsi. I cambiamenti avvenuti nel panorama podistico romano, nel bene e nel male, sono stati gli stessi di un intero paese, una terapia a specchio da cui rivedere le manie, i vizi e le virtù di noi tutti.

Ma se la scrittura non è altro che il mezzo per rappresentare il nostro sport e le sue mutazioni, allora le pagine di questo blog e del magazine non potranno mai restare bianche.

Negli ultimi 15 mesi siamo diventati un popolo che corre per stare bene, per uscire dalla grotta dentro la quale c’eravamo chiusi.

Forse non sempre ce ne rendiamo conto, perché di fatto ne siamo parte, ma la massa di persone che si è mossa in questi anni non si è più fermata.

Un popolo che ha sfruttato ogni mezzo, moda, luogo ed evento per scendere in strada e trovare il proprio passo.

Ha speso soldi, coinvolto un indotto enorme, fatto girare la ruota di un meccanismo che ha generato profitti, in base ai quali si sono evoluti prodotti e creati eventi.

Nel panorama sportivo italiano poche altre attività si sono evolute con la stessa forza e in così poco tempo senza la presenza di testimonial di spicco.

Allora, cosa ha mosso un intero sistema?

La risposta è semplice, siamo stati noi.

Ci siamo imitati reciprocamente per stare meglio. Un processo di socializzazione autonomo. La rete ha fatto il resto, collegandoci oltre la fatica, facendoci condividere anche i sogni prima del traguardo.

Adesso, però, è giunto il momento della maturità, dove all’entusiasmo iniziale si è posto in essere il bisogno di una concretezza nei fatti.

Ora vorremmo un ritorno di quanto investito fino ad oggi sulla vita nella nostra città, in qualsiasi forma sia stato il contributo.

Perché abbiamo dato tanto, anche in termini di tempo ed energie per stare meglio, animare parchi, illuminare le albe di anonimi viali di città, colorare le grigie domeniche d’inverno con le tante gare.

Ma, purtroppo, non sta tornando indietro nulla, l’ammortamento del nostro capitale umano e finanziario investito è allo stallo.

La nostra città si è rivoltata contro un intero sistema e si sta mettendo di traverso per bloccare il processo evolutivo che abbiamo avviato da decenni con la nostra corsa.

Dipenderà ancora tutto dalla nostra volontà e così sarà per molto.