Il 24 giugno 2007 ho corso la prima edizione, che si chiamava all’epoca “Lavaredo Eco Marathon”, di 46km con 2800 D+. Eravamo 200 ed era un anello dal Rifugio Auronzo nel quale avevamo cenato e dormito su letti a castello.
18 anni dopo decido di tornare a vedere le Tre Cime…
Tutto è aumentato: la mia età, naturalmente, ma anche i km da fare (ho scelto la 80km), il dislivello (4600D+), i partecipanti (quasi 1000 iscritti sulla mia distanza ma in tutto circa 5300 trailers sono presenti), il prezzo di iscrizione, gli sponsor, la comunicazione e il marketing…

Quello che è rimasto invariato è il mio entusiasmo ma in realtà anche la tensione pre-gara, la fatica, le montagne e le emozioni!
In questo viaggio sono accompagnato da Maria e LaFra che saranno fondamentali: non solo perché mi hanno aiutato ai ristori e mi hanno parlato (rassicurandomi e anche cazziandomi) ma anche perché sapevo – più o meno – dove mi stavano aspettando e ciò mi ha permesso di dividere la gara e di darmi dei traguardi intermedi.

Al ritiro del pettorale mi guardo intorno e, come spesso mi capita, mi sembra di non essere adeguato a ciò che sto per fare. Eppure questa volta, in questi primi sei mesi del 2025, ho fatto tutto ciò che potevo fare per arrivare bene a questo appuntamento: due volte a settimana in palestra per fare potenziamento (e chi mi conosce sa cosa significa!), 1.764 km di corsa, 23.372 metri di dislivello (a Roma non è così banale …), 3 ultra trail di preparazione (Ronda Ghibellina come scopa, Chianti Classico e Vesuvio)…

Tutto ciò ovviamente senza coach, nutrizionista o tabelle perché, com’è noto, a me piace correre e mi piace farlo come mi sento, in piena libertà senza nessuna sensazione di sacrificio cercando di organizzare vita privata/lavoro/corsa al meglio! Ho comunque chiesto consigli ad amici con maggiore esperienza per gel/barrette/scarpe/calzini …

Il giorno della partenza dopo aver fatto tutti miei i riti preparatori (che vi lascio immaginare) mi ritrovo in mezzo al bosco poco fuori Auronzo di Cadore in mezzo ad una folla di podisti di tutto il mondo (tanti francesi!). Alle ore 7h05 inizia la mia gara con le urla dei familiari presenti (e sento bene anche le mie due tifose): si sale!
In circa 12km saliamo di poco più 1.700m: si corre e si cammina. Si inizia su una stradina bianca ma ben presto siamo su un single track con curve a non finire… Siamo troppi, è impossibile superare e non si riesce a prendere il proprio ritmo… Le curve sono sempre più strette, si esce dal bosco e siamo in mezzo alle pietre finché non arriviamo sotto le Tre Cime!

Spettacolooooooo!!!
Da lì si comincia a correre un po’ perché il sentiero è più largo un po’ perché il dislivello è più gestibile. Fa già molto caldo ma bisogna consumare le riserve d’acqua con attenzione visto che il primo ristoro si trova al km26. La vista è pazzesca ma tocca stare attenti in discesa perché il sentiero è piuttosto accidentato. Capisco che non sono più il discesista di una volta e procedo con cautela lasciando spazio a chi va!

Più vado avanti e più mi rendo conto di stare bene: salgo bene e anche se cammino riesco a tenere un buon ritmo… Ad ogni ruscello mi bagno la testa per lottare contro il caldo e ai ristori bevo molto acqua e coca-cola (all’ultimo ristoro anche un po’ di tè caldo).
Ho mangiato pochissimo: pezzi di banane e di arancia, 6 pezzi di parmigiano, mezza barretta e non più di 5 gel. Non ho voglia e non ne sento il bisogno ed è l’unico consiglio di Maria che non ho ascoltato…
Ormai siamo mischiati a quelli della 120km… L’unico punto negativo che mi sento di evidenziare è che siamo troppi sul percorso e non sono mai stato solo in mezzo alla natura… Probabilmente in gara è utile perché salutarsi, incoraggiarsi, scambiarsi due battute aiuta ma, essendo un tantino orso, un po’ di solitudine, ogni tanto, non mi sarebbe dispiaciuta…

I ristori, a parte il primo che è forse un po’ distante, sono posizionati bene lungo il percorso e sono ottimamente riforniti (anche se come già detto ne ho approfittato poco). Non sono self-service per motivi igienici e ammetto che sono rimasto un po’ sorpreso al primo dopodiché non è stato un problema: i volontari erano tanti e tutti gentilissimi. Maria e LaFra, oltre urlare come sanno fare, mi aiutavano a fare tutto il necessario.
I passi, i colli e i rifugi si succedono e sto bene… Corro e cammino ammirando il paesaggio senza nessun dolore e la fatica non si sente particolarmente… Sono felice di essere lì: lo aspettavo da mesi e riesco ad approfittarne al 100%! Mentre ad esempio all’Ultra del Vesuvio ho finito con fortissimi dolori alla pianta dei piedi…

Al ristoro Malga Travenanzes faccio un piccolo errore di valutazione e mi fermo pochissimo riempiendo solo una flask… I chilometri successivi in un letto di pietre bianche sotto il sole sono difficili. Mi fermo più volte nei ruscelli (l’acqua è freschissima) per bagnarmi bene e bere un pochino (anche se non si dovrebbe fare). Arriverò al ristoro di Col Gallina con una sete pazzesca ed infatti bevo bevo bevo e… vomito… Ma poi passa subito e con il supporto delle mie due fan riparto sempre sorridendo e per nulla preoccupato! So che mi aspetta una dura salita verso il rifugio Averau (circa 500m in poco più di 4km): salgo con calma ma con un ritmo costante e “veloce” (per modo di dire!). La vista è sempre mozzafiato…

Passato il rifugio del Passo Giau (e relativo ristoro nonché ultimo con le mie due fan) al km63 quando ho visto, dopo circa 4 km di corsa nei prati, la salita verso la Forcella di Giau mi è preso un colpo perché ero convinto che sarebbe stato tutto molto facile… Lo avevo anche detto a Maria che ha poi ammesso di sapere di questa salitona ma ha preferito non dirmi niente per non scoraggiarmi (e ha fatto bene!). Do un’occhiata al mio pizzino e non posso che constatare che la salita c’è quindi non c’è nessun sbaglio o cambiamento devo camminare e salire! Il sole inizia a scendere e finalmente anche la temperatura. La luce sulle montagne, sulle rocce è spettacolare. E anche noi iniziamo a scendere!
Arrivo all’ultimo ristoro (Rifugio Croda da Lago) e devo accendere la frontale perché si entra nel bosco e la luce è veramente poca… Ci sono 7,4km di discesa con un dislivello negativo di 884 metri (!!) in un sentiero pieno di radici e pietre: rallento tantissimo perché scivolo e ho paura di perdere l’equilibrio. Si sente la mancanza di allenamento in notturna: la luce della lampada frontale appiattisce tutto. Quindi mi fermo spesso sul lato del sentiero per far passare i più veloci perché in montagna così si deve fare! Qualcuno ringrazia qualcuno no… Scoprirò dopo di aver perso circa 50 posizioni e di averci messo quasi 1h30’… Un vero “disastro”!

Passato l’ultimo punto di controllo a Mortisa mancano circa 2km e si vedono le luci della città attraverso il bosco… Il sentiero si trasforma in strada e sono in mezzo alle case… malgrado l’ora (sono le 23h00!) c’è qualche passante che dice “forza, è finita!”, c’è la rotonda e dopo una curva scopro l’ennesima salita (maledetti!) ma poi si entra nella strada pedonale in mezzo alle terrazze affollate e si vede l’arco! Gli ultimi 400m in mezzo ad un pubblico che urla e incoraggia come fossi il primo… Sento ovviamente soprattutto Maria e LaFra!!
Corro, sono felice e passo sotto l’arco!
Sto bene, non ho fame, voglio bere, lavarmi e sedermi.
Un viaggio di 16h12’!
Come ho già scritto: da solo non ce l’avrei fatto!
E ora si pensa al futuro
Francois Pierdet






