Mentre stai leggendo questo post ho da poco preso il via per l’Elba Trail: 28 km, +1600 di dislivello e potremmo già chiudere qui il pezzo, piangendo.
Invece mi piace riflettere su cosa significhi iscriversi a una gara di trail running — “un’esperienza che ti cambierà la vita”, mi dicono.
Anche se, a essere onesti, ho scelto questa gara sapendo che a Marciana Marina, all’arrivo, la Birra dell’Elba aspetta tutti i runner per un boccale da bere insieme. Ognuno ha le sue priorità.
A onor del vero, c’è da dire che il trail running è un’illusione, una fatica travestita da passeggiata nella natura.
In gara bruci più calorie di quante ne assumi in una settimana di pasti completi. Nel trail si cammina all’ombra e si corre al sole — legge non scritta che, se ignorata, ti lascerà scottato non solo la pelle, ma pure nell’anima.
Se sei magro, andrai più veloce. Se sei un po’ più “in carne”, tranquillo: farai più amicizie. E comunque, le salite sono democratiche. Fanno schifo a tutti.
Non ascoltare mai l’amico chi ti dice: “Dai, sono rimasti pochi pettorali!” Ti pentirai. E quando, in una tiepida mattina di aprile, capirai che il trail non fa per te, maledirai le salite, i sassi e soprattutto quell’amico. Ex amico, per l’esattezza.
Il segreto del trail running? Corri quanto ti va, divertirti il più possibile, far durare la corsa quanto ti serve. Perché alla fine è la miglior terapia per anima e corpo.





