sabato, Agosto 15, 2026
Home Vite Early Birds a Città Giardino

Early Birds a Città Giardino

Foto Alberto Scalabrella

The early bird catches the worm. O almeno, così dice il proverbio inglese che ci ha ispirato il nome. Tradotto in chiave podistica romana: chi dorme non piglia villini.

Gli Early Birds sono un gruppetto di corridori — e di fitwalker, che nel frattempo si sono fatti sentire — nati quasi per gioco, con pochissime regole: si parte alle 5:30, sempre in un giorno lavorativo (per dimostrare che “è possibile!”), ognuno va alla propria velocità, ma ci si aspetta lungo il percorso e si arriva insieme. E dopo, una colazione condivisa — anguria, fragole, datteri ripieni e le invenzioni di Lelio, che ogni volta alza l’asticella.

Foto Alberto Scalabrella

Donatella tiene vivo l’entusiasmo e immortala tutto in foto. Simone prepara le mappe, verifica che ci siano parcheggi e dà il via rigorosamente alle 5:29:59. Insieme abbiamo girato parecchio: il Pineto, Prati, il Pincio, Testaccio, il lungotevere, l’Aventino, il centro storico sotto la pioggia di dicembre. Tra i momenti più belli, quando si sono uniti a noi atleti non vedenti con guida — Giuseppe e Alessio ci hanno lasciati abbondantemente indietro.

Questa volta la destinazione era Città Giardino, nel quadrante nord-est di Roma, lungo la via Nomentana.

Alle 5:30 il quartiere è ancora sospeso nel silenzio.

Foto Alberto Scalabrella

I viali alberati trattengono qualcosa della notte, e i villini emergono a poco a poco mentre la luce cresce. È il momento giusto per capire cosa fosse, in origine, questo posto: un’utopia urbana. L’idea viene dall’Inghilterra di fine Ottocento — le garden cities di Ebenezer Howard, città-giardino autosufficienti, immerse nel verde, a misura d’uomo.

A Roma il progetto fu affidato nel 1919 all’architetto Gustavo Giovannoni, che disegnò strade curve seguendo il profilo naturale delle due colline oltre l’Aniene, lotti da mille metri quadri, villini unifamiliari e bifamiliari. La più grande città giardino d’Europa, dissero allora.

Correndo tra via Cimone e viale Gottardo ci si ritrova in una specie di galleria a cielo aperto: ogni villino — due piani, torretta d’ingresso, tetto in coppi alla romana, muri di tufo e malta — è diverso dall’altro.

Foto Alberto Scalabrella

Uno sembra una piccola rocca medievale, un altro ha qualcosa di arabeggiante. È lo stile che gli storici chiamano barocchetto romano: un’architettura attenta ai materiali e ai colori locali, che guarda al barocco settecentesco filtrandolo attraverso il clima e la pietra di Roma. Piazza Sempione, cuore scenografico del quartiere, conserva ancora intatto questo carattere: il Palazzo Pubblico di Innocenzo Sabbatini con la torre e gli archi, la Chiesa degli Angeli Custodi progettata da Giovannoni stesso.

Metà dei villini originali non ci sono più — demoliti negli anni Cinquanta per far posto a palazzine più alte. Ma quello che rimane basta a restituire il senso di un’idea: che si potesse costruire qualcosa di bello, pensato, lento. E attraversarlo di corsa all’alba, mentre la città dorme ancora, è forse il modo migliore per rendersene conto.

La conclusone perfetta di questo risveglio a tratti incantato è stata la colazione offerta dagli Early birds su ponte Nomentano, uno dei ponti extraurbani più importanti, punto di passaggio della storia di Roma. Una tradizione locale vuole un incontro su questo ponte nell’800 tra Carlo Magno e Leone III, e una decisamente più attuale vuole che i tanti runner della zona lo attraversino quando la città ancora dorme.

Foto Alberto Scalabrella
Foto Alberto Scalabrella

 

Il giro alla scoperta dei tesori di Città Giardino
Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso