Correre al mare d’ottobre

Tra Anzio e Nettuno i runner corrono sulla ciclabile che affianca Villa Borghese.

O in spiaggia.

O alla Campana.

O sull’Ardeatina.

Corro con una certa continuità dal 2011, quando a 40 anni appena compiuti, mi son guardato attorno e dentro e ho detto: ma si può vivere una vita senza lo sport?

La banalità di poter sperimentare che era vero, ma vero davvero, che lo sport faceva bene alla testa ancor più che al corpo mi gasò.

Scelsi la corsa e non ho più smesso.

La corsa ha accompagnato momenti bellissimi e stagioni più buie, gioie più intense del rosso del tramonto e vuoti più grigi delle nuvole poco prima di un temporale.

Ah, è chiaro, ho preso anche tanta acqua e, parafrasando Niccolò Fabi, correre “nella pioggia ti fa sentire più importante perché stare male è più nobile per te”.

Ho consumato la ciclabile di Villa Borghese provenendo da Anzio verso Nettuno, diciamo il percorso standard, ovvero quello che conduce dal faro di Anzio a Santa Maria Goretti a Nettuno. Andata e ritorno, 9 chilometri circa.

Ma ultimamente no.

Ultimamente il mare.

Che è tutta un’altra storia.

Correre sulla sabbia, bagnata, asciutta, umida o a dune, i veri runner lo sanno, è tutta un’altra cosa, un altro impegno ok, un altro “lavoro”, ma soprattutto un’altra testa.

Corri e vedi il passato. Echeggiano gli scherzi e gli schiamazzi estivi, i giochi tra le onde, l’uomo che invade la natura, che ci gioca e se ne appropria, in blocco, come effetto del caldo.

E poi, in quest’autunno indimenticabile, vuoi per il caldo prolungato, vuoi per i colori del cielo, l’inevitabile svuotamento.

I turisti che lasciano le impronte, ma un’impronta è già passato, eccedono metri e metri di sabbia ai residenti. Che son liberi di correrci finalmente sopra senza fare lo slalom tra gli ombrelloni e le sdraio.

Quanto mi sto emozionando a correre tra le 17 e le 18! In questo ottobre che volge al termine, carico carico carico di emozioni contrapposte, e correrci sopra significa conviverci, sviscerarle, tirarle fuori ed esporle, guardare il cielo e intravedere rabbia dolore gioia equilibrio squilibrio calci baci tra le forme delle nuvole, tra le striature dei colori del declinare del sole.

Ogni giorno diverso, ogni giorno più declinante, appena più cupo, difficilmente più terso.

E sulla terra, sulla sabbia, un passo che prova nuovi equilibri, che li perde, li ritrova, che accelera, frena, si ferma, poi riprende ancora e continua a guardare il cielo.

Un ottobre indimenticabile.

Elvio Calderoni

 

Ps

Per la prima volta quest’anno, proprio mentre correvo in spiaggia, ho realizzato cosa viene fuori leggendo ottobre al contrario… ma magari questo può esser compreso solo a Roma e dintorni…

Ho vissuto senza sport per i miei primi 40 anni. Adesso diciamo che sto recuperando, dato che ho un sacco di muscoli e fiato ancora nel cellophane. Cultore della parola detta e scritta, malato di cinema, di musica, di storie. Correnti, già corse e da correre.