Amore e odio tra la corsa e la corsia

C’è una differenza sottile ma evidente tra chi esce da una piscina e chi taglia il traguardo di una corsa: “i primi sorridono, i secondi spesso hanno sul volto smorfie che raccontano tutta la fatica.” – scriveva Carola Barbero.

Il nuoto, per sua natura, ha un fascino diverso. Non regala quel torpore muscolare che arriva solo dopo dieci chilometri di corsa, e ogni bracciata sembra restituire forza invece che sottrarla. È una metafora della vita: più ostacoli affronti, più diventi resistente, esattamente come le braccia che si rafforzano metro dopo metro in vasca.

Per il runner, però, entrare in acqua è tutta un’altra storia. “Nuotare è prima di tutto una sfida mentale e solo dopo fisica,” sostiene il coach Stefano La Cara. E spesso, la mente del corridore rema contro: tempi incomprensibili, serie che si trasformano in un rebus.

Non è raro vedere in piscina il podista arrancare tra pull buoy, palette e tavoletta, con l’orologio contasecondi che, da strumento sacro per i nuotatori, diventa per lui un oggetto decorativo. Alla fine riparti sempre a caso, perché ti sei già dimenticato la lancetta di riferimento.

“Eppure, dietro questo rapporto di amore e odio, si nasconde un valore spesso sottovalutato. Perché, anche se il cronometro non mostra miglioramenti sensibili, i benefici del nuoto restano enormi.”

È vero, in un anno magari guadagni solo due secondi sui 100 metri,” racconta un triatleta amatoriale, “ma quei chilometri in piscina ti regalano un patrimonio invisibile: resistenza aerobica gratuita, senza lo stress che la corsa impone a muscoli e articolazioni.

Un concetto che ribadisce Stefano La Cara: “Non guardare solo il tempo, pensa a come esci dall’acqua: meno stanco, più efficiente, con un lavoro che si riflette sulla bici e soprattutto sulla corsa.”

E allora, la prossima volta che vi viene voglia di saltare la sessione in vasca, ricordatevelo: ogni vasca nuotata non è tempo perso, ma un investimento silenzioso sulla vostra corsa.