Ciclismo tattico urbano – Episodio 3: il “Fuori”

Nella prima puntata di questa miniserie a pedali abbiamo calato l’asso di cuori del “Come” andare in bici: come affrontare un ostacolo, quali abilità acquisire, come far fronte ma anche prevedere  i comportamenti degli altri utenti che condividono con noi la stessa strada.

Nella seconda puntata abbiamo scoperto la seconda carta: l’asso di quadri del “Quando”. Abbiamo imparato che freddo, caldo, distanza sono falsi problemi divenuti, nell’immaginario collettivo, insormontabili “scomodità” per lo più a causa di una vita fin troppo sedentaria anche per le scelte di trasporto finora fatte.

Abbiamo suggerito esperienze non volendo imporre comportamenti.

In questa puntata sveliamo la terza carta, l’asso di fiori: il “Fuori”.

Fuori in forma di avverbio è per lo più unito a verbi di moto e di quiete.

Movimento e Quiete come possono non ricordarci la bicicletta?

Andare fuori, uscire fuori, lasciare fuori, pranzare fuori: vediamo insieme come compiere queste attività senza per questo perdere la quiete.

La piaga dei furti.

Tra i maggiori ostacoli alla diffusione dell’utilizzo della bicicletta c’è la paura dei furti.

Si ritiene che la questione dei furti abbia colpito oltre il 90% dei “ciclisti urbani” e sia un ostacolo alla diffusione della bicicletta, tanto quanto la mancanza d’infrastrutture ciclabili idonee.

Perché un conto è uscire per una passeggiata in bicicletta e ritornare al punto di partenza senza averla persa di vista, un altro è certamente farne un uso come mezzo di trasporto quotidiano, lasciandola, seppur legata, per molte ore incustodita, durante una normale giornata con tutti i suoi numerosi impegni.

Con 400.000 furti all’anno accertati in Italia questa è una vera piaga che colpisce nell’intimo ogni ciclista che nel suo quotidiano utilizzo instaura un rapporto di affetto e complicità con la propria bicicletta, considerandola l’estensione di una parte di se, oltre al mero danno economico.

I furti sono talmente diffusi che sui canali social da alcuni anni sono nate pagine di segnalazione e di avvistamenti sospetti, operative anche a livello locale, come la pagina facebook:

https://www.facebook.com/groups/bicirubatearoma

Esistono inoltre siti specifici, dove registrare la propria bicicletta in maniera preventiva, affinché sia possibile da parte di un ignoto compratore tramite una semplice ricerca web, verificare che non ne sia stato denunciato il furto.

Recentemente è nato un network internazionale al quale ha aderito il primo dei siti italiani lanciato alcuni anni fa per contrastare il fenomeno e che si chiamava WWW.RUBBICI.IT

Questa piattaforma open oggi risponde all’indirizzo web: www.bikeye.org

E’ possibile registrare la proprietà della bicicletta inserendo il numero di telaio, segnalarne il furto o cercare il proprietario di una bicicletta rinvenuta e presumibilmente rubata, utile anche in caso di acquisto di un usato per verificare che non sia stato denunciato il suo furto.

Alla piattaforma vi possono accedere proprietari, rivenditori di biciclette e anche le forze dell’ordine poiché, nel caso in cui gli operatori di polizia rinvengano una bicicletta, se questa non è stata denunciata dal legittimo proprietario, sarà difficile anche per loro risalire al titolare o sottoporre a sequestro una bicicletta in uso a un soggetto sospettato di non esserne il legittimo proprietario e che non giustifica il possesso.

Nonostante tutto questo, una bici rubata difficilmente sarà ritrovata, almeno in Italia.

https://www.youtube.com/watch?v=FQkpv6bjyys

Recenti indagini giudiziarie transnazionali hanno accertato che organizzazioni dell’Est Europa con base in Italia organizzavano veri e propri raid concentrando in pochissime ore furti a tappeto in piccoli centri e caricando su furgoni le biciclette rubate per avviarle immediatamente oltre frontiera e destinarle alla rivendita all’estero attraverso piattaforme di vendita online. Paesi esteri da dove sarebbe molto difficile, se non impossibile, far valere i propri diritti, anche avendone  denunciato il furto in Italia, visto l’elevato costo che comporterebbe sostenere le spese di un eventuale rimpatrio a fronte del danno economico arrecato.

https://www.ravennatoday.it/cronaca/controlli-corrieri-immigrati-est-europa-ritrovate-bici-rubate-faenza.html

https://www.lastampa.it/cronaca/2016/02/05/news/furgoni-mazze-ferrate-e-gps-i-ladri-di-biciclette-vanno-online-1.36560045

Le stesse Iene alcuni anni fa avevano condotto un’inchiesta su un’organizzazione criminale attiva in Italia che rivendeva in Ucraina biciclette oggetto di furti operati presso rivenditori italiani:

https://www.iene.mediaset.it/video/pelazza-bici-rubate-in-italia-e-vendute-in-ucraina_65821.shtml

Il fenomeno è talmente serio che merita un’attenzione particolare da parte dei ciclisti al fine di contrastare fortemente un furto e rendere la vita molto, molto più complicata a questi criminali.

La scena madre del film diretto da Vittorio De Sica “Ladri di biciclette” – Italia, 1948

 

Come proteggerci dai furti.

Il furto delle biciclette è sempre esistito e, in mancanza di un pubblico registro nazionale ufficiale, la titolarità di una bicicletta è dimostrabile solo a determinate condizioni:

  1. Conservazione della fattura di acquisto.
  2. Nel caso di un usato, copia della fattura di acquisto rilasciata dal precedente proprietario e/o dichiarazione di cessione in carta semplice corredata dalla stampa dell’annuncio di vendita riportante il numero di telaio che ormai ogni produttore stampa nella parte inferiore del movimento centrale. Nel caso di telai in carbonio il numero sarà inciso sul telaio o stampato su un adesivo: se mancano sia l‘incisione nel telaio che l’adesivo fare attenzione ed evitare l’acquisto. Se non è dimostrabile la provenienza evitare l’acquisto e rimandare ad altro. (si è a rischio di una denuncia per ricettazione se la bicicletta è provento di furto)
  3. Una volta acquistata, che sia nuova o usata, fotografare la bicicletta in ogni suo particolare con particolare attenzione ai numeri di telaio in una proprietà privata personale, casa – box – giardino condominiale che dimostri la proprietà della foto. Questo comproverà, in mancanza di altra documentazione, che la bicicletta è vostra e fornirà una foto utile alle forze dell’ordine in caso di ricerca.

 

E’ inoltre una buona pratica infilare nel tubo sella e nel telaio bici, un foglietto riportante l’anagrafica del proprietario e un recapito telefonico. Se non si vogliono indicare nomi e cognomi riportare il numero di un documento in corso di validità.

Tutto questo dimostrerà alle forze dell’ordine, in caso di furto e magari di rintraccio, che la bicicletta è vostra segnalando il biglietto nascosto.

Fin qui abbiamo messo in opera quanto necessario per dimostrare il possesso della bicicletta.

Ora passiamo alla difesa passiva, quella che renderà più difficile un furto con l’adozione di un antifurto.

Lucchetti, catene e antifurti elettronici.

Innanzitutto mai lasciare la bicicletta slegata anche solo per un minuto!

La sicurezza di una catena e la sua leggerezza sono due caratteristiche che purtroppo non possono coincidere nello stesso dispositivo: una è l’antitesi dell’altra.

Investire nell’acquisto di un buon lucchetto una cifra tanto più elevata quanto più elevato è il valore della bicicletta o quello affettivo, ci protegge da un dispiacere, consapevoli che l’investimento ci potrà seguire per tutta la vita, trasferendo il suo utilizzo in più mezzi se decideremo di cambiare la bicicletta.

Alcuni produttori qualificano con una scala da 1 a 10 il livello di sicurezza e questo è già indicativo della bontà del prodotto che stiamo per acquistare, altri forniscono un’assicurazione furto tramite la registrazione del prodotto.

In termini economici non andrebbe mai speso meno di 60/70 euro per l’acquisto di un buon dispositivo antifurto.

Alla catena andrebbe preferito un lucchetto di tipo rigido a U. Alcuni vengono forniti con una corda in acciaio dotata di anelli alle estremità utile per legare sia la ruota anteriore che la posteriore.

Scegliete un lucchetto a U largo lo stretto necessario perché non possa essere inserito nulla che possa romperlo come ad esempio il crick a compasso di un’automobile.

Evitare di legare la bici ai pali delle indicazioni stradali: a questi pali, dalla sezione molto limitata, basta una semplice strattonata perché siano sfilati da terra rendendo facilmente asportabile la bici che potrà essere liberata dal lucchetto spostandola in un altro posto, lontani da occhi indiscreti.

I ladri attrezzati dispongono di tenaglie e smerigliatrici a batteria, oggi facilmente acquistabili con poche decine di euro anche nella grande distribuzione.

Per difenderci e innalzare la sicurezza e la difesa passiva, dobbiamo aggiungere il nostro sesto senso, cercando di parcheggiare la bicicletta in luoghi di forte passaggio, davanti a telecamere, esercizi commerciali o luoghi sensibili quali gioiellerie, negozi con sistemi di telecamere o caserme.

Se il parcheggio è abituale, potrebbe essere una buona idea lasciare nel posto di arrivo una catena di quelle cementate, molto più pesanti e che quindi ritroverete ogni giorno a destinazione. Il decoro urbano va considerato, ma se non si abbandona e si usa quotidianamente difficilmente arrecherà disagio. Potrete semmai indicarci un vostro recapito telefonico fissandoci uno di quei portachiavi plastificati.

Se la zona non è sicura o non è vostra abituale zona di frequentazione, evitare di lasciare la bicicletta in strada e rivolgetevi a un parcheggio privato che con pochi euro vi custodirà la bicicletta durante la vostra assenza.

Spesso i gestori di queste attività non vogliono assumersi il rischio di un eventuale furto all’interno dei loro locali, poiché la bicicletta è facile da far sparire all’interno di un’autovettura parcheggiata nello stesso garage.

Basta spiegare che, anche se custodita, la legherete, così come avreste fatto in strada: difficilmente vi diranno di no.

Sono disponibili anche antifurti GPS che vanno occultati nel telaio e che segnalano la posizione della bicicletta attaverso app sugli smartphone segnalando tentativi di furto con un sensore di movimento. Il costo non è trascurabile e il loro funzionamento è subordinato alla registrazione di una sim card telefonica per l’invio dei dati necessari a segnalare il posizionamento.

Li trovate nei normali canali di acquisti online sotto la voce “GPS Tracker”.

La bicicletta in casa.

La custodia notturna della bicicletta rappresenta un vero grattacapo se non si dispone di un posto sicuro dove lasciarla. Molti colpi vengono portati a segno in box, garage e cantine condominiali dove con un solo blitz vengono sottratte decine di biciclette.

Anche in cantina o al box assicurate la vostra bicicletta con una robusta catena.

In questo caso, potendola lasciare fissa, potrete utilizzare una catena ancora più sicura e pesante magari ereditata dai tempi in cui eravamo motociclisti: fissatela comunque a un altro mezzo o a un occhiello fissato a muro.

 

L’utilizzo di spazi comuni condominiali, quali androni, cortili o aree di uso comune per parcheggiare la bicicletta è sempre vietato, al pari di altri mezzi di trasporto, se non vi è esplicita autorizzazione nel regolamento condominiale.

Dal 2018 però il Consiglio Comunale di Roma Capitale con la delibera nr 88/2017  ha apportato  un’importante modifica al regolamento generale edilizio di Roma che risaliva addirittura agli anni ‘30. Con l’art 37bis si sono introdotti una serie d’interventi volti a facilitare lo sviluppo della ciclabilità introducendo il “divieto di vietarne il parcheggio” adeguando il regolamento edilizio ai regolamenti già vigenti in moltissime città italiane e che avevano già recepito la decisione del Consiglio d’Europa 94/914/CE del 15 dicembre 1994 che indicava gli strumenti per permettere una maggiore diffusione della ciclabilità tra i quali consentire il parcheggio negli spazi comuni di proprietà private.

https://www.comune.roma.it/web-resources/cms/documents/Deliberazione_Assemblea_Capitolina_n._8_18.pdf

Pertanto, se il nostro regolamento condominiale riporta il divieto di parcheggio delle biciclette, sarà possibile far indire un’assemblea condominiale e chiederne l’abrogazione del divieto (che non potrà essere negata). Successivamente o nella stessa assemblea può essere portata a delibera l’autorizzazione al parcheggio e magari l’installazione di rastrelliere al fine di poter parcheggiare le biciclette nel luogo ritenuto più consono da parte dell’assemblea.

Alcuni condomìni hanno già recepito questa opportunità autorizzando l’installazione di rastrelliere e prevedendo contestualmente il pagamento di un canone di affitto del parcheggio bici ai soli condomini interessati anche per rientrare delle spese di installazione delle stesse rastrelliere. Con il canone di affitto si incentiva un reale utilizzo e si impedisce che i parcheggi bici diventino luoghi dove abbandonare biciclette, vanificando così le reali finalità della decisione condominiale.

Certamente il luogo più sicuro dove parcheggiare la propria bicicletta rimangono le quattro mura di casa.

Questo non sempre è possibile se si abita in un piano alto o in palazzi senza ascensore: in entrambi i casi considerare l’acquisto di una bicicletta pieghevole, che entri comodamente in ascensore e che occupi poco spazio in casa, potrebbe essere la scelta giusta.

In tutti gli altri casi, la bicicletta può essere un bellissimo oggetto d’arredamento.

La paura dei furti non deve ostacolare lo sviluppo della ciclabilità: sta a noi con un piccolo sacrificio economico e un minimo di attenzione contrastare questo problema.

Del resto così come auspichiamo parità di diritti e doveri sulla strada, almeno questa è una preoccupazione che ci fa sentire un po’ più uguali agli utilizzatori degli altri mezzi di trasporto.

Come dire “Mal comune, mezzo gaudio”.

 

Marcello Perotta per StorieCorrenti