Ciclismo tattico urbano: il “Come” episodio 1

Saranno stati i mesi chiusi in casa, la voglia di prendersi una boccata d’aria, il timore nell’uso dei mezzi pubblici, forse il bonus mobilità o più concretamente la risposta “brucia calorie” all’ago della bilancia quale conseguenza delle continue lievitazioni di pane, pizza e dolci postate sui social per mesi.

Ci saranno stati tanti buoni motivi: l’incremento nell’uso della bici è globale e giova alle nostre città dove la bicicletta si rivela un’alleata eccezionale.

Tutto questo si è tradotto in migliaia di ciclisti in più sulle strade di tutti giorni.

Informazioni stradali A Coruña (2009)

L’impressione positiva è che, pur in assenza di un’efficace campagna di comunicazione da parte delle amministrazioni locali, sembra prevalere negli altri utenti della strada, la consapevolezza di questa neonata presenza o “ritornata presenza” se solo pensiamo a come si muovevano i nostri nonni.

Forse sono gli stessi che nei weekend inforcano un bicicletta, magari con famiglia e figli al seguito, godendone dei benefici anche umorali che ciò comporta.

Tanti ciclisti in più sulle strade sono un beneficio per tutti.

Coloro che scelgono di muoversi diversamente rinunciando al mezzo privato, di fatto cedono il proprio posto su un mezzo pubblico, lasciano ad altri il parcheggio e il posto in fila al semaforo che occuperebbero se usassero in automobile.

Dobbiamo però essere coscienti che la miglior pubblicità di noi stessi, siamo proprio noi stessi e che i comportamenti tenuti sulle strade rispecchino quel reciproco rispetto al quale, come utenze deboli, auspichiamo.

Come Quando Fuori Piove.

Pedalando in città ci sono accortezze a cui magari non si pensa, ma che possono davvero fare la differenza.

Ho voluto sintetizzare in quattro parole di uso comune, facili da ricordare e che rappresentano, proprio come nella scala dei semi delle carte da poker, cuore, quadri, fiori e picche, la scala gerarchica dei comportamenti e tecniche utili in bici.

Come in una miniserie affronteremo in quattro distinte puntate gli aspetti più importanti dell’andare in bici in città.

Episode One: “Come”

Come pedaliamo? Come affrontiamo la strada? Come procediamo? Come ci poniamo nei confronti degli altri? Anche in bicicletta è il “Come” che fa la differenza.

Prima ancora di salire in bici assicuriamoci della corretta posizione in sella.

In piedi di fianco alla bici regoliamo la sella affinché l’altezza della stessa corrisponda più o meno alla testa del nostro femore, alla nostra anca.

Questo veloce settaggio ci torna sicuramente utile quando utilizziamo le biciclette dello sharing dove, ad ogni noleggio, siamo costretti a regolare l’altezza sella.

Una corretta posizione in sella non affatica le braccia, consente di avere padronanza del mezzo e di avere equilibrio quando le condizioni del traffico o del manto stradale lo richiedono.

Se la bici è vostra, scegliere una corretta misura della bici è determinante.

Se utilizzate una bici con telaio da uomo, prima ancora di misure e geometrie assicuratevi che scendendo dalla sella e tenendo il tubo orizzontale tra le gambe, ci siano almeno quattro dita tra voi e il vostro cavallo.

Soprattutto per gli uomini posso assicurarvi che non è un bella esperienza accorgersi, scendendo all’improvviso dalla sella, che la bici era troppo grande.

La vista laterale.

Da bambini abbiamo imparato ad andare senza le rotelle quando il nostro sguardo ha smesso di fissare quella ruotina che ci precedeva. Abbiamo alzato lo sguardo e, acquisito l’equilibrio, non abbiamo più smesso di pedalare.

Guardando avanti a noi possiamo procedere dritti ma, come in sella ad un cavallo, non abbiamo la sua padronanza. Per averla dobbiamo acquisire la “Visione Periferica” che è quanto di più importante nell’utilizzo della bicicletta.

Si tratta della parte di visione che risiede fuori dal centro dello sguardo: aiuta a renderci conto di cosa ci circonda e unita alla percezione dei suoni ci restituisce piena consapevolezza dell’ambiente e degli eventuali pericoli intorno a noi.

E’ importante aver contezza del nostro intorno vitale volgendo frequentemente lo sguardo a cosa ci segue, imparando a roteare spesso la testa.

Come nel riscaldamento prima di una corsa a piedi, eseguite esercizi di stretching del collo abituando a rotearlo a destra e sinistra prima di salire in bici.

Affidate alla visione d’insieme laterale questa consapevolezza dell’ambiente che vi circonda ancor prima di posticci specchietti laterali che, diversamente da quelli per auto e moto, vibrano, sono poco chiari, si spostano, distraggono facilmente e soprattutto ingenerano una sicurezza poi non del tutto vera in realtà.

Sono talmente inutili che nemmeno il codice della strada li rende obbligatori per i velocipedi.

La vista laterale di coppia raddoppia la visione (per gentile concessione dei miei suoceri Silvano&Nicoletta).

Acquisire la vista laterale vi aiuterà ad avere una visione a 360 gradi come negli uccelli, perché andare in bici è un po’ come volare.

Siate Prevedibili.

Quella che altrove potrebbe essere una noiosa attitudine, in bicicletta invece fa la differenza.

Acquisita la vista laterale nel procedere è buona accortezza segnalare ogni vostro cambio di traiettoria anche anticipando di molti metri le vostre intenzioni.

L’esempio classico è quando si hanno in vista auto in doppia fila. E’ più pericoloso avvicinarsi e scartarle all’ultimo che non allargarsi con largo anticipo comunicando a chi ci segue l’intenzione di volersi allargare a centro strada per passarle.

Se il manto stradale lo consente segnalate sempre le vostre intenzioni sporgendo lateralmente un braccio, altrimenti fatelo capire roteando indietro spesso la vostra testa affinché vi rendiate conto anche di cosa vi segue e che abbiano capito le vostre intenzioni.

Magari aprite il palmo della mano per ringraziare della cortesia di aver aspettato qualche secondo chi vi segue, per consentirvi di svolgere in sicurezza la vostra manovra.

Se invece vi stanno suonando ringraziateli comunque e lasciateli suonare.

Avrete la consapevolezza che vi abbiano visto, quindi non spostatevi e mantenete la vostra linea di prevedibilità.

A destra. Si ma non troppo.

Oltre al cervello in bici bisogna attivare la “modalità radar”.

E’ buona norma non procedere troppo vicini al margine destro della carreggiata. Innanzitutto perché, se procediamo troppo affiancati alle auto, l’improvvisa apertura di uno sportello è sempre in agguato.

Inoltre quando si superano auto ferme in doppia fila potreste trovarvi di fronte l’automobilista a piedi che ritorna frettolosamente alla guida senza guardare.

Imparate a controllare cosa accade all’interno degli autoveicoli: guardate se vi sono presenze, cosa stiano facendo, se è loro intenzione scendere dal veicolo, se sono distratti nell’uso del cellulare, se ci sono passeggeri.

Fate attenzione ai Taxi.

Affiancati in seconda fila aspettano o stanno per far scendere sicuramente un passeggero.

Se invece in doppia fila ci sono dei furgoni prestate ancora più attenzione.

Questi mezzi non hanno vetri laterali e se sono corrieri spesso hanno fretta: guardate gli specchietti, solitamente sono molto più grandi delle autovetture e vi si riflette l’interno dell’abitacolo facendoci capire se all’interno ci sono o meno persone.

Anche in questo caso ponete attenzione che non vi sbuchi di fronte l’autista magari anticipato dal carrello portapacchi.

Il margine destro delle strade tra l’altro vede sempre la presenza di tombini, caditoie, brecciolino, sporcizia, vetri. Spesso corrisponde alla sezione stradale più ammalorata, soprattutto in città, visto il costante passaggio in quel punto di bus e altri mezzi pesanti.

Anche quando non ci sono auto parcheggiate tenere troppo la destra, ci mette nel pericolo di colpire con il pedale destro il marciapiede facendoci perdere l’equilibrio.

Infine tenere troppo la destra ci nasconde troppo dalla vista degli altri utenti della strada soprattutto nelle intersezioni stradali. Lo schema che segue spiega chiaramente perché procedere stando un poco più a sinistra ci mette in sicurezza:

Schema di ciclismo tattico di Keri Caffrey, Inc. (2014)

 

Non ti ho visto.

La frase principe dello “scusario” di chi si muove in città a idrocarburo è: non ti ho visto!

Spesso non è nemmeno preceduta o seguita da uno “scusa” che vista la smaltitaccia subita farebbe tornare, non dico il sorriso, ma almeno il colore in viso.

Siamo consapevoli che in sella ad una bici abbiamo tanta più contezza di cosa ci circonda ora che abbiamo acquisito come sfruttare la visione laterale, non ostacolati dalle strutture di un abitacolo.

Ben diverso della tonnellata e oltre di acciaio e plastica, quando va bene, che circonda l’automobilista: seduto ben al di sotto della nostra posizione in sella privato di vista, olfatto e udito a causa di montanti parabrezza, impianti stereo, ostacoli sulla strada ed elementi di distrazione vari a bordo.

Spesso è proprio vero che gli altri utenti della strada non ci vedono nonostante noi ne siamo convinti:

Non ci vedono e non ci sentono e anche l’uso del campanello non aiuta.

Il campanello, insieme alle luci anteriori e posteriori e ai catarifrangenti sulle ruote (o bande riflettenti sui pneumatici) fa parte della dotazione obbligatoria del velocipede, ai sensi dell’art. 68 del Codice della strada. L’uso del campanello non ci assicura di aver realmente avvisato della nostra presenza un’automobilista chiuso nel suo abitacolo.

Dotazioni obbligatorie in bicicletta (ringraziamo per lo schema riassuntivo la FIAB Grosseto)

Il campanello risulta molto utile per avvisare della nostra presenza altri utenti deboli, ciclisti o pedoni.

In questi casi non esitate a usarlo, non abbiate timore: usare un campanello per avvertire gli altri utenti deboli non equivale a usare un clacson con i suoi ennemila sgradevoli decibel.

Prendetela come una cortesia per gli altri e per voi se saranno altri a “scampanellarvi”.

Appurato che gli automobilisti non ci vedono e non ci sentono, dobbiamo agire proattivamente per aumentare la percezione di noi cambiando i nostri comportamenti che, seppur corretti formalmente, risultano spesso del tutto inadeguati sulla strada.

Mai affiancare mezzi pesanti, autobus e furgonati soprattutto in corrispondenza di svolte.

In generale vale anche per le autovetture, non affiancatele sulla destra al semaforo come per esempio fanno i motociclisti che possono contare su un’accelerazione molto più rapida di chi va in bicicletta seminando l’automobile al verde.

In bici si è più lenti nella ripartenza e l’autista potrebbe decidere di svoltare a destra magari senza freccia e travolgerci.

La bicicletta è molto silenziosa e questo non giova a nostro favore sulle strade.

I mezzi pesanti, come pure gli autobus, hanno una vista laterale compromessa: assenza di vetrature laterali, posizione di guida molto alta, dimensioni e lunghezze ci rendono del tutto invisibili alla vista del guidatore.

Cercate di pedalare sempre al di fuori dei punti ciechi.

Spesso capiterà che vi sorpassino per poi svoltare all’improvviso a destra tagliandoci la strada.

Prevenite questi comportamenti e non ostiniamoci, consapevoli di aver ragione, proseguendo nella nostra linea retta: aver ragione e farsi male non è mai conveniente.

Torna utile in corrispondenza di un’intersezione stradale rimanere non troppo a destra al fine di prevenire questi tagli di strada ed ostacolare chi ci segue nella manovra azzardata..

Spesso in prossimità di incroci vediamo ciclisti svoltare a destra o procedere nonostante vi sia il rosso.

Questa è certamente una violazione al codice della strada ma dobbiamo pensare anche alla maggiore visibilità di cui dispone il ciclista in sella, il quale, accertandosi che non arrivino altri veicoli, nell’anticipare un rosso al semaforo, si distacca dalle auto che lo seguono creando un cuscino distanziale togliendosi dalle traiettorie alla ripartenza.

Esoterismo a pedali: Diabolik o Psyco?

In svariati confronti a pedali ho conosciuto molti ciclisti che nel pedalare adottano la tecnica Diabolik acquisendo la magia dell’invisibilità. In pratica parliamo di forme di esoterismo del ciclismo, parliamo delle tecniche che si acquisiscono solo dopo decenni di ciclismo urbano.

Come nei teatri di guerra e nella tecnica del combattimento stealth, rendersi invisibili nel traffico è una tecnica furtiva che consiste in accorgimenti di varia natura che ci nascondono dal panorama urbano. I ciclisti Diabolik spesso vestono scuro, hanno piena consapevolezza dei luoghi e del traffico. Sanno che ovunque si pedali il traffico è sempre lo stesso, con le sue dinamiche e per questo prevedibile nei suoi ripetitivi scenari. I movimenti inavvertibili del ciclista rispecchiano i movimenti invisibili delle arti marziali: centrare l’avversario senza che questi abbia visto partire il colpo.

Psyco invece comunica con gli occhi, con il corpo e, nei casi estremi, anche con la mente.

Per la maggior parte dei ciclisti invece è la tecnica Psyco quella che fa riportare la pellaccia a casa. L’ho chiamata Psyco perché anche questa tecnica la si acquisisce con anni di ciclismo urbano in contesti molesti come le nostre metropoli dove appunto c’è “d’ascì pazz’!”

Psyco cerca ovunque l’interazione con l’altro utente della strada.
Psyco manipola, gesticola, mormora, muove le labbra.

Psyco parla apparentemente ma mai da solo: Psyco non ha amici immaginari.

Psyco cerca lo sguardo dell’automobilista, non si ferma a guardare il parabrezza: cerca proprio lo sguardo perché quel secondo di intendimento con l’altro utente è decisivo nel comunicare:

oh, mi hai visto? Ok, allora ti fermi allo stop giusto?”.

Psyco indossa occhiali che sono sempre utili per evitare insetti o polveri ma i suoi hanno le lenti trasparenti perché Psyco deve farsi vedere vivo dagli altri esseri carrozzati.

Psyco rispetta il pedone e lo ringrazia se gli lascia spazio in una ciclopedonale. Psyco pedala con le logiche di un pedone che non di un veicolo.

Psyco dice “bellaaaa” o fa il pollicione all’insù se un’automobilista gli riconosce la precedenza.

Noi italiani, che abbiamo il gesticolare insito nei cromosomi, partiamo avvantaggiati.

Io, lo ammetto, mi sento un po’ Psyco e voi?

Le tecniche di ciclismo tattico che abbiamo affrontato finora sono l’asso di cuori del pedalare in contesti urbani complessi come i nostri.

Una volta acquisiti vi sentirete non più forti ma sicuramente meno indifesi e vulnerabili tanto da non farvi rimpiangere altri mezzi di trasporto che li riterrete, invece, certamente molto meno piacevoli e anche molto più pericolosi dell’andare in bicicletta.

Marcello Perotta