A tutti i figli di un podismo autentico

Se sei nato dopo il 1990 puoi anche evitare di leggere questo articolo.

Ma se sei nato quando la tv era in bianco e nero e a scuola facevi educazione fisica con le Mecap ai piedi allora potrai capire meglio di cosa sto per parlare.

Il mondo è cambiato e a volte facciamo fatica a riconoscerlo.

Chiamatela ribellione informatica, fuga dalla realtà, ma ci sono dei periodi in cui vorresti staccare il jack, inibire il bluetooth, dimenticare la password e scendere in strada senza alcun legame tecnologico.

Stiamo assistendo a sviluppi incredibili del mondo del running, con il minimo impegno e il massimo risultato c’è chi ha inventato un nuovo modo di partecipare alle gare.

Hanno creato luoghi della rete dove centinaia di atleti si registrano su piattaforme per prendere parte ad una manifestazione contro altri atleti ma che di fatto non ci sono.

Condividono il loro risultato e gli sarà spedito un pacco gara con maglietta e medaglia a casa.

Bello no?..

Corri contro nessuno e solo dopo saprai se la tua azione è stata meglio o peggio di quella di altri corridori solitari come te.

Scusate ma io non ce la faccio, mi sarò invecchiato ma credo che il podismo vecchia maniera abbia ancora il suo valore.

Un approccio ortodosso non potrà che generare sempre grandi risultati, perchè come diceva Pietro Mennea: Io devo prendermela con qualcuno per ottenere risultati.

Così, anche se per poco, voglio vedere in faccia il mio avversario e credere di poter fare meglio di lui.

Voglio invecchiare come Pino il Maestro delllo storico gruppo Qd13, scarpe consumate, maglietta di cotone anche ad agosto, pantaloncino sgambato anni 70 e calzini vintage.

Essere l’ultimo baluardo del podismo verace e sanguigno, proletario, severo ma giusto.

Perchè per me correre una gara è avere uno che mi ansima sul collo dal quale fuggo via e un altro che mi lascia la scia di sudore e scompare all’orizzonte.

Fare allenamenti millimetrici la cui andatura “a sensazione” è perfettamente calibrata sulle gambe di veri e propri guru del ritmo.

Ripetute iniziate tra chiacchere e terminati nel silenzio assoluto e interrotte da improperi e maledizioni dettate da fatiche immani e masochistiche.

Sedute di allenamento che fanno da contraltare alle “reunion” e convention podistiche piene di musica assordante e microfonati motivatori atletici, dove poche gocce di sudore sono da contorno a modaioli abbigliamenti e tripudi di tecnologia satellitare

Due mondi distinti, contrapposti, e poco inclini a confrontarsi, ognuno orgoglioso delle proprie radici e dell’arco temporale da cui originano, sono le due facce di una stessa medaglia che si chiama CORSA

Marco Raffaelli