Provate a immaginare di correre bendati, legati a un’altra persona da un semplice cordino. La vista scompare e, all’improvviso, tutto cambia. Il passo si regola sul respiro di chi è accanto, ogni indicazione diventa essenziale, ogni metro percorso è un esercizio di fiducia.
È questa l’esperienza proposta da “Dentro la Guida”, una delle attività più coinvolgenti di VitaOn, la manifestazione dedicata a salute, prevenzione e benessere che si è svolta il 13 giugno allo Stadio dei Marmi di Roma.
Realizzata grazie alla collaborazione con FISPES e con il contributo di Giuseppe Minici, dell’associazione Piano ma Arriviamo, l’iniziativa ha permesso a chiunque di mettersi nei panni della guida di un atleta non vedente. Attraverso semplici esercizi di corsa in coppia, sincronizzazione del passo e orientamento, i partecipanti hanno scoperto quanto il rapporto tra atleta e guida sia costruito sulla comunicazione, sulla fiducia e sull’ascolto reciproco.

Non è stata una dimostrazione tecnica dello sport paralimpico, ma un’esperienza capace di cambiare prospettiva. Per qualche minuto, correre ha significato affidarsi completamente a un’altra persona, comprendendo quanto il movimento possa diventare uno strumento di relazione oltre che di benessere.
Il legame tra guida e atleta è molto più di un cordino: è una connessione fatta di responsabilità condivisa, sensibilità e sintonia. Un modello di inclusione che racconta come lo sport possa abbattere le barriere senza bisogno di grandi discorsi, ma semplicemente facendo vivere un’esperienza.
Perché a volte bastano pochi passi, senza vedere, per iniziare a guardare le cose in modo diverso.






