Mi piace salutare chi corre. Ma mi piace anche salutare chi non corre affatto.
Chi apre una serranda all’alba, chi porta fuori il cane ancora assonnato, chi sistema le piante sul balcone mentre la città si sveglia.
Mi piace sentire l’odore del gelsomino nelle mattine presto, quando le strade del quartiere sono ancora sospese tra il silenzio e il rumore del giorno che arriva. Guardare le finestre illuminate, immaginare vite diverse dalla mia, incrociare per un attimo storie che non conoscerò mai.
Mi piace tornare a casa e sfilare le scarpe senza slacciarle, lasciandole sempre nello stesso angolo dell’ingresso, come un piccolo rito che chiude la corsa e rimette ordine alle cose.
Mi piace uscire senza telefono, correre leggero, senza notifiche e senza fretta. Ma mi piace anche portarlo con me, mettere le cuffie e lasciare che una canzone o un podcast accompagnino il ritmo dei passi.
Perché alla fine correre è anche questo: un insieme di cose semplici, minuscole quasi, che però riescono a dare un senso diverso alle giornate. Non servono imprese straordinarie. A volte basta soltanto esserci, dentro una strada qualsiasi, mentre il mondo lentamente si mette in movimento.





