Un giorno, sul messenger della pagina, arriva un messaggio in inglese.
Tono gentile ma deciso: eliminare subito una foto usata in uno dei nostri post del dopo Maratona di Roma.
Non è la prima volta che succede.
Negli anni sono arrivati commenti, critiche, suggerimenti, idee. Fa parte del gioco, anzi è il bello dei social: confronto, discussione, punti di vista.
Questa volta però la storia meritava un capitolo a parte.
Avevamo pubblicato una foto bellissima scattata da Francesca Soli sulla linea d’arrivo di Roma, bella come quella di questa copertina. Una di quelle immagini che raccontano tutto senza bisogno di parole: fatica, liberazione, felicità pura.
Al centro dello scatto un runner straniero in piena esultanza, fuori misura nel modo più autentico possibile. Braccia larghe, volto acceso, la gioia incontrollabile di chi ha appena chiuso qualcosa di importante.
Quel runner era proprio l’autore del messaggio.
Ci ha chiesto di rimuovere la foto. Nessuna spiegazione, nessuna polemica. E noi naturalmente lo abbiamo fatto subito.
Dopo qualche ora però arriva il secondo messaggio. Ed è lì che la storia cambia passo.
Il nostro eroe aveva corso la Maratona di Roma… all’insaputa del suo capo.
In ufficio aveva giustificato l’assenza con un classico malanno di stagione.
Capite il livello?
Quest’uomo si prepara per mesi una maratona all’estero, organizza viaggio, allenamenti, aspettative, emozioni. Poi, davanti all’impossibilità di rinunciare, decide che no: quella gara si deve correre comunque. Anche a costo di inventarsi l’influenza.
Ma non basta.
La corre con la maglia sgargiante della sua squadra, con sopra un gigantesco motto nella sua lingua madre “Non Mollare”, arriva al traguardo in 3 ore e 30 e festeggia come se avesse vinto Boston.
Una scena troppo bella per non essere fotografata.
E infatti è stata fotografata.
Solo che internet è più veloce delle giustificazioni mediche.
E allora eccoci qui, tra genio e follia, a pensare che forse questa storia dica una cosa molto semplice: per un maratoneta non esistono davvero limiti, barriere o vincoli.
Quando uno ha in testa quella partenza, quel percorso e quell’arrivo… ci arriverà in qualunque modo.
Anche rischiando il cazziatone del capo il lunedì mattina.





