Quando vedete le storie delle running crew, dei club, dei gruppi organizzati di giovani runner che corrono belli, allegri e felici tra le vie delle città, cosa pensate davvero?
Due settimane fa, alla Maratona dell’Isola d’Elba — che poi, nel nostro caso, era una mezza maratona inserita nell’evento della maratona, e che vi consiglio di correre almeno una volta — di gruppi così ce n’erano tanti.

E in quel contesto diverso, lontano dai centri abitati dove sono abituato a vederli allenarsi, facevano un effetto bellissimo. Sulle salite di Procchio e Fetovaia avevano lo stesso stile scanzonato dei loro allenamenti al tramonto: sembravano non sentire la fatica, tra foto, video e incoraggiamenti reciproci.
Credo che in questo momento storico, fatto di profondi cambiamenti nel panorama podistico amatoriale, possa nascere un confronto generazionale utile a tutti.
Noi, che abbiamo sulle gambe anni di gare vissute con la serietà — a volte eccessiva — di un approccio fin troppo performante.
E loro, i più giovani, che con una partecipazione goliardica e leggera possono ricordarci che lo sport è fatto anche di questo.
Allora non siate prevenuti se li vedete correre con il telefono in mano e le cuffie nelle orecchie.
Io, alla loro età, passavo le giornate sui libri e le serate tra pub e locali fumosi.
Ben venga questo vento nuovo fatto di leggerezza, partecipazione e sana competizione.



