venerdì, Aprile 17, 2026
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Maratona di Parigi 2026, la rivoluzione dei ristori senza bicchieri convince i runner: “Funziona davvero”

Niente più bicchieri di carta, niente bottigliette distribuite al volo lungo il percorso: alla Schneider Electric Marathon de Paris 2026 la grande novità è stata la svolta “cup-less”, con acqua disponibile solo nei contenitori personali dei partecipanti. Una scelta radicale sul fronte ambientale che, almeno dalle prime testimonianze raccolte sul campo, sembra aver superato la prova più difficile: quella della gara vera.

Tra le voci dei runner c’è quella di Francesca, alla sua esperienza in una delle maratone più iconiche d’Europa:

“Prima edizione senza bottigliette ai ristori: acqua solo se ti porti il tuo bicchiere, gentilmente offerto nel pacco gara. Onestamente? Funziona.”

Una frase che sintetizza bene il bilancio di una novità che, sulla carta, aveva sollevato dubbi logistici e timori di rallentamenti. Sul percorso, però, la sensazione è stata diversa:

“Serve un minimo di organizzazione, ma il tempo perso è davvero poco. Molto meno di quanto si possa pensare prima di partire.”

Una scelta ecologica, ma senza caos

Francesca Caricchia con la sua amica Antonella Scutiero poco prima della partenza

L’organizzazione parigina ha ridisegnato l’intero sistema di idratazione: 13 punti di ristoro lungo i 42,195 chilometri, di cui 9 completi con cibo e bevande, 4 soli punti acqua, oltre a 2 stazioni Ta Energy per il reintegro elettrolitico. Il tutto con distanze ridotte soprattutto nella seconda metà di gara, dove i rifornimenti diventano più ravvicinati per evitare attese e code.

I ristori completi sono stati posizionati ai km 4,8 – 8,7 – 13,3 – 16,8 – 21,3 – 24,2 – 30,6 – 35,1 – 38,8, oltre all’arrivo, mentre i punti acqua intermedi si trovavano ai km 22,5 – 29 – 32,6 – 37. Le due stazioni energetiche, invece, erano ai km 24,2 e 32,2.

La lunghezza dei ristori, ben 160 metri, è stata uno degli elementi decisivi per la fluidità: i tavoli lunghi hanno distribuito il flusso dei corridori evitando gli imbottigliamenti tipici dei primi metri.

La prova del percorso: “Zero drammi

La testimonianza di Francesca conferma che il sistema, almeno per chi si presenta preparato, non penalizza in modo significativo la prestazione.

“La mia esperienza è stata assolutamente positiva: gara scorrevole, ristori gestibili e zero drammi.”

La chiave, spiega, è l’adattamento:

Io mi sono anche portata una borraccia morbida da trail. Bisogna ricordarsi il bicchiere, gestire meglio i ristori, adattarsi a una piccola novità. Ma il tempo perso è quasi impercettibile.

Una sensazione che coincide con quanto promesso dagli organizzatori: più punti di refill, volontari dedicati e la possibilità di riempire autonomamente soft flask, bicchieri pieghevoli o zaini idrici. Lungo il tracciato erano inoltre previsti spray d’acqua supplementari in caso di temperature elevate.

La maratona che cambia il modo di correre

La vera notizia, oltre l’aspetto tecnico, è culturale. Parigi porta su una delle majors europee un modello già visto nel trail running, ma ancora raro nelle grandi maratone cittadine: l’idratazione a rifiuti quasi zero.

Per i runner più competitivi è stata prevista un’eccezione: gli atleti in grado di mantenere ritmi da meno di 2h50’ finali hanno potuto usufruire di un sistema tradizionale con bottiglie pre-riempite, da restituire obbligatoriamente nelle zone di raccolta dedicate.

Per tutti gli altri, invece, la gara ha segnato un cambio di abitudini: meno “grab and go”, più pianificazione personale.

Oltre la logistica, resta la magia di Parigi

Alla fine, però, la tecnologia organizzativa conta fino a un certo punto. Perché il cuore della giornata, nelle parole di Francesca, resta l’esperienza emotiva.

“E poi… Parigi resta Parigi. Un percorso meraviglioso, un’atmosfera unica, una di quelle maratone che ti restano dentro.”

Ed è forse proprio qui che la svolta ecologica trova la sua sintesi migliore:

“Si può fare, ed è anche bello farlo così.”

Una frase semplice che racconta non solo una maratona ben riuscita, ma anche una possibile direzione per il futuro delle grandi corse su strada: meno rifiuti, più responsabilità individuale, senza perdere il fascino della gara.

Le due amiche medagliate al traguardo