Le Olimpiadi sono l’evento sportivo che più di ogni altro mi ricorda quanto sia bello essere sportivi. Vivere da sportivi. Sacrificare una vita intera per limare un centesimo di secondo. Quando vedo gli atleti – ma soprattutto le atlete – vincere una medaglia, mi innamoro immediatamente.
Nella mia testa parte sempre un film: una vita in giro per il mondo al seguito di una campionessa di sci che mi ha fatto scoppiare il cuore. Io a bordo pista a incitarla, poi l’abbraccio, la medaglia al collo, il freddo che non si sente più.
Questa immaginazione, da anni, ha un volto preciso: Lindsey Vonn. Non ho mai nascosto l’amore sportivo per lei, per la sua forza e per la capacità quasi sovrumana di reagire ai tonfi della vita, oltre che a quelli sulla pista.
E così, mentre mi immagino a casa a lucidarle le medaglie appese in bella mostra nel nostro rifugio di montagna ad Aspen, mi imbatto in un articolo della CNN che racconta come alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina verranno consegnate le medaglie più costose nella storia dei Giochi.
Il motivo è semplice: l’impennata dei prezzi dei metalli preziosi. Alle prossime Olimpiadi invernali verranno assegnate oltre 700 medaglie tra oro, argento e bronzo, destinate agli atleti delle principali discipline.

Dal 2024, il prezzo dell’oro è aumentato del 107%, quello dell’argento addirittura del 200%. Questo rende le medaglie molto più preziose in termini puramente economici rispetto al passato.
Oggi una medaglia d’oro vale circa 2.300 dollari, più del doppio rispetto ai Giochi di Parigi 2024.
Una medaglia d’argento sfiora invece i 1.400 dollari, tre volte il valore di appena due anni fa.
Le medaglie di Milano-Cortina saranno prodotte dalla Zecca e dall’Istituto Poligrafico dello Stato italiani e realizzate con metalli riciclati. Nonostante il nome, le medaglie d’oro contengono solo 6 grammi di oro puro: il resto del peso (506 grammi complessivi) è in argento.
Quelle di bronzo, composte principalmente da rame, hanno un valore economico molto più basso, circa 5,60 dollari, risultando le meno “preziose” dal punto di vista del mercato.
Le ultime medaglie olimpiche completamente in oro risalgono al 1912. All’epoca valevano meno di 20 dollari, ma oggi sono autentici oggetti da collezione: una medaglia d’oro del 1912 è stata venduta all’asta per 19.000 sterline nel 2015, mentre una medaglia di partecipazione del 1920 ha raggiunto le 640 sterline.
E se i mercati continueranno a oscillare come negli ultimi anni, il valore dei metalli preziosi potrebbe salire ancora, rendendo ancora più “pesanti” – almeno sul piano economico – anche le medaglie delle Olimpiadi estive del 2028.

Purtroppo io e Lindsey Vonn non avremo mai davvero una casa ad Aspen. Ma la speranza che possa vincere un’altra medaglia, quella sì, non me la toglie nessuno.
Perchè a 41 anni Lindsey Vonn è diventata la sciatrice più “anziana” della storia a vincere una gara di Coppa del Mondo di sci alpino. Un palmarès impressionante: 139 podi totali, 218 piazzamenti tra le prime dieci e 20 stagioni in Coppa del Mondo.
Ma Lindsey Vonn è soprattutto l’esempio vivente di cosa significhi rialzarsi davvero. Nel corso della sua carriera ha affrontato più di nove operazioni chirurgiche, soprattutto alle ginocchia, a causa di infortuni gravissimi: rotture di legamenti, fratture, interventi ripetuti e, più recentemente, anche una sostituzione parziale del ginocchio.
Eppure non ha mai smesso di lottare. Ogni operazione è stata seguita da sacrifici, riabilitazione, dolore. Ma anche da ritorni, vittorie e record.
La sua forza non è solo nelle medaglie – che oggi valgono sempre di più – ma nella capacità di cadere, rialzarsi e tornare a vincere. Ed è forse questo, più di qualsiasi metallo prezioso, il vero valore olimpico.






