giovedì, Aprile 30, 2026
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Elbaman, il Triathlon con il Cuore, cala il sipario su un sogno lungo vent’anni

Vent’anni di passione, amicizia, fatica e sogni condivisi. Dopo due decenni di storia, l’Elbaman – la gara di triathlon che ha portato l’isola d’Elba al centro delle mappe mondiali dello sport – chiude i battenti. Un annuncio che scuote non solo il mondo del triathlon, ma chiunque creda nel valore dello sport come motore di comunità, turismo e identità territoriale.

A parlare, nel comunicato ufficiale, sono Marco Scotti, fondatore e proprietario del marchio, e Andrea Giusti, socio e anima elbana dell’organizzazione. Le loro parole hanno il tono di chi ha dato tutto e ora, con amarezza ma anche serenità, decide di fermarsi.

“Elbaman è stato parte della nostra vita quotidiana per vent’anni – racconta Scotti –. È nato dal nulla, costruito solo grazie alla passione. Ma ogni ciclo, anche quello più bello, prima o poi si chiude.”

Dietro la decisione non ci sono né motivi economici né personali. Il vero nodo, spiegano gli organizzatori, è la mancanza di sostegno strutturale da parte del territorio. Nonostante l’entusiasmo degli atleti e l’amore di chi, da ogni parte del mondo, ha scelto l’Elba per mettersi alla prova su uno dei percorsi più belli e duri del pianeta, le istituzioni non hanno saputo o voluto cogliere appieno il valore di questo evento.

“Dopo vent’anni ci sentiamo più ospiti che parte di una comunità – aggiunge Giusti –. È doloroso ammetterlo, ma l’Elbaman non è mai stato considerato come un patrimonio comune, bensì spesso come un fastidio.”

Eppure, i numeri raccontano una storia diversa: oltre 3.500 pernottamenti e un indotto diretto superiore ai 300.000 euro solo per l’edizione 2025, senza contare la visibilità internazionale, la promozione turistica e l’indotto duraturo creato da chi tornava sull’isola per allenarsi o semplicemente per respirare ancora quell’atmosfera unica.

La gara, nata da una passione quasi folle, è diventata un simbolo: un evento costruito “con il cuore”, come amano dire i suoi organizzatori, capace di fondere la durezza del triathlon con la magia dell’isola. Ogni edizione, tra albe infuocate, mare turchese e strade tortuose, ha rappresentato una sfida fisica e mentale, ma anche un abbraccio collettivo, un rito sportivo e umano.

Dietro la chiusura, tuttavia, si cela anche un grido di dolore per un’occasione perduta. Le difficoltà burocratiche, l’assenza di pianificazione pluriennale, la carenza di volontari locali e le condizioni delle strade hanno logorato la macchina organizzativa. “Non possiamo più garantire la sicurezza degli atleti,” ammette Scotti. “E senza sicurezza, non c’è futuro.”

Giusti, da elbano, non nasconde la delusione:

“Perdere l’Elbaman significa perdere l’ennesimo treno. L’Elba avrebbe tutte le carte in regola per diventare la capitale dell’outdoor del Mediterraneo, ma manca la visione. Rimarranno i ricordi, le persone, le emozioni.”

E proprio le emozioni saranno l’eredità più grande. Quelle degli atleti che, tra sudore e lacrime, hanno tagliato il traguardo con il mare sullo sfondo. Quelle dei volontari e degli appassionati che ogni settembre coloravano l’isola di entusiasmo. Quelle di chi ha creduto che lo sport potesse essere anche un atto d’amore verso la propria terra.

“Elbaman rimarrà sempre il Triathlon con il cuore,” conclude Giusti.

Con la ventesima edizione, perfetta nel meteo e nell’organizzazione, cala il sipario su un capitolo straordinario dello sport italiano. Ma il suo spirito, fatto di determinazione, amicizia e passione autentica, continuerà a vivere in ogni atleta che ha nuotato, pedalato e corso sull’isola, guardando verso il traguardo e verso l’orizzonte.

Perché i sogni, quando sono coltivati con amore e fatica, non finiscono mai davvero.

L’organizzatore Marco Scotti alle premiazioni
Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso