Sono lo scemo sulla collina – The fool on the hill

“Sono lo scemo sulla collina. Mi perdo a guardare una nuvola sbrindellata. Giorno dopo giorno, guardo il sole andare giù, i miei occhi guardano il mondo che gira.”

Sono parole dei Beatles.

Mi sono sempre chiesta se esiste davvero una persona così fortunata da vivere in questo modo. Osservando le piccole meraviglie della natura, senza curarsi delle persone intorno e del loro giudizio, semplicemente vivendo in armonia con il pianeta.

Sono lo scemo sulla collina.

Possiedo una bici, mi accompagnano un cane e una colazione al sacco. Non ho bisogno di altro perché tutto il resto sono solo cose. Oggetti con una finalità pratica che non restituiscono alcuna emozione.

Vado in bici. Non ho una macchina. Inquina, isola, innervosisce. Pedalo in salita e mi lascio portare dalla discesa, mentre assaporo il vento sulla faccia. Non c’è per me un senso di marcia. Seguo il percorso che mi porta al mio obiettivo.

Il mio preferito è il mare.

La mia bici ha un sacchetto di plastica con dentro un panino legato al portapacchi. Nel portabottiglie c’è una bottiglia del latte riempita di caramelle, che offro alle persone con cui mi fermo a chiacchierare e che immancabilmente le notano.

Ho legato al manubrio una bustina con degli spiccioli per un caffè in riva al mare e per il lavavetri che sta al semaforo sulla Via C. Colombo.

Parto ogni mattina da casa. Estate o inverno non importa, basta una giornata di sole. Nuoto anche con 10 C°, perchè il freddo è naturale e io non temo niente che appartenga alla Terra.

Resto al sole a guardare il mare, a respirare il sale mentre il resto del mondo vive in affanno, perdendosi ogni gioia che la vita può dare, correndo dietro a stereotipi messi insieme come un castello di carte che inesorabilmente ricostruiscono ogni volta che cade. Ma non li giudico.

Li osservo, anche se non riesco a capire le loro motivazioni.

Sono lo scemo sulla collina. Amo correre.

Ogni mattina prima di partire con la bici mi faccio una corsa. Mi hanno detto che sono 10km, ma io non lo so perché non la misuro.

Una volta un uomo mi ha regalato un cardiofrequenzimetro.

Mi soffocava. L’ho dimenticato su un muretto e sono tornato libero. L’attrezzatura per correre la prendo alla chiesa, tra i vestiti delle offerte.

È incredibile cosa la gente butta via. In una società in cui la moda detta le regole, nel cesto della chiesa si trovano magliette tecniche ancora in ottimo stato, pantaloncini e scarpe da running ancora buone.

Amo le scarpe.

Sono l’unica cosa che vale la pena comprare. Non mi interessa che i miei vestiti siano intonati, ma le scarpe devono essere assolutamente perfette. Sono loro le gomme della mia macchina e,se non sono di qualità, ne risente tutto.

Motore, carrozzeria, frizione e cambio. Ne ho di tutti i tipi e di tutte le marche. Le provo tutte. Le devo conoscere tutte, perché ogni nuovo modello può essere quello perfetto.

Esco quando la città ancora dorme, quando le strade sono solo mie e dei miei pensieri. Al ritorno mi aspetta una bella colazione.

Slaccio il guinzaglio al mio amico e cominciamo. Lui corre accanto a me. Abbaia ad ogni pericolo. Mi precede. Non si allontana mai troppo, nemmeno quando incontra qualche suo amico per il quartiere.

É una taglia media, nero. Lui è il mio compagno. Mangia con me, dorme con me, gli lavo i denti.

Insieme ci guardiamo intorno, vediamo gli alberi malati e trascurati.

Ogni anno a primavera ce n’è uno che non si risveglia, che non fa fiori, che improvvisamente sparisce e lascia il posto ad una buca piena di cartacce, bottiglie e mascherine. Me lo domando ogni volta perché non riusciamo a rispettare l’ambiente in cui viviamo.

Perché?

Perché le persone non raccolgono gli escrementi dei loro cani o buttano la spazzatura come capita, incuranti di quello che ne sarà dopo, leggeri come chi si leva un peso e lo lascia nel mondo, tanto qualcuno se ne occuperà.

È così che le strade di un tempo sono diventate sporche e malmesse, è così che i pruni hanno smesso di fiorire. Guardo il mio amico e con il respiro affannoso gli domando:

“tu lo sai il perché?”

Mi guarda con i suoi occhioni neri ed interrogativi. Nemmeno lui lo sa. Continuiamo a correre.

Sono lo scemo della collina e tutto quello che amo non è creato dall’uomo.

Non mi piace la tecnologia e la comunicazione a tutti i costi. Vivo in una bolla di meravigliosa realtà, senza telefonino, perché il tramonto lo voglio guardare.

Lo voglio fotografare con gli occhi ed imprimerlo sulla carta bianca e patinata della mia mente.

Perché il tramonto è fatto di colori e questo è vero, ma oltre i colori ci sono gli odori di sale, di sole, di vento e di freddo, ci sono i brividi della brezza che sfiora le spalle, le macchine in lontananza, una mamma che chiama il suo bambino, un uomo che fischia al suo cane.

Questa moltitudine di sensazioni si imprime nella mente e,per riviverla, mi basta rievocarla ad occhi chiusi ogni volta che mi va.

Quante persone vedo annegare nel mare di internet nella più totale convinzione di essere libere mentre si perdono il meglio di questa vita.

Sono lo scemo sulla collina e mi piace fermarmi a parlare con la gente. Pochi giorni fa parlavo con un ragazzo africano che puliva il marciapiede.

Gli mancava la sua casa. Gli mancava la sua famiglia. È venuto qui nella speranza di portare anche loro e invece vive in strada.

Gli ho dato la mia colazione, tanto a me non serve, e una pacca sulla spalla.

Gli ho detto:

“andrà meglio”

e sono andato via.

Ho offerto il caffè a due ragazzi del Kenia in cambio dei racconti sulla loro terra. Gli ho chiesto se è vero quello che si dice, che cominciano a correre da bambini, gli ho chiesto degli altopiani.

Gli ho detto che mi piace correre, ma le mie gambe sono lunghe la metà delle loro.

Abbiamo riso.

Non tutti parlano con me. Alcuni mi guardano come se fossi strano, come se fossi lo scemo sulla collina che si perde dietro una nuvola, che guarda il sole che tramonta e il mondo che gira e forse è proprio così, sono lo scemo sulla collina, ma sono felice.

Ludmilla Sanfelice
Un giorno senza sorriso è un giorno perso. Non importa quanti pesi portiate sulle spalle, la vita è un battito di ciglia e va vissuta in ogni istante. Come l’ho scoperto? Allacciando le scarpe e cominciando a correre. Run Lud Run! Ogni giorno una nuova storia aspetta di essere raccontata.