giovedì, Aprile 23, 2026
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Roma corre il mondo, il mondo corre Roma

Un fine settimana che ha trasformato Roma in un crocevia globale del running amatoriale.

Correre qui non è mai solo correre. È attraversare scenari che continuano a togliere il fiato, anche a chi li vive ogni giorno. Via della Conciliazione si apre improvvisa e monumentale, quasi a ricordarti dove sei. Il Tevere accompagna silenzioso, sempre presente, con i suoi ponti che diventano passaggi simbolici oltre che fisici. Il tratto del Foro Italico è familiare per molti, quasi un allenamento dentro la gara.

Poi il rientro nel cuore della città, dove ogni metro pesa ma restituisce energia.

Dal punto di vista logistico, l’evento continua a crescere e si vede.

L’Expo al Circo Massimo è suggestivo e perfettamente in linea con il contesto, ma uno spazio leggermente più ampio migliorerebbe l’accoglienza e la gestione dei flussi. Sulle griglie di partenza il margine di intervento è limitato: la conformazione della città impone vincoli evidenti. Correre a Roma significa anche accettare queste condizioni, figlie di oltre duemila anni di storia.

E poi c’è l’atmosfera. Quest’anno più internazionale che mai. Lingue da ogni parte del mondo, volti nuovi, riferimenti che cambiano. Per la prima volta, anche per chi è di casa, la sensazione è stata quella di essere straniero tra stranieri. In mezzo a tutto, spiccavano i cori dei runner francesi, capaci di trasformare ogni tratto in una festa.

Il finale riporta tutto all’essenziale. Gli ultimi metri dentro il Circo Massimo non sono solo arrivo, sono memoria. Non importa il tempo. Quello che resta sono le lacrime, la fatica che si scioglie, e la certezza che quel momento tornerà a chiamarti, ancora, l’anno prossimo.

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso