martedì, Aprile 21, 2026
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Perfetto/Imperfetto

La newsletter di project management mi segnala la seguente domanda: “Che rapporto abbiamo con la nostra imperfezione?”

La relazione – tenuta da Jessica ad una iniziativa convegnistica – era incentrata sulla dissonanza Cognitiva della Perfezione, ossia “quel contrasto che esiste tra la consapevolezza razionale che la perfezione non esiste e il desiderio, nella pratica quotidiana, di raggiungere risultati perfetti. Questo desiderio di perfezione è radicato profondamente nella nostra cultura e nella nostra formazione”.

Il sostanziale elogio dell’imperfezione mi sembrava di averlo già sentito. In effetti, la Levi Montalcini – nel suo Elogio dell’imperfezione – ha sostenuto: “(…) credo di poter affermare che, nella ricerca scientifica, né il grado d’intelligenza, né la capacità di eseguire e portare a termine con esattezza il compito intrapreso, siano i fattori essenziali per la riuscita e la soddisfazione personale. Nell’una e nell’altra contano maggiormente la totale dedizione e il chiudere gli occhi davanti alle difficoltà: in tal modo possiamo affrontare problemi che altri, più critici e più acuti, non affronterebbero.”

Più che sulla perfezione, l’accento mi sembra incentrato sulla forza della volontà, sulla reazione di fronte alle difficoltà, comprese le sfide intellettuali o meno.

Del resto abbiamo parlato – anche qui – di Kaizen, ossia della tendenza che parte proprio dal presupposto che possano esserci margini di miglioramento, più o meno ampi. Sull’uomo è certo che vi siano, considerata la sua imperfezione per definizione.

In verità, l’uomo è un organismo stupefacente ed è forse solo la sua natura speculativa a generare l’ansia da “prestazione” che ha molto a che fare con il suo “interno” piuttosto che con l’”esterno”. L’uovo è perfetto, siamo noi che andiamo alla ricerca della ricetta ‘perfetta’ nell’ambito di milioni di modi per cucinarlo. La nostra imperfezione è – dunque – un dato di fatto che, però, è lo stimolo al bisogno di migliorarci, di verificare se è possibile sviluppare dei possibili cambiamenti sia in noi che fuori di noi. Le due questioni sono, evidentemente, anche legate tra loro e partono dall’accettazione del cambiamento.

È il cambiamento che ci muove, non la perfezione dato che, quest’ultima, non potendo appartenerci non può affatto guidarci alla sua realizzazione. Il principio-guida è, quindi, quello di dare il meglio in tutto ciò che facciamo, mirando a diventare – prima o poi – la versione migliore di ieri.

Quello che conta però, si ribadisce, non è il raggiungimento di un modello impossibile (neppure il “nostro” modello può diventare davvero “altro”) ma l’impegno, la spinta nel cercare di progredire. Che, poi, ci si riesca è una scommessa dall’esito necessariamente incerto. Ma la scommessa viene prima dell’esito.

Ricordatelo anche quando cercate di essere un podista migliore.

 

“Ogni apparire è imperfetto: nasconde l’essere; a partire da lui si costruiscono un voler-essere e un dover-essere, che sono già una deviazione del senso” (A.J. Greimas, Dell’imperfezione)

“Non aver paura della perfezione: non la raggiungerai mai” (Salvador Dalì

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.