Pensieri (sparsi) sulla Maratona di Ravenna

Raccolgo, in ordine poco sistematico, le risultanze della recente trasferta nella Città dei mosaici.

Ravenna è, prima di tutto, il piacere di pranzare con il Manzoni (che detto così ha un che di letterario), un carissimo amico che è stato anche il fornitore del 97% dei miei numerosi cappelli. Secondo Lui, il copricapo è fondamentale al Papa, ai Regnanti e, infine, a quelli come noi. Ci racconta – di fronte alle tagliatelle di rito – di un Borsalino, creato in 999 esemplari, identico a quello indossato da Alain Delon nel film omonimo di cui, va da sé, ha un esemplare ancora sigillato.

Compagni di quest’avventura Enzino ed il solito Comandante, per poi incontrare numerose facce note.

Fa freschetto e dai 6 gradi della partenza, si passerà, verso la fine, a circa 13, con qualche folata di vento e pure due goccine d’acqua.

La “bradipa” Rosella desidera ritoccare il personale e pare il caso di darle una mano. Non foss’altro per non imbarcarsi in una fatica aggiuntiva nei tragitti verso la Basilica di Sant’Apollinare in Classe (e ritorno), nonché in quello che dal km 25, termina (dopo una ‘discesa’ a Punta Ravenna) al km 39.

Confermo il mio disappunto, per quel che vale, sul nuovo percorso: coglie due quadranti ma con l’identica modalità (discesa e poi salita) che, per i maratoneti, è molto faticosa, posto che si potrebbe essere in pochi su strada (per coloro che vanno oltre le 4 ore). Neppure l’arrivo mi garba, in virtù di un giro dietro i giardini, prima di imboccare Via Roma …

Insomma, il precedente percorso era molto più lineare: Via Roma, centro storico, e si archiviavano i 10 K, Sant’Apollinare, e si staccava la Mezza, Punta Marina Terme (tra andata e ritorno circa 16K molto faticosi), Darsena, giro nel Parco e, poi, dopo 1K, il bel rettifilo di Via Roma…

Quest’anno neppure i ristori sono stati “regolari”. Quello al km 25 è stato spostato, così come quello al 35 di circa 1,5 km (benché ci fosse spazio), poi al 39 e, infine, un inutile stop al 41. Nella maratona i ristori sono “sacri” perché giustamente ci si fa affidamento (peraltro nelle istruzioni erano indicati secondo le regole Fidal, cioè ogni 5 K: se non sarebbe stato così bastava dirlo). Pure un the caldo sarebbe stato di conforto mentre, al contrario, era gelido. Si può certamente migliorare, basta chiedere ai cugini di Reggio Emilia…

Le lamentele – chiamiamole “osservazioni” – terminano con qualche “svolta” poco segnalata e molti che hanno lamentato un ristoro finale non particolarmente appagante (laddove a Rimini – tanto per dire – trovi anche la piada e la birra…).

Passiamo alle note positive.

Anzitutto, il numero degli iscritti. Si parla, complessivamente, di 19mila partecipanti: oltre 1500 per la maratona, quasi 3500 per la mezza, altri 8200 per i 10K ed il resto tra Family Race, camminata, etc. Nella Mezza, in particolare, è stato registrato il miglior tempo in assoluto, in Italia, da parte delle donne: la keniana Caroline Makandi Gitonga, ferma il cronometro a 1h06’26” (a poco più di 3 minuti dal vincitore maschile).

La location del Pala De André si rivela, ancora una volta, una scelta azzeccata. Si poteva stare al caldo (come detto faceva freddino), fino alla partenza, il che non guasta affatto.

Il servizio pacer è composto da “professionisti” preparati e simpatici. E pure quel pataca del Casadei è bello sorridente dopo aver recuperato le chiavi della macchina lasciate inavvertitamente in giro.

Ho una particolare predilezione per la medaglia, curata da Anna Fietta, che risulta – a mio modesto avviso – una delle più belle al mondo. Seppur non vi piacesse – ed è possibile – resta il fatto di essere una creazione fatta a mano e, quindi, ognuno riceve un’opera d’arte diversa da tutte le altre.

Tutto il resto è Ravenna che, al di là del podismo, merita una visita turistica approfondita, facendo attenzione al periodo perché, nel momento sbagliato, vi si trovano zanzare grandi come un F18 Super Hornet ed affamate come una Rossa di mia conoscenza.

Questa “cronaca” è dedicata a Giorgio ed al nuovo personale di Rosella.

 

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.