sabato, Marzo 14, 2026
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Nella misura in cui

Un passo dopo l’altro. Chi comincia da qualche parte arriva. Non si sa se arrivi “bene” ma, cominciando, in qualche modo, da qualche parte si giunge. Filosofia spicciola da runner, di peso poco più che minimale. Tutto il contrario dell’ambiente “professionale”. “Serio” per definizione. Un sistema in cui, tuttavia, l’atteggiamento “truffaldino” ormai connatura l’essenza delle cose.

Non andiamo in alcuna direzione, facciamo solo finta di andarci. E i nostri interlocutori stanno decisamente al gioco. Metti che poi si cambino davvero le cose! Meglio non avere problemi, non creare questioni, vivere di rimessa e mai in attacco.

Una vita giocata in panchina, se non in tribuna, confidando che se la squadra (ma quale?) vince i mondiali, li abbiamo vinti pure noi, seppur rimasti con indosso la tuta e senza neppure una stilla di sudore rispetto a quanti hanno faticato davvero. Tutta una sequenza di argomenti funzionali a creare l’apparenza che sotto ci sia una sostanza che, invece, è costituita dall’apparenza stessa.

La forma, da involucro che era, è diventata il tutto. Ma non come sosteneva Michelangelo, secondo il quale, la forma è l’immagine stessa della sostanza. Solo che Lui – un genio assoluto dell’arte più difficile – si riferiva alla scultura. Un blocco di marmo di 5000 kg “contiene” tutta “La Pietà”, perché l’artista l’ha già “vista” in ogni suo dettaglio e, per realizzarla compiutamente, deve solo i togliere 2300 Kg che la nascondono agli occhi dei più.

Oggi, la forma è solo una sostituzione; dietro non c’è nulla di più della forma stessa.

La Crescita, lo Sviluppo, l’Innovazione, le Liberalizzazioni, le Semplificazioni, la Digitalizzazione, la Sostenibilità, e potrei continuare per una decina di righe. Parole vuote, ma che fanno “colore”. E durano comprensibilmente da anni: di governo in governo, vengono rispolverate – o come si dice: “contestualizzate” – per essere riproposte come una “novità” assoluta, puntando sulla nostra totale assenza di memoria storica.

Noi, infatti, non ricordiamo e siamo costretti a rivivere il passato come un nuovo presente o imminente futuro. Una moderna “antilingua”, la lingua inesistente beffeggiata da Italo Calvino, in cui i vocaboli, in luogo di costituire un “terrore semantico”, significano esattamente quello che preannunciano (lo “Sviluppo” è davvero lo “Sviluppo”) e la precisione del significato – dietro il quale vi è il vuoto – costituisce una fuga dalla realtà ancora più raffinata rispetto alle frasi non sense care alle circolari ministeriali.

In effetti, noi non andiamo in nessun posto; noi procediamo. Con la dovuta gradualità e processualità, beninteso. Noi non realizziamo, ma avviamo la realizzazione. Noi non decidiamo alcunché ma chiediamo – ai nostri complici – di “valutare la possibilità di …”. Si potrebbe, si ritiene, si configura, si auspica, si prospetta… Prudenti apprezzamenti suggeriscono di …. L’attuale contesto economico porta a ritenere che … Serve una buona dose di senso di responsabilità, meglio se istituzionale. Ecco i vertici, i tavoli, i gruppi di lavoro, strumenti che danno corpo a loro stessi. Forma – come si diceva – senza alcuna traccia di sostanza.

Opportune valutazioni preliminari si impongono. Così come le pause di riflessione, i contatti informali, le intese preliminari, gli accordi programmatici, meglio se strategici. Le vie brevi portano, per calcolata fortuna, ad un vicolo cieco che pur sembra essere dotato di una uscita. Una uscita che riporta nell’anticamera come nella dimensione illusoria dei disegni di Escher.

Completata la doverosa istruttoria, e dopo una seria e meticolosa verifica del rapporto tra i costi ed i benefici, la decisione è sussurrata con la voce più flebile possibile. E se fosse ascoltata? Meglio non correre rischi.

Intanto il nostro mondo sta crollando. Le fondamenta non erano sulla roccia ma, dopo attenta ponderazione, si era procrastinata la gettata di cemento. Mancava il tondino di ferro. Non si è trovata la ghiaia. Il cemento, probabilmente, era di scarsa qualità.

Guardandoci negli occhi con i nostri sodali, si intravedono i segni della disfatta. Un cenno complice. E ci siamo capiti perfettamente. Quella decisione andava presa. Anni fa. Ma, cosa importa? Ci penseranno quelli dopo di noi.

Intanto seguitiamo a correre. La direzione, ormai, non importa più.

[L’uomo saggio costruisce la sua casa sulla roccia. “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia”. Mentre è stolto l’uomo che ha costruito sulla sabbia, come a Niscemi (CL). “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.