Lezione n. 12: La Pascalite del Comandante

“Ueee ueee sveglia!”
Con questo grido di battaglia la Ippolife saluta il giorno appena iniziato, perché senza questo messaggio sul gruppo Whatsapp della squadra, nessuno di noi si alza dal letto!

E’ lui, Pasquale Saggese, detto “Pascà” o anche “El Comandante”, che con quella energia partenopea che lo contraddistingue, da la sveglia all’intero gruppo, senza mancare una mattina.
Siamo fortunati, noi della ippolife ad averlo in squadra, perché lui è il nostro mentore, la nostra musa il nostro protettore.

Pascà correva quando ancora nessuno si avventurava sulle strade, con le scarpe da running.

Correva tardi, la sera, quando il podismo si esibiva in uno jogging timido, limitato ad alcune zone di una provincia romana ancora povera di emozioni in corsa.

Correva la mattina presto, con le prime luci dell’alba, perché è sempre stato un sognatore, e i sognatori, è noto, hanno bisogno di speranza, quella speranza piena di forza che si trova solo ai confini della quotidianità, prima che il giorno appartenga a tutti, a chiunque.

Correva sulle piste di atletica molto prima che noi, neofiti e inesperti, scoprissimo dove fosse la prima corsia.

Ma soprattutto aveva già macinato kilometri dentro molteplici maratone, quando noi consideravamo un’avventura, correre anche solo mille metri di fila.

Pascà ha scoperto prima di tutti noi la magia del dolore della vita, infilato dentro i calzini e disperso nei respiri felici di una corsa libera.

Lui che passa dalla convinzione di preparare una maratona, al non voler correre nemmeno per 5 km, nello spazio di 5 minuti e ripetutamente nell’arco di una giornata o di una settimana. Lui che si ammala di quella “Pasqualite” che non è altro che la tipica malattia del runner che prepara una maratona: oggi mi va ma forse no, adesso corro ma anche no, mi iscrivo alla maratona di Firenze,

Roma e New York ma poi non inizio nemmeno ad allenarmi.

Lui che di Pasqualite non si muore, anzi, si vive perché è la squadra che conta, l’amicizia, i rapporti umani.

Ed è con questa consapevolezza che nelle tapasciate della domenica, negli allenamenti di gruppo, si mette davanti, con il suo bandana da pirata, e i pantaloncini corti anche in inverno, per segnalare le buche, o per allargarsi nei passaggi stretti e avvertire le macchine in controsenso della presenza della squadra, o per girarsi e dalla testa del gruppo tornare indietro, a recuperare il più lento.

Se ne frega dei tempi e delle performance e nella sua magnifica follia, ci regala momenti indimenticabili come il suo sprint alla Roma- Ostia del 2017, dove è partito in testa alla folla di podisti, a 2’ e 45’’!

Lui che sapendoti alla tua prima maratona, si prende cura di te con pochi ma essenziali concetti base: quando la mente viaggia in maratona, “non vedi e non senti niente” senza dimenticare, tuttavia, che è necessario “tagliare il traguardo con la gioia di avercela fatta”!

Quella stessa gioia di essere vivi che esibisce in siparietti comici, come quando correndo alza le braccia in alto, e rivolge al sole la preghiera “battimi in pettu e asciutta stu catarru”, facendo così sbellicare chiunque stia accanto a lui in allenamento.

Amante del cibo, dei pasticcini in particolare, delle donne che corrono in pantaloncini, e delle belle donne in generale, una sola non ha mai tradito e da una sola non si separa mai: la corsa.

Perché come direbbe lui “la corsa è come la patata”, non si abbandona mai!

Te vojo bene Pasca!

Chiara Agata Scardaci

 

 

 

 

 

 

 

 

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Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso