La Mezza Maratona di Roma. Buona pure la seconda.

Wizz-air-Rome

A gambe tiepide qualche glossa a margine dell’ormai archiviata edizione 2025 della Mezza
Maratona di Roma (Jubilee edition).

L’iniziativa è stata contrassegnata da un successo più che prevedibile. Del resto, con oltre
22mila iscritti (per lo più stranieri, probabilmente anche in gita nella Capitale), questa gara si inserisce perfettamente in un contesto – quello delle gare “blasonate” nelle principali città del mondo – in cui Roma non può fare di certo la figura della cioccolataia.

Da una parte, militano le bellezze storico-architettoniche, per le quali i secoli di storia lasciano un segno profondo. Quando un turista guarda la “Storia” non può che spalancare gli occhi per lo stupore e pensare a noi – fin troppo colpevolmente assuefatti – che ogni giorno ci viviamo immersi (con i pro e i contro, beninteso).

Per il corridore, attraversare questi luoghi, costituisce un vero e proprio privilegio, poiché in
nessun altro contesto può vedere “da vicino” siffatte bellezze. Non dovremmo dimenticare che – tranne in Cina – quando i nostri avi costruivano il Colosseo (in soli 5 anni!) o si
intrattenevano con le meretrici nelle terme riscaldate, tutto il resto del mondo o era sottoposto alla lex romana o raccoglieva erbe e radici per sopravvivere.

Rispetto a ciò disquisire del costo del pettorale dimostra uno sciocco provincialismo (come
detto giustamente qui dal buon Raffaelli).

Per parte mia, calmierando il prezzo per i soli cittadini italiani, gli stranieri dovrebbero pagare un importo molto maggiore in proporzione con lo spettacolo di cui si fruisce. Non me ne vogliano le altre capitali, ma il confronto è proprio impossibile e prima o poi si comprenderà che correre a Roma non possa essere per tutti (oltretutto a prezzi straccati).

Dall’altra parte, ormai – con piacere – si dimostra una capacità organizzativa di prim’ordine
che ha curato, alla perfezione, ogni minimo dettaglio. Tranne qualche piccola sbavatura tra cui – come la volta precedente – la parte conclusiva.

La prima è l’Expo un pochino sottotono. Questo ha accelerato le operazioni (che è
indubbiamente un bel vantaggio) ma ha reso la necessaria incombenza in chiave
prevalentemente burocratica. Visto l’afflusso certo era auspicabile una gran moltitudine di
operatori per vendere prodotti e servizi.

Per esempio, si potevano ben proporre “pacchetti” tra gara e turismo nelle numerose nostre belle città (tante, senza per forza citare le solite: Firenze, Venezia, etc.). Mi è parsa un’occasione persa malamente. Ma rimediabile.

La seconda, nell’ambito della partenza ad onde, non l’ho proprio capita, probabilmente per un mio limite cognitivo. Se nella terza e ultima onda sono allocati coloro che non hanno mai corso una mezza maratona o coloro che hanno un tempo alto, qual è il senso dei pacemaker su minutaggi bassi, invece che quelli “consoni” ai tempi medi degli “appartenenti” alla griglia?

Questo ha significato, ad un certo punto, in strade piuttosto strette, trovarsi ad essere
‘spintonati’ dai pacer dell’1h30, servizio che – resti tra noi – i keniani iscritti nella terza onda non meritano affatto. Qualora si ritenga che questo servizio sia parte integrante della gara, allora servono degli “aggiustamenti” come la partenza della terza griglia molto dopo quella della seconda per evitare problemi, oppure definire delle chiare “regole di ingaggio” ossia che i pacer devono procedere in fila, così come quelli che li seguono.

L’ultima sbavatura è – chiaramente – il ristoro al termine della gara. Per fortuna è stato evitato il “budello” di Colle Oppio, ma ciò non toglie che 20 minuti di fila per poter bere resta un lasso di tempo troppo ampio. Aggiungo – girando il coltello nella piaga – che l’ultima possibilità di bere mi pare (ma potrei sbagliare) sia avvenuta intorno al km 18, per giunta con bottiglie di 1,5lt che ne impedivano il possibile trasporto (qualcuno – come il sottoscritto – l’ha fatto ugualmente, poiché correndo il cervello è comunque ben ossigenato).

Detto ciò, su tutto il resto il voto per questa gara viaggia verso l’eccellenza, complice anche un tempo (climaticamente parlando) che meglio non si poteva.

Infine, una nota esclusivamente personale. Ho spesso sognato il morbido asfalto,
maledicendo i sampietrini, il più delle volte sconnessi (perfino a Piazza Cavour dove li hanno collocati giusto ieri), con l’obbligo di guardare a terra più del dovuto, unitamente a quello di fare estrema attenzione al potenziale contatto fisico con la moltitudine di podisti.

Una combinazione, foriera di pessimi sviluppi, sol che si indugi in fantasticherie.

La Mezza Maratona di Roma? Buona pure la seconda!

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.