lunedì, Maggio 25, 2026
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La Maratonina dei Tre Comuni, ieri come oggi… più o meno

È passato così tanto tempo dalla prima volta che hai corso la Maratonina dei Tre Comuni che il mondo è cambiato mille volte. Era l’anno 2000: il mondo fu salvato dal millennium bug, ma noi non lo fummo dalle salite della Regina d’Inverno, allora come oggi.

Con quel nome, maratonina, farebbe pensare a una ciabattata tra amici, e invece con quei 22,500 km di salite sarebbe più giusto chiamarla l’urlo d’asfalto del podismo laziale.

Visto che la gara vuole che ogni anno la partenza sia organizzata da uno dei tre paesi e, di conseguenza, il giro a volte sia in senso orario o antiorario, puntualmente arriva l’amico espertone che ti dice: «Quest’anno il giro sarà quello facile». Tu lo guardi nicchiando, ricordando che in 25 anni hai affrontato tutte le combinazioni possibili — varianti per lavori stradali comprese — e la fatica è rimasta tale e quale a quella del 2000 e oltre.

È passato così tanto tempo dalla prima volta che hai corso la Maratonina dei Tre Comuni che anche il tempo è cambiato, e da Regina d’Inverno sta diventando la principessa della mezza stagione.

Pagammo il pettorale in lire, abbiamo continuato in euro e a breve lo pagheremo in stable coin. Nel frattempo sono nati gli orologi che ti dicono tutto, i telefoni che vedono tutto, le auto elettriche, le scarpe al carbonio e le running crew piene di giovani che, se le incrocerai in gara, sembreranno una visione dal futuro del podismo italico.

Sta di fatto che domenica ti ritroverai su quelle salite dei primi dieci chilometri a parlare con un runner trentenne che ti chiederà:

«Quando spiana?»
«L’hai mai corsa prima?»
«Le salite sono finite?»

Mi raccomando: sii saggio. Non parlare, non sprecare fiato e soprattutto non indurre tentazioni performanti. La Tre Comuni si rispetta, in silenzio.

Ma se al traguardo, con il piatto in mano, ti chiederanno se non ti sei stancato di correrla, spiega che quando fai una cosa che ti piace sembra sempre che sia la prima volta.